La guerra economica tra Stati si basa ormai su strumenti innovativi che vanno dagli stretti marittimi alle tecnologie di punta, passando per le sanzioni e controlli finanziari mirati. Il conflitto tra Stati Uniti, Cina, Iran ed Europa ruota intorno a questi aspetti cruciali, ridefinendo le rotte commerciali e i rapporti di potere globali.
Gli stretti strategici e la logica di potenza
Gli stretti marittimi, come quelli di Hormuz, Bab el-Mandeb, e il Canale di Panama, sono oggi oggetti di tensione e di strategie politiche mirate. Questi passaggi, un tempo gestiti seguendo norme internazionali, sono diventati vulnerabilità e strumenti di controllo. Gli accordi del passato hanno garantito lo svolgimento pacifico del commercio ma oggi vengono contestati, trasformando le rotte in potenziali aree offensiva.
A guidare questo cambiamento c’è Edward Fishman, un ex dirigente del Dipartimento del Tesoro statunitense che ha contribuito a delineare lo strumentario delle sanzioni e dei "chokepoint" tecnologici e finanziari. Questi meccanismi, progettati inizialmente per evitare un confronto diretto tra potenze globali, hanno portato alla frammentazione del mercato mondiale.
Le conseguenze sono pesanti: con l’aumento progressivo dei costi globali e una inflazione che si sta trasformando in strutturale, i rischi di conflitti espliciti e di allargamento della guerra non si riducono. Inoltre, la competizione tra Stati Uniti, Europa e Cina punta alla leadership nell’elaborazione di nuove regole internazionali.
Chi guida la definizione delle nuove regole globali?
Secondo le analisi di economia politica più recenti, il paese che meglio sembra disegnare il quadro normativo per il futuro è la Cina. La sua avanzata tecnologica e l’ambizioso piano infrastrutturale le sta conferendo un ruolo centrale in questo contesto. L’Unione Europea, invece, punta a essere la guardiana dei diritti fondamentali, una posizione distinta e poco perseguita da altri.
I nodi crinali della geoeconomia globale
Ci sono oggi diversi stretti che sono al centro dei conflitti economici di spicco, ognuno dei quali rappresenta una leva geopolitica significativa:
- I Dardanelli: controllano l’accesso al Mar Nero, cruciale per le esportazioni di grano ucraine e per il movimento navale del sud della marina russa;
- Il Canale di Panama: è fondamentale per il commercio tra Atlantico e Pacifico, con un ruolo chiave nel trasporto di gas liquefatto verso l’Asia orientale;
- La Groenlandia: rappresenta uno stretto strategico per la NATO, con il compito di controllare la proiezione navale russa nell’Atlantico;
- I cavi sottomarini: sono infrastrutture critiche, spesso trascurate, ma fondamentali per le comunicazioni globali nell’era della smart economy;
- L’Hormuz: è la strozzatura chiave per il mercato energetico mondiale, poiché circa un quarto del petrolio e del GNL globale transita in questa rotta;
- Lo stretto di Taiwan: è più un "chokepoint" tecnologico che logistico, considerando l’importanza vitale della produzione di chip per l’economia mondiale.
La guerra economica moderna non richiede solo grandi armate, ma tecnologia avanzata, precisione e una capillare conoscenza delle vulnerabilità globali.
Iran e il controllo degli stretti
La Repubblica Islamica dell’Iran ha adottato una strategia aggressiva per controllare due degli stretti più significativi al mondo: Hormuz e Bab el-Mandeb. Quest’ultimo, vicino al Mar Rosso, è fondamentale per il commercio globale, specialmente per il flusso di container Asia-Europa.
Attraverso le cosiddette Quds Force, l’Iran ha ampliato la sua capacità di proiezione tecnologica e militare al di fuori del proprio territorio. Questo gli consente di influenzare le rotte commerciali e di minacciare gli interessi economici di una serie di paesi industrializzati.
I Houthis, un movimento attivo nel Golfo di Aden, sono uno strumento chiave di questa strategia. Pur non avendo una giurisdizione territoriale, sono in grado di danneggiare il flusso commerciale nel Canale di Suez, come accaduto tra il 2023 e il 2026. A causa dell’instabilità nella regione, molte navi hanno preferito evitare lo stretto preferendo percorrere rotte più lunghe attorno al Capo di Buona Speranza.
Secondo le statistiche di ACLED, nel 2025 il numero degli attacchi Houthi è calato drasticamente, passando da 150 a sette soli incidenti. Nonostante questa riduzione, la capacità di intimidazione dell’Iran è rimasta alta: solo poco più di un terzo del traffico del 2023 è transitato per Bab el-Mandeb, mentre i transiti nel Canale di Suez sono crollati a poco più del 40%.
Effetti concreti sulla logistica globale
Le rotte deviate intorno al Capo di Buona Speranza hanno un costo sia temporale che economico: aggiungono circa una settimana e mezzo di viaggio e significativi costi per il carburante. Questo ha un effetto a cascata sugli approvvigionamenti europei, con filiere manifatturiere costrette a rivedere i loro piani logistici.
Il Canale di Suez ha visto diminuire la sua importanza negli ultimi anni: il traffico globale è sceso dal 12% almeno al 9%, mentre le tariffe di trasporto tra Shanghai e Rotterdam sono aumentate del 80% tra il 2023 e il 2025.
Il ruolo della tecnologia avanzata
L’uso tecnologico avanzato permette oggi di mettere pressione su questi nodi logistici globali con costi estremamente ridotti rispetto al passato. Molti incidenti, infatti, non richiedono grandi infrastrutture militari né la costruzione di nuove basi. Bastano minacce, attacchi mirati e una strategia basata su aspettative di rischio per spostare gli assetti logistici internazionali.
La frammentazione geoeconomica ha aumentato la pressione tecnologica: i paesi si contendono vantaggi in termini di produzione di semiconduttori, di accesso alle materie prime critiche e di controllo su infrastrutture essenziali, come quelle sottomarine.
Che futuro per la guerra economica?
Con il crescere di tensioni in Asia, Medio Oriente e Africa, la guerra economica non sembrerà mai davvero esaurirsi. Sotto la spinta di strategie sempre più sofisticate, il mondo assiste a una competizione che non è solo su mezzi di trasporto, ma anche su sistemi digitali, tecnologie, e regole economiche globali.
Le sanzioni, il blocco di tecnologie avanzate e i giochi di potere sugli stretti e sull’economia digitale non sono solo mezzi di pressione. Sono le armi di una guerra
