La fine della detrazione del 30% per gli investimenti in startup innovative apre un vuoto normativo nel momento in cui il mercato italiano dell’early-stage mostra segnali di forte rallentamento, mentre venture capital europeo ed equity crowdfunding evolvono verso modelli più selettivi e strutturati.

Per anni la detrazione del 30%, prevista dall’articolo 29 del Decreto Crescita 2.0, ha rappresentato una delle leve fondamentali del venture italiano. Non solo per il piccolo investitore retail, ma soprattutto per holding, family office, SPV, club deal e investitori semi-professionali che utilizzavano il beneficio fiscale come elemento di bilanciamento rischio/rendimento su asset ad alta volatilità come gli investimenti in startup e PMI non quotate.

Un momento delicato per l’ecosistema italiano

La fine della detrazione arriva in un momento molto delicato per l’ecosistema italiano. Mentre l’Europa entra in una nuova fase del venture capital e il community capital evolve verso modelli più maturi, l’Italia rischia di indebolire proprio il segmento early-stage e la pipeline delle future scaleup.

Negli ultimi anni il venture capital italiano ha iniziato lentamente a costruire una traiettoria più credibile. Il 2025 si è chiuso con circa 1,7 miliardi di euro investiti e oltre 430 round, secondo miglior risultato storico dopo il 2022. Allo stesso tempo, l’equity crowdfunding europeo, per startup e PMI, è cresciuto del 12,2%, superando i 280 milioni raccolti tramite piattaforme ECSP, con l’Italia che mantiene la posizione di secondo mercato continentale dietro la Francia.

I risultati del 2026 e il nuovo scenario

Il 2026 avrebbe dovuto essere l’anno della maturazione, con un focus su selezione, qualità dei round, exit e sostenibilità industriale delle startup. Invece, i dati pubblicati in aprile 2026 parlano di un mercato in profonda recessione: i round Pre-Seed e Seed in Italia nel primo trimestre sono passati da 60 operazioni nello stesso periodo del 2025 a 31 nel 2026, dimezzandosi. Il volume di capitale raccolto è calato da 99 milioni di euro a 21 milioni (-78,8%), un calo che va al di là di una semplice prudenza economica globale.

Questi numeri non sono legati soltanto agli effetti della volatilità globale o alle decisioni degli investitori internazionali. Il principale fattore di questa frenata è la fine della detrazione fiscale del 30% per investimenti in startup innovative, operazione che ha concluso la sua validità a partire dal 1° gennaio 2026 senza proroga da parte del Governo italiano.

Sebbene resti vigente la detrazione basata sul regime “De Minimis” (che permette fino al 65% di detrazione), il perimetro di questa misura è molto più ristretto. Il 30% precedente era uno strumento orizzontale, utilizzabile anche da persone giuridiche, applicabile a startup e PMI, e compatibile con SPV e club deal. Il regime “De Minimis” invece prevede limiti stringenti: solo investitori fisici, un tetto annuo di 100.000 euro, e la compatibilità solo con startup nei primi tre anni di vita. Questo regime più ristretto non ha compensato il vuoto lasciato dal 30%.

Situazione complessa per startup e ecosistema innovativo

Nel 2025 il mercato italiano aveva già mostrato una crescente concentrazione dei capitali su round maturi, con meno operazioni, più ticket medi elevati e una polarizzazione tra pochi grandi investimenti e un early-stage sempre più fragile. Ora, con la fine della detrazione, questa tendenza rischia di accelerare.

Il problema non riguarda solo il mancato completamento di operazioni nei primi mesi del 2026, ma ha implicazioni strutturali. L’Italia parte già da una posizione fragile rispetto ai principali ecosistemi europei. Secondo il report State of European Tech 2025 di Atomico, il Regno Unito ha raccolto 14,4 miliardi di dollari nel 2025, la Germania 7,4 miliardi e la Francia 6,1 miliardi. L’Italia si attesta poco sopra del miliardo, una cifra stabile da anni, con pochi incrementi significativi.

Un confronto con la Spagna

Pur avendo una dimensione economica simile, la Spagna si è posizionata meglio: con una maggiore continuità normativa, una forte presenza di investitori internazionali e un buon potere di attrazione dei capitali in growth-stage.

Il venture capital europeo si evolve

A livello europeo, il mercato non si è fermato. Secondo PitchBook, nel Q1 2026 sono stati investiti 21,9 miliardi in Europa, il trimestre più forte degli ultimi quattro anni. Anche se il numero di operazioni si è ridotto, i capitali disponibili si concentrano ora su aziende considerate più solide, con una maggiore potenzialità di profitto.

Il confronto tra Italia e resto d’Europa evidenzia una crescente divergenza tecnologica anche nel modo di operare. L’Europa mantiene e raffina una strategia di selettività, concentrandosi su aziende più consolidate; l’Italia, invece, risente della perdita di un driver fondamentale per il supporto al mercato early-stage.

L’evoluzione del crowdfunding italiano

Il crowdfunding italiano aveva iniziato, negli anni precedenti, a diventare una componente strutturale del mercato. Secondo i dati del report European Community Capital Landscape di Over Ventures, l’Italia è rimasta il secondo Paese europeo per equity crowdfunding, con 39,4 milioni raccolti tramite piattaforme ECSP nel 2025.

Inoltre, il modello italiano si orienta sempre di più verso strumenti ibridi, con integrazione di secondari, club deal e piattaforme ECSP allineate ai round VC. Tuttavia, la fine della detrazione del 30% potrebbe compromettere questa dinamica, riducendo la liquidità disponibile e spingendo i capitali verso mercati esteri percepiti più stabili.

Persone fisiche e operatori strutturati colpiti

La detrazione del 30% era uno tra i driver principali per operazioni con ticket medio-alti. Negli ultimi anni aveva attratto business angel e investitori semi-professionali che, sfruttando le strutture aggregate, potevano partecipare senza troppi vincoli di rischio o strutturazione.

La sua scomparsa rischia di generare un doppio effetto:

    • una riduzione della liquidità disponibile per il crowdfunding italiano;
    • un aumento delle partecipazioni internazionali e una spinta verso modelli di investimento diversi.

La transizione europea verso modelli ibridi

La transizione europea sta assumendo modelli ibridi, con un passaggio crescente verso secondari, SPV, club deal e operazioni complementari ai fondi Vc tradizionali. Un esempio significativo del 2025 è stato Bolt, che ha utilizzato il crowdfunding come strumento di liquidità