Introduzione
La sovranità tecnologica europea sta passando dalla teoria alla pratica quotidiana, passando dai documenti programmatici alle applicazioni utilizzate ogni giorno. La Commissione europea ha introdotto Element Pro come sistema interno di riserva – di backup insomma – per Microsoft Teams, con l’obiettivo di mantenere operative le comunicazioni anche nell’eventualità di un’interruzione del servizio principale. Una scelta che offre un piccolo, ma significativo, banco di prova della strategia con cui Bruxelles vuole ridurre le dipendenze tecnologiche esterne.
Che cos’è Element Pro
Element Pro gira sull’infrastruttura controllata dalla Commissione ed è basato su Matrix, protocollo aperto e decentralizzato per le comunicazioni. Rimanendo Teams ancora lo strumento principale, Element si configura, almeno nella fase attuale, una seconda linea destinata alla continuità operativa, più che il primo passo di una migrazione generalizzata fuori dall’ecosistema Microsoft.
Funzionalità principali
Element Pro consente messaggistica, chiamate audio e video, condivisione di file e la creazione di spazi di collaborazione. La versione professionale è pensata per organizzazioni che vogliono mantenere sotto il proprio controllo l’ambiente di comunicazione e può essere utilizzata insieme a Element Server Suite Pro, la distribuzione commerciale basata sull’ecosistema Matrix.
Il contesto della sovranità digitale
Il caso mette in evidenza una questione destinata ad accompagnare l’intera politica europea per la sovranità tecnologica. Costruire un’alternativa a un servizio statunitense consolidato significa intervenire su dati, infrastrutture e giurisdizione, ma anche confrontarsi con anni di integrazioni, consuetudini e funzioni accumulate dai prodotti dominanti.
Critiche interne e percezione dei dipendenti
Politico ha riportato i giudizi molto negativi espressi da alcuni funzionari su un forum interno, con dubbi sull’utilità e sull’esperienza d’uso della nuova piattaforma. Si tratta però di un numero limitato di testimonianze anonime, che non equivale a una valutazione tecnica delle prestazioni del sistema né permette di misurare il giudizio complessivo del personale della Commissione.
Il Cloud Sovereignty Framework
Il Cloud Sovereignty Framework elaborato dalla Commissione mostra un approccio più articolato. Per gli acquisti di servizi cloud delle istituzioni europee, Bruxelles ha individuato 48 criteri distribuiti in otto aree, che comprendono aspetti strategici, giuridici e giurisdizionali, controllo dei dati e dell’AI, operatività, supply chain, autonomia tecnologica, sicurezza e sostenibilità.
- strategici
- giuridici e giurisdizionali
- controllo dei dati e dell’AI
- operatività
- supply chain
- autonomia tecnologica
- sicurezza
- sostenibilità
Con questo modello la provenienza del fornitore conta, ma viene inserita in una valutazione più ampia sulla possibilità di controllare tecnologie, dati e dipendenze. La Commissione stessa ha chiarito, in occasione dell’assegnazione nel 2026 dei contratti per il cloud sovrano, che anche tecnologie non europee possono raggiungere determinati livelli di sovranità se utilizzate all’interno di condizioni e garanzie adeguate.
Ospitare il servizio su infrastruttura propria
Nel caso Element, uno degli elementi rilevanti è quindi la possibilità per la Commissione di ospitare il sistema sulla propria infrastruttura, anziché dipendere integralmente dal cloud del fornitore. Al tempo stesso, l’esempio dimostra quanto sia difficile ricondurre la sovranità alla sola localizzazione dei server: contano l’architettura del software, la possibilità di cambiarne i componenti, l’interoperabilità, la disponibilità delle competenze necessarie a gestirlo e l’assenza di dipendenze difficili da sostituire.
Strategia europea più ampia
Il progetto si colloca in una strategia che nel corso del 2026 ha assunto una dimensione molto più ampia. Con il European Technological Sovereignty Package, presentato il 3 giugno, la Commissione ha riunito interventi su semiconduttori, cloud, AI e software aperto, indicando esplicitamente la riduzione della dipendenza dai fornitori extra‑UE tra gli obiettivi dell’azione europea.
Un ruolo specifico è affidato alla nuova EU Open Source Strategy, pensata per ampliare l’adozione di ecosistemi aperti e interoperabili, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Matrix si inserisce in questa logica: è uno standard aperto e decentralizzato sul quale possono essere costruite diverse applicazioni e infrastrutture, senza obbligare tutte le organizzazioni partecipanti a dipendere da un unico sistema centrale.
Esempi internazionali
Il modello sta trovando spazio anche fuori dalle istituzioni comunitarie. La Francia ha deciso di generalizzare entro il 2027 Visio, il servizio di videoconferenza sviluppato dalla Direction interministérielle du numérique, con l’obiettivo dichiarato di sostituire progressivamente le soluzioni extraeuropee nella pubblica amministrazione. In Germania il Zentrum für Digitale Souveränität sta invece sviluppando un ecosistema di servizi per produttività e collaborazione, coinvolgendo anche cloud provider e integratori privati.
- Francia – Visio, rollout entro il 2027
- Germania – Zentrum für Digitale Souveränität, ecosistema open source
Prospettive e sfide operative
La vicenda offre anche un chiarimento sul significato che Bruxelles attribuisce alla sovranità digitale. Element è una società britannica e il Regno Unito non fa parte dell’Unione europea. Considerare per questo la soluzione incompatibile con qualsiasi obiettivo di autonomia sarebbe però riduttivo. La difficoltà principale resta l’adozione da parte degli utenti: la disponibilità di un sistema indipendente perde parte del proprio valore se, nel momento in cui occorre ricorrervi, gli utenti faticano ad adottarlo o le funzionalità risultano sensibilmente distanti da quelle a cui sono abituati.
Il controllo sui dati e sulle infrastrutture aumenta la capacità di reagire a crisi geopolitiche, interruzioni dei servizi o cambiamenti nelle condizioni imposte dai fornitori. Ma una soluzione tecnicamente più autonoma deve anche conquistare utenti abituati a piattaforme sviluppate e perfezionate per anni su mercati globali.
Dimensione industriale e sostenibilità
Per Bruxelles la quest
