Quando si parla del futuro dell’industria, della ricerca e dell’energia, quattro tecnologie tornano sempre nelle conversazioni: il computer quantistico, la fusione nucleare, i nuovi reattori nucleari di piccola taglia e l'intelligenza artificiale di grandissima scala. Tutte e quattro vengono presentate come la soluzione ai problemi più grandi del nostro tempo: dalla decarbonizzazione del pianeta alla potenza di calcolo che ci servirà nei prossimi decenni.
Ma sono davvero pronte? Possiamo affidare a queste tecnologie le decisioni industriali del prossimo decennio?
Questo articolo argomenta tre punti fondamentali
- Prima, che nessuna delle quattro tecnologie menzionate è oggi abbastanza matura per sostituire le tecnologie che usiamo già adesso per produrre energia, far funzionare le fabbriche o gestire i dati.
- In secondo luogo, scommettere oggi su tecnologie non completamente sviluppate è un errore costoso che può spostare risorse lontano da soluzioni operative già oggi.
- Infine, esiste una strategia alternativa: il “doppio binario con cancelli di passaggio”, che consente di investire nella ricerca avanzata senza bloccare la produzione.
Non ci limitiamo a difendere queste tesi; le sottoponiamo ad analisi critica per farne capire i limiti e le eccezioni. Lo scopo è fornire uno strumento di lavoro, non un dogma.
Che problema sorge quando si anticipa troppo?
Quando un'impresa, un governo o un investitore si trova davanti a un problema enorme, la tentazione è di aspettare una tecnologia "risolutiva", che però si trova ancora in fase di laboratorio. Nonostante la tecnologia in sé possa essere interessante, anticiparla nella sua diffusione pratica può produrre enormi conseguenze negative.
Il problema non è la fiducia nella scienza; è l'errore di confondere gli orizzonti di progettazione. Una scoperta può essere scientificamente promettente ma non matura industrialmente per anni. Se un’impresa pianifica la produzione attorno a una tecnologia maturabile solo dopo il 2045, si espongono rischi finanziari e operativi molto elevati.
Per chiarire meglio l’idea, basta immaginare che ricerca e produzione seguano orologi diversi. La ricerca si sviluppa lentamente, passo dopo passo, con anni di distanza tra una fase e l’altra. La produzione invece ha tempi molto più brevi e richieste di profitto. Fare coincidere i ritmi è un'illusione che causa costi rilevanti e inefficacia nella strategia.
Come valutare il "grado di maturità"?
Prima di poter dire che una tecnologia è "pronta", serve un metro di misura condiviso. Proporremo quindi una lista di sei domande fondamentali da porre a ogni tecnologia dichiarata "rivoluzionaria".
- Quanto è matura davvero? Esiste una scala internazionale (TRL) con nove livelli: se una tecnologia è al livello sette (pronto per test in condizioni reali), è potenzialmente candidabile alla produzione.
- Che bilancio energetico ha? Qual è il rapporto fra energia prodotta e energia necessaria per costruirne e gestire l’infrastruttura?
- Che costo complessivo comporta? Non solo il costo iniziale ma l’intero costo dell'impianto lungo tutta la sua vita produttiva.
- Che filiera di materiali richiede? Da dove arrivano le materie prime e sono sufficienti?
- Come è l’impatto ambientale per intero? Le emissioni vanno calcolate sull’intero ciclo di vita.
- Che sicurezza o standard tecnologici garantisce? La tecnologia presenta rischi per la salute, l’ambiente oppure per la sicurezza?
Quanti anni mancano?
Le tecnologie oggi in fase di sviluppo scientifico non sono tutte candidate a breve. Ad esempio, un reattore a fusione, per quanto promettente, non ha mai prodotto energia su larga scala e si trova ancora ai livelli TRL tre o cinque.
In confronto, l’eolico è già al livello nove: si installa, funziona, genera energia e ha manutenzione programmata.
I rischi del sottostimare l'energia richiesta
Un'importante valutazione tecnologica richiede un corretto bilanciamento energetico. Se una tecnologia non è in grado di restituire più energia di quanta ne consume, rischia di non essere realmente fattibile.
Per energia, il rapporto ideale dovrebbe superare almeno il moltiplicatore 5-7; per tecnologie informatiche, il calcolo include il rapporto costi/benefici economici generati.
Ci sono esempi di tecnologie fallite proprio per mancanza di una risposta in positivo su questi punti: ad esempio, i progetti di fusione nucleare non sperimentati sufficientemente per entrare in produzione, oppure tecnologie IT che, anche se avanzate, richiedono energie che renderebbero irrealizzabili i loro benefici economici.
Che prezzo si paga?
Il costo complessivo di una tecnologia deve considerare tutti i costi lungo l’intera sua vita. Non basta un prezzo favorevole iniziale, ma bisogna calcolare il costo dell’unità di servizio lungo anni di funzionamento.
Esempi concreti? Una centrale a fusione che producesse elettricità a venti volte il prezzo di una a gas non sarebbe sostenibile per nessun mercato. Questo spiega perché molte tecnologie sperimentali non vanno oltre il settore scientifico ma non sono mai implementabili industrialmente.
Che vulnerabilità ha la catena di forniture?
I costi non sono l’unica variabile da valutare. Esiste un problema sistematico legato all'approvvigionamento di materiali rari, indispensabili per molte tecnologie emergenti ma spesso disponibili in pochi centri produttivi.
Ad esempio, la produzione di batterie per veicoli elettrici dipende in gran parte da paesi che hanno un controllo quasi esclusivo su risorse come litio e cobalto. Questo introduce vulnerabilità strategiche per un’applicazione su larga scala.
Anche per prodotti come i semiconduttori ad alte prestazioni, l’assenza di alternative sostenibili per le materie prime è un ostacolo che non si può superare con una semplice tecnologia.
Impatto sull’ambiente: il bilancio non è mai semplice
Qualche avanzamento tecnologico può portare a ridurre emissioni ma spostarle verso altri passaggi della filiera. Per valutare davvero una tecnologia “verde”, bisogna considerare l’intero ciclo di vita: dalla mineraria all’uso fino allo smaltimento.
Ecco perché molte tecnologie “verdi” annunciate non rispettano l’idea completa di sostenibilità. Spesso la riduzione di emissioni è solo apparente: il problema si sposta lontano da un paese all’altro, senza ris
