L’introduzione della realtà estesa (XR), che include realtà virtuale (VR) e aumentata (AR), in ambito sanitario rappresenta uno spettacolare punto di svolta per la medicina moderna. In Europa, questa tecnologia ha varcato le mura degli istituti di ricerca e sta entrando nei protocolli clinici, nella formazione dei chirurghi e nella terapia immersiva per pazienti. Tuttavia, in Italia, nonostante la presenza di centri di eccellenza e di una ricerca avanzata, manca una strategia pubblica capace di creare un sistema scalabile che trasformi l’innovazione tecnologica in un vantaggio sanitario concreto.

Applicazioni avanzate in corso

Nel 2024, l'unità di neurochirurgia dell’ospedale Humanitas di Milano ha iniziato a utilizzare modelli tridimensionali derivati da immagini MRI all’interno dei protocolli preoperatori. Questo permette ai chirurghi di esplorare la morfologia cerebrale dei pazienti in un ambiente immersivo, riconoscendo varianti anatomiche e criticità vascolari che non sarebbero visibili in una visione bidimensionale. Il processo è diventato parte integrante del flusso di lavoro quotidiano e non dipende da finanziamenti specifici, ma si basa sull’efficienza organizzativa dell’ospedale.

Allo stesso tempo, centri universitari come le Università di Pisa e di Firenze stanno sperimentando l’uso della realtà aumentata per la formazione dei medici chirurghi. Gli studenti utilizzano occhiali AR per esercitarsi nei procedimenti chirurgici, simulando situazioni critiche in ambiente virtuale. Questo permette un addestramento più sicuro, con meno errori sul campo e una riduzione progressiva degli interventi inutili.

Il mercato europeo cresce

Secondo un rapporto del 2024 di DigiHealth Europe, il mercato della tecnologia XR in sanità è cresciuto del 25% rispetto all'anno precedente, con un valore stimato di circa 8 miliardi di euro. Questi fondi vengono investiti in progetti sanitari in Paesi come la Svezia, il Regno Unito e la Germania, dove le autorità pubbliche collaborano attivamente con il settore privato e accademico per integrare l’XR in ogni fase del ciclo sanitario.

    • Nel Regno Unito, gli ospedali dell'NHS usano il VR per aiutare i pazienti con dolore cronico, riducendo il bisogno di farmaci e migliorando il comfort durante le terapie.
    • In Svezia, la VR viene utilizzata per la riabilitazione post-trauma con risultati significativi in pazienti con problemi motori.
    • In Germania, la tecnologia AR sta supportando l’anestesia durante interventi delicati, permettendo agli specialisti di visualizzare la distribuzione di farmaci in tempo reale.

Più fondi ma meno visione

In Italia, invece, nonostante una serie di progetti finanziati da Horizon Europe o fondi nazionali, il sistema sanitario non ha ancora trovato la chiave per trasformare l’innovazione in una pratica ordinaria. Il problema non è mancanza di risorse, ma mancanza di sinergia sistemica. Le competenze tecnologiche sono presenti in diversi università e startup, ma il tradimento avviene nel passaggio tra ricerca e applicazione.

L’assenza di una strategia nazionale coordinata ha portato a isolamenti tecnologici, in cui solo pochi ospedali riescono a sfruttare al massimo la potenzialità dell’XR. Inoltre, le normative italiane non sempre tengono il passo con quelle estere, penalizzando le soluzioni innovative che nascono localmente.

Il futuro: verso un sistema scalabile

Per sfruttare pienamente la capacità dell’XR, l’Italia ha bisogno di strutturare un piano nazionale che coinvolga istituti di ricerca, ospedali, industrie e ministeri in un percorso concreto. Alcuni passi operativi potrebbero includere:

    • Creare un fondo nazionale per la sperimentazione e l’implementazione della realtà estesa in sanità;
    • Formare nuovi operatori sanitari dotati di competenze digitali in contesti accademici;
    • Dare incentivi fiscali alle aziende che investono nello sviluppo di soluzioni XR per la sanità;
    • Collaborare con enti internazionali per scambi di buone pratiche.

I benefici tangibili

Tali interventi non solo migliorerebbero l'assistenza medica in Italia, ma ridurrebbero il carico sui costi sanitari a lungo termine. La realtà estesa permetterebbe un minor numero di errori chirurgici, un addestramento più efficace e una migliore gestione post-operatoria. Inoltre, il paziente trarrebbe grandi vantaggi in termini di sicurezza e di esperienza globale, essendo parte attiva del proprio processo diagnostico e terapeutico.

In sintesi, l’XR è un acceleratore per il futuro della sanità. In Italia, però, c’è un paradosso da risolvere: eccellenti sperimentazioni da una parte, e un sistema nazionale che non riesce a seguirle. Solo con una visione lunga e integrata si potrà trasformare l’eccellenza individuale in un sistema che beneficia l’intera collettività sanitaria.