In passato, i software di tipo OT (Operational Technology) utilizzati nell'ambiente industriale operavano in completo isolamento dagli altri sistemi. Questi software, che governano macchinari, linee di produzione, gru industriali e impianti infrastrutturali, erano generalmente basati su protocolli e reti dedicate proprietari, poco accessibili a minacce esterne. In questa logica, la sicurezza si limitava a garantire l’indisponibilità del dispositivo e a proteggere chi vi lavorava in modo fisico.

Oggi, con l'adeguamento alle nuove tendenze tecnologiche e l’implementazione di sistemi IoT, la divisione tra IT (Information Technology) e OT sta scomparendo. La connessione tra queste due aree apre nuovi orizzonti in termini di automazione, dati e produttività, ma introduce contemporaneamente vulnerabilità che possono compromettere l’intero settore produttivo. L’esempio pratico più immediato è dato dal settore energetico, dove un attacco mirato a una rete SCADA potrebbe interrompere l’approvvigionamento di un'intera regione, come successo negli attacchi mirati avvenuti nel 2020.

Può sorprendere, però, che tali minacce non siano ancora ben comprese nemmeno da chi opera nei settori industriali. Molti addetti non percepiscono il rischio di un software compromesso in una rete OT, pensando che tale tecnologia non abbia accesso alla rete aziendale. In realtà, i dispositivi OT connessi alla rete IT rappresentano un punto di ingresso vulnerabile per cybercriminali, capaci di sfruttare tali porte per diffondere malware come ransomware o per rubare informazioni sensibili.

La Direttiva NIS2 e la sua importanza

Per far fronte a questo scenario, l’Unione Europea ha varato la Direttiva NIS2, una normativa che rafforza le misure obbligatorie per la protezione del patrimonio digitale delle piccole, medie e grandi imprese. Questa direttiva si applica al settore industriale e richiede alle organizzazioni l’implementazione di controlli specifici, tra cui:

    • Censimento completo dei dispositivi OT e IT in azienda
    • Valutazione continua e sistematica delle vulnerabilità
    • Controllo rigoroso degli accessi ai sistemi industriali
    • Monitoraggio continuo delle attività per individuare anomalie comportamentali
    • Preparazione di procedure di emergenza efficaci in caso di attacco

L’implementazione di NIS2 richiede una precisa strategia aziendale e di solito comporta l’ausilio di esperti specializzati in cybersecurity industriale. Tuttavia, il costo di tale investimento è ampiamente giustificato dal rischio di interruzione di servizio che un attacco informatico potrebbe comportare.

Tecniche di protezione avanzate

Gli esperti del settore raccomandano di adottare una serie di pratiche concrete per rendere le aziende resilienti ai nuovi rischi digitali. Tra queste:

    • Segmentazione della rete: separare la rete OT da quella IT, garantendo che ogni sistema operi in un ambiente controllato.
    • Implementare sistemi di identità e controllo (IAM) per gestire chi, quando e come può accedere al sistema.
    • Utilizzare strumenti di log e tracciatura avanzati per analizzare il comportamento anomalo nei sistemi industriali.
    • Realizzare test regolari di penetrazione per verificare la sicurezza del sistema, in particolare su dispositivi connessi.
    • Educare il personale alle minacce informatiche, soprattutto chi opera direttamente su sistemi OT.

Per esempio, una manifattura alimentare in Germania ha adottato una soluzione integrata con dispositivi IoT protetti da sistemi di identità dinamica. Questo ha impedito cybercriminali di compromettere linee di produzione durante il periodo estivo, quando il traffico network aumenta in modo anomalo a causa dell’uso di reti mobili da parte dei lavoratori esterni.

L’importanza di un piano di risposta a incidenti

Va inoltre sottolineato l’importanza di un piano di risposta a incidenti ben definito, specifico per il settore industriale e per l’ambiente OT. Gli incidenti informatici possono verificarsi in modo improvviso e possono mettere fuori servizio intere catene di produzione. Le organizzazioni devono testare periodicamente la loro capacità di ripresa (RTO - Recovery Time Objective) e di resilienza (RPO - Recovery Point Objective), adattandoli a contesti operativi molto complessi.

Il piano deve includere anche un meccanismo chiaro di notifica delle autorità competenti, in base a quanto richiesto da NIS2. In caso di attacco con conseguenti interruzioni di servizio significative, le imprese sono tenute a comunicare rapidamente e precisamente la situazione alle autorità nazionali per limitare i danni diffusi.

Esempi concreti di attacchi a sistemi OT

La storia recente offre diversi esempi di violazioni di sistemi industriali. Un noto attacco nel settore energetico ha compromesso una centrale in Spagna, causando un blackout limitato a una città intera. In una fabbrica di automobili in Polonia, una violazione del sistema di controllo ha causato la modifica di dati di produzione, portando a un falso allarme che ha interrotto la catena logistica per diverse ore.

L’implementazione precoce di misure di protezione e la valutazione costante del rischio rappresentano quindi un aspetto strategico e non solamente tecnico. Le aziende devono riconoscere che la sicurezza OT non è un optional, ma un elemento indispensabile del loro asset digitale.