Il report presentato a Bruxelles lega Digital Omnibus, Digital Networks Act, 5G, fibra e resilienza delle infrastrutture alla capacità dell’Unione di attrarre investimenti e innovazione.
La trasformazione digitale europea passa dalle regole, ma soprattutto dalle reti. Senza infrastrutture telco solide, diffuse e resilienti, l’agenda dell’innovazione rischia di restare incompleta. È uno dei messaggi più rilevanti del rapporto I-Com "Dal dialogo all’esecuzione: promuovere la competitività dell’Europa", presentato al Parlamento europeo a Bruxelles. Llo studio colloca il digitale al centro della nuova politica industriale dell’Unione, insieme a energia, manifattura, scienze della vita e bilancio di lungo periodo.
Priorità strategica: interconnessione e semplicità
Il punto è strategico. L’Europa non può più trattare connettività, dati, AI, cybersecurity e servizi digitali come capitoli separati. Sono componenti della stessa architettura competitiva. Un quadro normativo più semplice può ridurre incertezza e costi amministrativi. Ma senza reti ad alta capacità, investimenti e mercato telco meno frammentato, anche le migliori regole rischiano di produrre effetti limitati.
Secondo I-Com, la trasformazione digitale deve diventare una leva di competitività e non solo un terreno regolatorio. Negli ultimi anni l’Unione ha costruito un sistema articolato di norme su protezione dei dati, riuso delle informazioni, identità digitale, piattaforme, cybersecurity e AI. Questa architettura ha rafforzato standard comuni e tutele fondamentali. Allo stesso tempo, ha prodotto sovrapposizioni e complessità operative per imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini.
Il report segnala quindi un passaggio di fase. La priorità non è smantellare le garanzie europee, ma renderle più coerenti e prevedibili. In questo contesto si inserisce il Digital Omnibus, il pacchetto con cui la Commissione europea punta a semplificare il quadro digitale. L’obiettivo è ridurre attriti normativi, chiarire il rapporto tra regole su dati e privacy, alleggerire alcuni obblighi per PMI e small mid-cap e introdurre procedure più coordinate per la segnalazione degli incidenti.
Investire nel digitale: infrastrutture e mercato telco
La semplificazione, però, non basta. La competitività digitale dipende anche dalla capacità di trasformare le norme in investimenti. Un’impresa può adottare AI, cloud, servizi basati sui dati e automazione solo se opera in un ecosistema affidabile. Servono reti performanti, copertura territoriale, sicurezza, interoperabilità e condizioni economiche sostenibili.
È qui che il dossier telco diventa centrale. Il Digital Networks Act, presentato dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026, punta a sostituire il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Il provvedimento affronta i nodi strutturali del mercato della connettività: frammentazione, gestione dello spettro, autorizzazioni, transizione dal rame alla fibra, e resilienza delle reti.
Per I-Com, il Digital Networks Act collega la semplificazione delle regole alla necessità di sostenere gli obiettivi del Decennio digitale. La sfida riguarda 5G, fibra, future reti 6G e capacità dell’Europa di competere con Stati Uniti, Cina e India. Non è una questione solo tecnologica. Le reti determinano la possibilità di scalare servizi digitali, attrarre capitali, sostenere applicazioni industriali e proteggere funzioni critiche.
Il mercato europeo delle telecomunicazioni
Il mercato europeo delle telecomunicazioni rimane infatti frammentato. Gli operatori lavorano in contesti nazionali diversi, con regole e procedure non sempre allineate. Questo limita le economie di scala e può rallentare gli investimenti. Una maggiore armonizzazione può favorire piani industriali più robusti, ma deve mantenere equilibrio tra incentivi agli investimenti, concorrenza, tutela degli utenti e accessibilità dei servizi.
I dati raccolti nello studio mostrano un quadro a doppia velocità. La copertura banda larga fissa avanza in tutti gli Stati membri, ma in undici Paesi resta sotto l’80% delle famiglie. La Germania si ferma al 77%, l’Italia al 71%, la Repubblica Ceca al 54% e la Grecia al 46%. Sono numeri che pesano sulla coesione digitale e sulla capacità dei territori di partecipare alla nuova economia.
Sul 5G il risultato complessivo appare migliore. Nel 2024 la copertura dell’Unione raggiunge il 94,3%, un livello vicino agli Stati Uniti, al 97%, alla Cina, al 95%, e all’India, sempre al 95%. Il problema emerge però nelle aree rurali. Qui l’Ue si ferma al 79,6%, contro l’82% degli Usa, l’85% stimato della Cina e il 92% dell’India.
Qualità vs copertura
Ancora più rilevante è il ritardo sul 5G di alta qualità. L’Unione raggiunge una copertura del 50%, molto distante dal 95% di Cina e India e dal 90% degli Stati Uniti. Anche il 5G Standalone mostra una distanza significativa. L’Ue è intorno al 40%, contro il 45% dell’Asia Pacifico e il 91% del Nord America.
Questi divari indicano che la trasformazione digitale europea non può misurarsi solo con la copertura nominale. Conta la qualità della rete, la capacità, la latenza e la possibilità di supportare servizi avanzati. Industria 4.0, sanità connessa, mobilità intelligente, energia digitale e data center richiedono infrastrutture più evolute del semplice accesso di base.
Le reti come condizioni per la sovranità tecnologica
Il report I-Com interpreta le reti come una condizione della sovranità tecnologica. La competizione globale non riguarda soltanto chip, piattaforme o modelli di AI. Riguarda anche le infrastrutture che permettono ai servizi digitali di funzionare, crescere e resistere agli shock.
Da questo punto di vista, il settore telco ha una funzione abilitante. Le reti connettono imprese, pubbliche amministrazioni, cittadini e filiere industriali. Sostengono servizi cloud, applicazioni di AI, Internet of Things e sistemi di cybersecurity. Consentono anche la raccolta e l’elaborazione di dati in tempo reale, sempre più importanti per energia, trasporti, manifattura e gestione delle risorse.
Strategia UE: autonomia e cooperazione
La questione industriale è evidente. Se l’Europa vuole rafforzare la propria autonomia strategica, deve evitare che le sue infrastrutture digitali dip
