La Seguridad Social sta spingendo i lavoratori che possono farlo a rimandare il momento della pensione il più a lungo possibile, mantenendo però una norma molto dibattuta: chi si ritira prima del tempo legale riceve una riduzione nella propria pensione, anche se abbia maturato almeno 40 anni di contributi.

La riforma della pensione flessibile

La riforma, introdotta con il Real Decreto 416/2026, entrerà in vigore il 28 agosto. Il suo obiettivo principale è estendere la vita lavorativa dei dipendenti e contenere la spesa sulle pensioni.

Che cosa cambia con la riforma

La nuova normativa punta a far allungare al massimo la carriera professionale, offrendo la possibilità di ricevere una parte della pensione combinata a uno stipendio, una formula che il vecchio sistema non permetteva.

La riforma non obbliga a proseguire a lavorare, ma offre incentivi per chi desidera e può farlo. Una persona in pensione potrebbe tornare a lavorare a tempo parziale, ricevendo uno stipendio e un contributo da parte della pensione. In questo modo, il reddito totale potrebbe incrementare.

Ad esempio, se un pensionato percepisce una pensione di 1.000 euro al mese, e accetta una posizione a tempo parziale che gli frutta uno stipendio di 1.000 euro (80% di una giornata intera), la sua pensione verrà ridotta proporzionalmente. Tuttavia, la somma del salario (1.000 euro) e della pensione (200 euro) garantirà un reddito mensile maggiore rispetto ad oggi, dove la legge obbligava a scegliere tra lavorare o percepire la pensione.

Pensiamo a limitare le pensioni anticipate

Con una piramide demografica sempre più disconnessa, con sempre meno giovani a garantire l’equilibrio del sistema pensionistico e una maggiore aspettativa di vita, il governo ha messo in atto misure per prolungare il tempo di contribuzione. Dal 2011, la riforma prevede gradualmente un aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni.

La riforma delle pensioni del 2024 ha introdotto anche il cosiddetto coefficiente riduttore, una penalizzazione per la pensione anticipata: più anticipata è la pensione, minore sarà l’importo ricevuto.

Cotizzare 40 anni senza ricevere un premio adeguato

Uno dei problemi più critici riguarda i lavoratori che hanno già accumulato il periodo massimo necessario (38 anni e sei mesi dal 2027 in avanti) per andare in pensione ordinaria a 65 anni. Questa categoria non si può ritirare anticipatamente senza subire una penalizzazione e quindi ricevere un待遇 inferiore rispetto a un collega con meno anni di contribuzione.

Questo problema ha portato alla creazione dell’associazione Asjubi40 e diverse forze politiche hanno avanzato proposte per eliminare questa disparità verso i lavoratori con un lungo periodo di contributo.

    • Per i pensionati anticipati volontariamente, la riduzione media ammonta al 11,36%, con una pensione media di 2.002,58 euro mensili.
    • Per quelli anticipati involontariamente, la riduzione raggiunge l’18,9%, con una pensione media di 2.100,42 euro mensili.
    • L’età media di pensionamento anticipato volontario è 63 anni e 2 mesi.
    • L’età media per l’anticipo involontario si attesta a 61 anni e 10 mesi.

I costi economici di un pensionamento anticipato

Il governo non riesce a sostenere il costo economico di questa penalizzazione. Abolire i coefficienti riduttori costa circa 3.358 milioni di euro all’anno a carico della Seguridad Social. Di questa somma, 1.345 milioni verrebbero a carico della pensione anticipata volontaria e 2.013 milioni da quella involontaria.

Questi costi comprendono situazioni come ERE, chiusure aziendali, forza maggiore ed altre circostanze contemplate dal sistema pensionistico.

Il problema della Sostenibilità

Nonostante l’aumento dei contribuenti registrato in Spagna negli ultimi anni, il sistema pensionistico continua a evidenziare un deficit. Alla fine del 2025 questo ammonta a 5.580 milioni di euro — il miglior risultato in 14 anni — ma rimane comunque un deficit.

Le strategie di risollevamento del fondo

Alcune fonti di finanziamento, come il MEI (Mecanismo di Equità Intergeneracional), hanno garantito un apporto importante. Solo nel 2026, il MEI ha versato 1.162,23 milioni di euro al fondo di riserva, che a marzo 2026 ammontava a 15.267 milioni di euro.