La sovranità digitale è ormai diventata un tema strategico per il futuro dell'Italia, non solo per questioni tecnologiche ma per l’intero tessuto produttivo, istituzionale e sociale. Ne parlerà Giuseppe Di Franco, CEO di Lutech, il 10 giugno a ForumPA nell’ambito del Lutech Talks dal titolo “Sovranità Digitale per l’Italia: Cybersecurity, IA e Quantum”. L’appuntamento è l’occasione per far chiarezza sull’importanza di un modello digitale autonomo.
La sovranità digitale tra concretezza e nuove tecnologie
Nel contesto moderno, la sovranità digitale non è un concetto astratto. Si basa sull'effettiva capacità di un Paese di governare dati, infrastrutture tecnologiche, intelligenza artificiale, cybersecurity e innovazioni emergenti come la computazione quantistica. Sono questi gli elementi che garantiscono al sistema Paese maggiore sicurezza, resilienza economica e efficienza pubblica.
La pandemia ha accelerato la digitalizzazione, evidenziando però anche una forte dipendenza estera, soprattutto per quanto riguarda i dati sensibili e le infrastrutture critiche. Per rispondere a questa vulnerabilità, il focus deve spostarsi dalla semplice questione del cloud e dei data center a una progettazione architetturale robusta e indipendente.
Perché le architetture contano
Di Franco sottolinea che la sovranità digitale passa attraverso il controllo delle architetture tecnologiche. Si tratta di progettare sistemi digitali che integrino sicurezza, autonomia, scalabilità e flessibilità. Solo architetture solide permettono di realizzare il cosiddetto “digital sovereignty”. Per fare un esempio pratico, un sistema di gestione dei dati della pubblica amministrazione che funziona a regime deve essere non solo sicuro, ma anche interattivo con l’intelligenza artificiale e scalabile in base alle richieste degli utenti.
Un buon esempio di come le architetture controllate possano generare vantaggi economici e produttivi è rappresentato da alcuni esperimenti in settori specifici, come la sanità pubblica o gli uffici tecnici comunali. Qui si è verificato come la capacità di modellare i flussi digitali abbia ridotto sprechi e migliorato la qualità del servizio.
Le priorità strategiche del Lutech Talks
I temi al centro del Lutech Talks saranno:
- Architetture digitali resilienti;
- Intelligenza artificiale e regolazione;
- Computazione quantistica e sua applicazione;
- Cybersecurity nazionale.
Ci si chiede se l'Italia riesca oggi ad accedere ad algoritmi e chip sufficientemente sicuri e indenni da ingerenze esterne. Ecco perché il dibattito sulle infrastrutture interne guadagna spazio. Per esempio, la capacità di svolgere analisi predittive localmente (edge computing) riduce i rischi collegati alla rete.
Che cosa fa la pubblica amministrazione?
La Pubblica Amministrazione italiana sta facendo passi importanti, grazie a iniziative come la Strategia per la Crescita digitale o il PNRR, che prevede investimenti notevoli in infrastrutture IT e cybersecurity. Però, per completare il quadro, serve accelerare la progettazione di strumenti software in house, evitando di affidarsi a fornitori esteri che potrebbero limitare la capacità di controllo.
Inoltre, la diffusione di competenze interne è decisiva. Solo personale tecnico qualificato è in grado di gestire e innovare architetture resilienti.
Il ruolo delle imprese
Le imprese italiane non possono restare a guardare. Devono adottare tecnologie sicure, spesso sviluppate in collaborazione con istituzioni pubbliche o partner del terzo settore. In questo senso, l’industria digitale nazionale può giocare un ruolo centrale. Basti considerare che alcuni prodotti di cybersecurity nati in Italia godono di standard elevati e sono utilizzati da multinazionali estere.
Il mercato interno quindi diventa un laboratorio strategico. Con gli incentivi di PNRR e le gare con criteri di digitalizzazione e sovranità, potrebbe svilupparsi una filiera italiana di sistemi digitali, fortemente integrata e meno esposta a rischi geopolitici.
Che spazio per il cittadino?
Il cittadino deve diventare protagonista anche di questa transizione. Con l’aumento dei servizi digitali, la protezione dei dati personali assume una valenza non solo legale, ma anche sociale. I cittadini hanno il diritto di sapere chi gestisce i loro dati, come vengono utilizzati e da dove provengono le tecnologie che ci circondano.
Una sovranità digitale efficace implica una trasparenza totale sull’origine delle tecnologie: una chiaramente italiana, per esempio, è più facile da controllare e da gestire in termini di privacy e riservatezza.
Come agire: quattro azioni chiare
Per costruire un sistema nazionale di sovranità digitale, Di Franco propone:
- Investire in ricerca e sviluppo su architetture innovative;
- Implementare una rete di centri di competenza a livello regionale;
- Rafforzare il mercato del software e dell’hardware italiano;
- Digitalizzare i processi con un focus sulla resilienza e sull'indipendenza.
Solo così si può parlare veramente di sovranità. Non in astratto, ma come strumento concreto per una crescita sostenibile del Paese.
