Il Regno Unito ha adottato una decisione senza precedenti per proteggere la giovanile online dal potente effetto delle reti sociali. Da oggi, i minori sotto i 16 anni non potranno accedere a piattaforme come TikTok, Instagram o Snapchat.

Questa mossa, spiegata come un passo per aumentare la felicità e il benessere dei giovani, è un gesto anche di reazione al controllo esercitato dagli algoritmi delle aziende tecnologiche. Secondo Keir Starmer, primo ministro britannico, la decisione serve per “fare in modo che i nostri figli siano più al sicuro, felici, liberi di crescere”.

Una decisione radicale, ben vista

La misura è risultata quasi universale nei commenti. Più di 116.000 risposte sono state ricevute in una recente consultazione pubblica, con oltre l’83 percento dei genitori che riconosce i rischi delle reti come superiori ai benefici. Il 90 percento di esse ha espresso un chiaro sostegno all’età minima di 16 anni.

Il cambiamento non si limita ai social network: il governo ha annunciato restrizioni orarie per l’utilizzo di altre piattaforme, e ha anche lanciato l’idea di limitare le conversazioni con sconosciuti e vietare i diretta streaming per i giovani. Inoltre, nessun minorenne di età inferiore ai 18 anni potrà utilizzare chatbot per conversazioni sessuali.

Alcune applicazioni, come WhatsApp e i video games, restano escluse dalla lista delle applicazioni vietate. Ma il primo ministro non si ferma qui: sono previste altre regole, anche se i dettagli saranno svelati in una dichiarazione prevista per luglio.

Un gesto politico verso la tecnica

Starmer ha anche lanciato un messaggio diretto alle grandi aziende tecnologiche: “Le tecnologiache avevano la possibilità di intervenire non l’hanno fatto. È nostro dovere governare e proteggere i nostri ragazzi”.

La decisione ha suscitato l’interesse di diversi paesi europei, tra cui Francia, Spagna, Danimarca e Polonia. La Grecia ha annunciato che a gennaio del prossimo anno bloccherà l’accesso alle reti per i teenagers under 15. Anche in Spagna il governo ha già espresso iniziativa a favore di regole similari.

Questo cambiamento ha causato però una certa tensione con la tecnologia e il business. I principali social network probabilmente non saranno d’accordo ma potranno non fare niente. Il messaggio di Starmer non concede scuse né algoritmi né a giganti tecnologici: l’obiettivo è chiaro.

Potrebbe non funzionare?

Sebbene la comunità abbia accolto questa decisione con favore, alcuni esperti sono preoccupati che l’effetto voluto non si verificherà o addirittura l’opposto. Si teme che una volta vietata l’entrata ai minorenni, potrebbe aumentare la curiosità per questi media, favorendo l’utilizzo di reti virtuali private (VPN) o altri metodi per bypassare i limiti.

L’esperienza del passato in Australia conferma che questo tipo di misure possono generare un aumento improvviso dell’utilizzo di strumenti per saltare le restrizioni. Inoltre, esiste il rischio che i minori cerchino comunque di entrare in contatto con utenti potenzialmente predatori in chatroom e in giochi online, specialmente con l’aiuto delle IA, che ormai riescono a generare facilmente contenuti dannosi e inappropriati.

Il pericolo maggiore non è solo rappresentato dai social network. Alcune piattaforme come Grok-X e X hanno creato contenuti incontrollati, che vanno dalla pornografia adolescenziale a immagini sessuali generate con l’aiuto delle intelligenze artificiali.

Le conseguenze e le prossime mosse

Pur avendo iniziato a implementare alcune delle nuove norme, il Regno Unito ha ancora molte barriere da superare. Alcune tecnologie moderne, come la pornografia online, sono già bloccate con la legge in paese, ma anche queste non si risolvono facilmente.

Inoltre, esiste un dibattito sull’efficacia di questi limiti. C’è chi crede che solo una maggiore istruzione e una sensibilizzazione generale possano davvero aiutare i giovani a utilizzare le piattaforme digitali in modo responsabile. Altri sostengono che una proibizione non serve a niente se non genera ribellione.

Così non è il fine

Nonostante queste preoccupazioni, il modello britannico mostra una volontà forte di intervenire. La proibizione per i minori di 16 anni potrebbe servire da stimolo per altri paesi a prendere in considerazione misure di simile portata e a rivedere le protezioni digitali in base alle nuove tecnologie.

Tutto questo mostra che il dibattito non è solo tecnologico, ma anche culturale: come società vorremo che crescesse la prossima generazione e che risorse mettiamo davvero a disposizione per guidarla nel mondo reale, non solo in quello digitale.