Un ottimo punto di partenza
Un articolo illuminante è il miglior modo per iniziare la giornata, e trovarne uno nella mailbox succede per fortuna anche alle profetesse, che tutto prevedono ma poco sanno.
Quello che una persona decide di fare dovrebbe essere commisurato alle sue capacità; al massimo, può trovarsi ai limiti della sua comfort zone, ma non tentare necessariamente di battere i propri record precedenti.
Inoltre, una persona dovrebbe tener conto di qualcosa in più: le capacità mentali che la sorte genetica e la sua storia personale le hanno donato, e quelle che la sua fisiologia non si è ancora presa. La questione delle capacità mentali si presta bene ad essere esplorata con l’aiuto di un articolo ben scritto.
Cosa perdiamo quando l’AI legge, scrive e compone al posto nostro
“Cosa perdiamo quando l’AI legge, scrive e compone al posto nostro” è un articolo ottimo e ben argomentato, probabilmente perché l'autore non proviene dal settore delle tecnologie ma da quello della creatività.
La posizione comune tra l'autore e Cassandra è che non si tratta di rinunciare alla tecnologia, agli LLM o ai sistemi di generazione di immagini e video.
L’obiettivo, invece, deve essere utilizzare per ogni problema gli strumenti necessari in modo consapevole. Questo include sfruttare i punti di forza della scrittura manuale quando è utile, leggere anche buoni libri cartacei e dedicare ore intere alla pratica su uno strumento come la chitarra, il violino o il pianoforte.
Quando il vissuto personale diventa esempio
Forse è meglio che Cassandra esponga la questione in modo personale, perché l’esperienza diretta permette di capire davvero la forza dell'apprendimento faticoso.
La mente non si forma da sola: ha bisogno di allenamento, soprattutto quando è ancora plastica. Una buona scuola e buoni insegnanti si prendono cura di questo, anche se in un mondo perfetto potrei dire che tutti dovrebbero farlo.
Fare le aste con pennino, inchiostro e calamaio, come Cassandra ha dovuto fare in prima elementare, è un esercizio analogo a quelli che i calligrafi giapponesi e cinesi praticano da sempre, anche se di complessità decisamente inferiore.
Calligrafia giapponese e cinese
Il shodō (書道, “via della scrittura”) è l’arte calligrafica giapponese; non è solo una questione di estetica, ma una disciplina che richiede dedizione, spirito e pratica costante. I bambini lo imparano a scuola fin da piccoli.
In Giappone, la calligrafia è un’esperienza spirituale in cui lo spirito si eleva attraverso il controllo e l’affinamento di una tecnica.
In Cina, l’arte calligrafica è conosciuta come shufa (书法, “l’arte della scrittura”), una disciplina filosofica estremamente complessa che, purtroppo, non possiamo qui approfondire ulteriormente.
Esempio occidentale: Steve Jobs
Un esempio squisitamente occidentale dell’importanza della calligrafia è stato il corso seguito da Steve Jobs al Reed College, dove il frate trappista Robert Palladino ha introdotto ai misteri della calligrafia e alla costruzione dei font per la stampa.
Quegli anni di pratica, pur non apparendo subito vitale, hanno portato a qualcosa di incredibilmente influente: l’estetica e la tipografia del Macintosh.
Gli anni duri a scuola
Più indietro, Cassandra doveva affrontare i riti quotidiani: riempire interi quaderni con aste tracciate intingendo il pennino nel calamaio. Era una forma di ginnastica mentale e fisica, rigorosa e meticolosa.
Sebbene il risultato non fosse perfetto, il lavoro ha avuto un impatto duraturo. Le pagine di esercizi di calligrafia hanno lasciato il segno, non tanto sul foglio ma nella mente.
Il valore della grammatica
Un’altra area di formazione che ha avuto un effetto profondo su Cassandra è stata lo studio della grammatica, in particolare quella dei verbi e della sintassi.
I concetti sembravano banali, ma hanno scavato profondamente nella mente e reso possibile un'istintiva e naturale comprensione dell’italiano. Ancora oggi, Cassandra ha un fastidio automatico quando sente chiunque usi erroneamente l’indicativo invece del congiuntivo.
Le regole grammaticali non si ricordano, ma il loro uso è diventato naturale. Per questo una lode a tutte le maestre, compresa la cara e indimenticabile maestra Pia.
Capacità perse e quelle acquisite
Alcune capacità sviluppate in quel periodo si sono perse. La capacità di estrarre a mano la radice cubica, ad esempio, si è ridotta a un ricordo vago.
Altre, invece, sono state trasformate in una sorta di “abilità di apprendere”, che solo lentamente si è sviluppata alle medie e al liceo. Con il tempo, però, si è rivelata davvero utile per gli studi universitari e la vita professionale.
Perché le attività faticose contano
Le attività come lo studio manuale, lo scrivere e il fare di conto a mano sono probabilmente più formative della maggior parte delle attività didattiche moderne.
Cassandra sostiene che l’apprendere intensamente una tecnica, una grammatica o una forma artistica fornisce un tipo di potere che non si perde mai e che si trasferisce anche in altri ambiti.
I rischi dell’AI generativa
Usare l’AI, e in particolare le sue versioni generative, può commettere errori, ma anche permette a qualsiasi persona di risparmiare fatica e tempo.
Cassandra ha già tuonato contro chi, professionisti inclusi, fa un uso eccessivo di queste tecnologie, chiamandoli “traditori” dei loro clienti. Qui invece, sarà gentile: parlerà a chi non si rende conto dell’utilizzo che sta facendo.
Per chi ancora non ci ha pensato, ecco il messaggio: l’uso non consapevole di LLM e di algoritmi di scrittura e pensiero genera una sorta di “diserbo mentale”, dannoso e irreversibile.
Un futuro da evitare
I social oggi già ci stanno trasformando in esseri condizionati, con thread e notizie selezionate. Ma è solo una piccola offesa rispetto a ciò che le “protesi cognitive” possono causare.
Queste non sono protesi, ma vere e proprie tecnologie intrusive che stanno eliminando l'esercizio del pensiero umano a favore di un sostituto digitale.
Pensiamo bene a cosa stiamo consegnando alle nuove generazioni, e a che tipo di cultura e menti andiamo form
