Introduzione
La sovranità digitale è spesso discussa come un tema di infrastrutture, cloud e contratti. In realtà, la vera chiave è la capacità delle persone di governare la tecnologia, di mantenere i sistemi critici e di ricostruire ciò che è stato esternalizzato. Senza queste competenze, anche il data center più avanzato resta un bene strumentale privo di sovranità.
Definizione di sovranità digitale
Secondo Hartmann, Shajek e Schmuntzsch (2025), la sovranità digitale è la possibilità e la capacità di un soggetto di utilizzare le tecnologie digitali ai propri fini, perseguendo i propri obiettivi attraverso un agire competente. Nella loro definizione, le tecnologie sono gli strumenti; il “sovrano” è chi le usa. All’interno di un’impresa, chi utilizza le tecnologie appartiene a due categorie simultanee: la persona che lavora e l’organizzazione nel suo complesso.
Possibilità e capacità
La possibilità dipende da condizioni esterne – contratti, licenze, giurisdizioni, alternative di mercato – mentre la capacità dipende da ciò che le persone sanno fare. Gli autori distinguono due facce della capacità:
- Sicurezza d’azione: profondità delle competenze, ovvero la padronanza nel muoversi nei sistemi.
- Libertà d’azione: ampiezza delle competenze, cioè la possibilità di scegliere tra strade diverse.
Entrambe le dimensioni si applicano al capitale umano, a quello strutturale e a quello relazionale.
Il ruolo delle competenze nella sovranità digitale
Spesso la sovranità digitale viene progettata come programma tecnologico, finanziata come problema infrastrutturale e discussa come questione geopolitica. Tuttavia, è prima di tutto un problema di persone e di competenze. Un data center non è sovrano; lo è chi sa cosa farci, chi può ricostruirne un altro in caso di necessità.
Costruire infrastrutture è un problema di capitale e, di solito, di mesi. Formare persone capaci di governarle richiede anni e riguarda una funzione aziendale diversa da quella che oggi guida i programmi di sovranità.
Un programma di sovranità digitale serio
Un piano industriale pluriennale dovrebbe includere:
- Architetture di riferimento.
- Ingegneria delle piattaforme.
- Revisione degli acquisti.
- Certificazione e riscrittura dei contratti con fornitori esteri.
- Formazione e sviluppo organizzativo (spesso l’ultima voce ad essere implementata).
Ogni cantiere ha un responsabile e una data di completamento, creando una roadmap chiara e monitorabile.
Rischi della dipendenza da pochi grandi fornitori
Ganten, Seyffarth e Kuhlmann (2025) elencano i principali rischi della dipendenza:
- I dati restano utilizzabili a costi ragionevoli solo all’interno dell’ambiente del fornitore.
- Il cambio operatore diventa impraticabile in tempi brevi.
- Gli aumenti di prezzo vengono accettati per forza.
- Rischi giurisdizionali e fisici legati a legislazioni e location dei data center.
- L’innovazione si riduce all’installazione di aggiornamenti per servizi di terzi, senza vera capacità interna.
Questa configurazione descrive un lavoro quotidiano per milioni di professionisti europei, più che un semplice assetto contrattuale.
Dati sul mercato del lavoro ICT in Europa
Eurofound (2026) ha analizzato quindici anni della forza lavoro digitale europea con due misure:
Specialisti ICT
- 2011: 5,6 milioni.
- 2024: 10,3 milioni (dal 3 % al 5 % dell’occupazione europea).
Imprese di programmazione e consulenza informatica
- Occupati passati da 2,2 milioni a 5 milioni, crescita del 128 %.
- Il settore cresce otto volte più velocemente dell’intera economia.
Nel 2011, il 29 % degli specialisti ICT lavorava in imprese di servizi informatici; nel 2024 è il 38,4 %. Contemporaneamente, la quota nel manifatturiero è scesa dal 16,3 % al 13,2 % e anche il commercio ha perso terreno. La spiegazione è che le imprese non informatiche esternalizzano la funzione e, con il passaggio dal software installato ai servizi cloud, chi costruisce e mantiene il software lavora per il fornitore, non per chi lo usa.
Gap di competenze e prospettive 2030
Nel 2023 solo il 20 % delle imprese europee impiegava specialisti ICT:
- 78,4 % delle grandi imprese.
- 43 % delle medie imprese.
- 14 % delle piccole imprese.
Il 57 % delle imprese con posizioni informatiche aperte non è riuscito a coprirle nel 2024, soprattutto per ruoli senior in cybersecurity, intelligenza artificiale e cloud.
I sistemi di istruzione e formazione professionale della maggior parte degli Stati membri non formano abbastanza personale. La migrazione da paesi terzi è diventata il canale principale di reclutamento: nel 2024 l’11,9 % degli specialisti ICT era nato fuori dall’UE, contro il 10,6 % dell’occupazione totale. Entro il 2030 mancheranno circa 5 milioni di professionisti rispetto all’obiettivo di 20 milioni.
I profili necessari alla sovranità sono proprio quelli più scarsi, creando una competizione per le stesse persone che nessuno riesce ad assumere.
Ruoli chiave per l’autonomia dei dati
Wöstmann e colleghi (2025) descrivono i ruoli indispensabili nelle imprese manifatturiere per risolvere in autonomia problemi basati sui dati:
- Esperti informatici: gestione delle infrastrutture e delle piattaforme.
- Esperti di dominio: conoscenza approfondita dei processi produttivi.
- Data scientist: analisi
