La transizione energetica, una volta vista prevalentemente attraverso gli obiettivi climatici e le strategie di lungo periodo, oggi si colloca al centro di un contesto industriale sempre più concreto. È un terreno di innovazione, di trasformazione tecnologica, e di rivalutazione delle competenze verdi. Il rapporto annuale dell’Istituto per la Competitività (I-Com), dal titolo “L’innovazione energetica: acceleratore della transizione e della competitività”, fotografa con precisione questa evoluzione.

A cura di Antonio Sileo, la diciottesima edizione dell’Osservatorio Innov-E presenta dati dettagliati sui brevetti globali, le iniziative nell’elettromobilità, la robotica avanzata, l’accumulo energetico e l’industria startup. Una particolare attenzione è dedicata al ruolo crescente della Cina nel settore globale e all’evoluzione del mercato italiano.

Le tecnologie energetiche: una competizione globale

Nel 2024, il numero di brevetti concessi per tecnologie correlate al cambiamento climatico continua a crescere, mantenendo una traiettoria che non è stata mai interrotta, nemmeno durante la pandemia. La Cina ha stabilito un nuovo massimo, ottenendo più di un milione di brevetti in un anno e rappresentando circa il 45% del totale mondiale.

Il dominio cinese è ancor più evidente nel settore dell’energia, dove contribuisce quasi in modo esclusivo all’espansione del comparto. Nel settore delle tecnologie per la mitigazione del cambiamento climatico, la Cina supera gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud, avendo conquistato quasi tutte le aree industriali significative. Gli Stati Uniti mantengono leadership soltanto in ambiti come la cattura di CO2, mentre l’Europa ha visto ridursi le sue posizioni, tranne in aree circolari specifiche come eolico e solare termodinamico.

Il panorama tecnologico italiano

Il rapporto analizza in detalle i brevetti italiani per il periodo che va dal 1980 al 2024, evidenziando quasi cinque mila brevetti totali. Le tecnologie che raccolgono il 61% di tutte le invenzioni sono celle a combustibile, batterie, fotovoltaico al silicio, bioenergie ed eolico. Queste specializzazioni riflettono un patrimonio tecnologico italiano consolidato nel settore dell’elettrochimica, della chimica industriale e della meccanica di precisione.

Tuttavia, la traiettoria dell’innovazione nazionale mostra un andamento a curva, con un massimo raggiunto tra il 2008 e il 2012 grazie agli incentivi del Conto Energia. Dal 2013 è emersa una contrazione di interesse e di innovatività.

Due grandi sfide emergono nell’ambito dell’innovazione energetica italiana. La prima riguarda la dipendenza da incentivi pubblici; questo legame, anziché garantire stabilità, spesso rende i brevetti meno trasferibili in contesti industriali autonomi. La seconda critica verte sul divario tra il numero dei brevetti ottenuti e la capacità effettiva del sistema produttivo italiano di valorizzarli.

La mobilità sostenibile e la sua evoluzione globale

La mobilità elettrica si presenta come un settore fondamentale, con una significativa crescita negli ultimi anni. Solo nel 2024 vengono concessi oltre 8.000 brevetti per tecnologie relative alla storage energetico (142% in più rispetto al 2015), mentre i brevetti per veicoli elettrici aumentano del 106%. I veicoli ibridi, invece, registrano una contrazione, confermando una rotazione del mercato verso soluzioni completamente elettrificate.

A livello globale, la Cina emerge come il principale player. Nello stesso periodo, i brevetti cinesi raddoppiano da 225 a 3.397, coprendo il 38% del totale del campione analizzato. Questo dato supera perfino il Giappone, che è stato leader storico in questo settore. Stati Uniti e Corea del Sud mantengono una posizione rilevante, mentre l’Europa, sebbene in ritardo, vede la Germania come principale rappresentante.

L’Italia mostra segnali positivi con 643 brevetti nel comparto tra il 2012 e il 2024, con una crescita del 24% nell’ultimo anno disponibile. Tuttavia, per mantenere la competitività, saranno necessarie decisioni strategiche per migliorare la conversione dei brevetti in prodotti di valore globale.

Robotica avanzata e consumo energetico

Le tecnologie robotiche avanzate sono in grado di incidere significativamente sulla domanda energetica. Robot industriali, collaborativi, mobili, medicali e umanoidi non consumano energia da soli, ma interagiscono in un sistema complesso formato da sensori, batterie, sistemi di ricarica e infrastrutture di rete come il data edge computing.

Sebbene il consumo energetico complessivo di questi sistemi sia minore rispetto a settori come i data center o la climatizzazione, può diventare rilevante all’interno di siti produttivi, automatizzati o logistici. Pertanto, le politiche energetiche dovranno tenere in debito conto anche la gestione di questi nuovi ecosistemi tecnologici.

La sostenibilità nella mobilità

Una problematica cruciale riguarda l’elettrificazione dei trasporti. Nell’Unione Europea, le auto elettriche rappresentano ormai una quota significativa del mercato, superando il 20% nel primo semestre del 2026, ma rimane un ostacolo: le e-automobili aggiungono nuove unità al parco circolante senza sostituire quelle esistenti. Questo fenomeno limita l’impatto reale del cambiamento tecnologico.

Affrontare questa sfida richiede un approccio articolato, dove all’elettrificazione si aggiunga la valutazione di combustibili alternativi, l’incremento dell’efficienza energetica, e il rinnovamento dei sistemi di mobilità. L’Italia potrebbe giocare un ruolo importante in questo percorso, sfruttando le sue competenze industriali ed il potenziale delle sue filiere.

La componente geopolitica

La dimensione globale della competizione tra America e Cina mette in evidenza l’esigenza di una via alternativa. L’Europa, attraverso iniziative come il SET Plan, può offrire un contributo decisivo a una cooperazione tecnologica e industrialmente sostenibile. Partecipare attivamente a questi processi è fondamentale per garantire che le priorità e le politiche energetiche riflettano non solo le esigenze, ma anche le potenzialità industriali di ogni paese europeo.

Competenze verdi e domanda di lavoro

Le competenze verdi rappresentano ormai un punto di forza cruciale nel mercato globale del lavoro. Le “green skills” rappresentano nel 2025 circa il 17,6% della forza lavoro mondiale. In Italia, il fenomeno si colloca su una percentuale notevole, con lavori verdi che rappresentano