L'Italia ha un importante strumento per regolare l'evoluzione del mercato del lavoro tecnologico: la nuova norma UNI 11621-8:2026, promossa dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e realizzata in collaborazione con la Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO. Questo documento introduce una classificazione nazionale precisa dei profili professionali coinvolti nell’Intelligenza Artificiale. Si tratta del primo standard europeo dedicato ad una mappatura completa in base alle competenze, alle formazioni e agli schemi di certificazione necessari per governare l’innovazione nel contesto digitale.

Lungo il 2026, l'Italia ha riconosciuto che la trasformazione digitale richiede non solo strumenti innovativi, ma anche competenze specifiche da sviluppare all’interno dell’economia. La norma arriva come risposta a un’esigenza strategica: fornire l’orientamento per creare nuovi ruoli professionali e riconfigurare quelli esistenti in relazione al contesto tecnologico in evoluzione. Gli esperti coinvolti nel processo, come i professionisti del Dipartimento per la trasformazione digitale del Ministero, hanno sottolineato l’importanza di un approccio che tenga conto sia dei bisogni delle imprese che dell’evoluzione delle competenze nel settore ICT.

Finora, l’Italia era rimasta fuori da questo confronto in termini di organizzazione e definizione professionale. La norma UNI 11621-8:2026, però, ha aperto un confronto interdisciplinare che coinvolge enti accademici, imprese, funzionari pubblici, organizzazioni di consulenza e professionisti ICT. Questo permette di costruire insieme una base comune tra il mercato della consulenza tecnica per l’IA e gli strumenti formativi.

Lo scenario internazionale e l’IA strategica

Il contesto internazionale richiama l’esigenza di formare una classe professionale capace di sfruttare l’IA non solo per il vantaggio economico ma per guidare l’innovazione tecnologica a livello globale. UNI 11621-8:2026 contribuisce a questo obiettivo, con un ruolo chiave per sostenere il Regolamento UE 2024/1689, che si concentrerà sull’importanza dell’AI literacy e sui rischi associati ai sistemi critici.

Oltre a rispondere a normative esistenti, questa norma mira a promuovere competenze trasversali come la gestione del rischio e il rispetto dei principi etici, indispensabili per garantire la trasparenza e lo spiegamento chiaro dei sistemi di IA. In un mercato sempre più dinamico, i professionisti ICT in grado di governare l’IA si riveleranno un asset strategico per entrambi i settori pubblico e privato.

I dodici profili professionali dell’Intelligenza Artificiale

La norma individua 12 profili professionali chiave per il ciclo vitale dell’IA, ognuno con un insieme specifico di ruoli attesi, competenze richieste e abilità da sviluppare. Questi vanno dalla leadership strategica all’ingegneria dell’apprendimento, ai dati, alla sicurezza, fino alla ricerca. Il profilo dell’“AI Consultant”, ad esempio, guida l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale all'interno dell’organizzazione, offrendo un sostegno per l’adattamento digitale e migliorando la competitività complessiva.

I responsabili di ogni profilo dovranno dimostrare di saper formulare strategie in linea con gli obiettivi di business, rispettare i principi etici e gestire il rischio operativo. Per ogni ruolo, sono definiti

    • La descrizione dettagliata.
    • La funzione principale.
    • La missione chiara per ogni profilo.
    • Una lista dei compiti esecutivi previsti.
    • I risultati attesi.
    • Un elenco di competenze da mappare riferite al framework internazionale.
    • Un insieme di 25 abilità che costituisce il bagaglio essenziale.

Questi elementi permettono di fornire agli enti universitari, agli agenti di organizzazione e ai consulenti ICT una base concreta per strutturare percorsi di formazione accreditata e per orientare i giovani professionisti.

La relazione con il sistema formativo e la certificazione

La norma UNI 11621-8:2026 si posiziona come una guida chiara per i responsabili del sistema educativo e di certificazione. Per università e ITS Academy, essa offre un modo organico di rivedere i corsi e i programmi, rendendoli in linee con gli assetti tecnologici necessari. Per gli organismi di certificazione, invece, costituisce una base per il rilascio di certificati per figure professionali ICT impegnate nell’IA.

Sono previste collaborazioni con gli enti di formazione, per lo sviluppo di syllabus mirati e di programmi di reskilling e upskilling. Per le aziende, infine, la norma aiuta a qualificare la domanda di personale e a migliorare la conformità alle normative nazionali e internazionali.

Applicazioni organizzative e strategiche

Per le aziende, i vantaggi immediati di questa norma sono molteplici. Per cominciare, permette di

    • mappare in modo chiaro le competenze interne.
    • individuare i vuoti formativi.
    • costruire percorsi di crescita professionale basati sull’evoluzione tecnologica.
    • definire nuovi ruoli ICT in funzione del piano di sviluppo organizzativo.

La chiarezza sui profili tecnici e manageriali permette anche una migliore gestione di progetti complessi e di servizi critici, dove l’IA entra a far parte del core business. La norma diventa così uno strumento di governance strategica, non solo per le aziende private ma anche per la PA che deve sfruttare la tecnologia per migliorare i servizi ai cittadini.

Conclusione e prospettive

La UNI 11621-8:2026 è un punto di partenza ma anche una base solida per nuovi sviluppi. Essa si colloca in un percorso che mira a rafforzare la capacità italiana di partecipare alle discussioni a livello internazionale sugli standard e sulle competenze nell'ambito dell’Intelligenza Artificiale.

Con una strategia di aggiornamento periodico, l’Italia può diventare un centro di riferimento per la formazione e l’accreditamento tecnico di professionisti ICT. Attraverso un ciclo continuo di aggiornamento, questa norma favorisce una visione organica della digital leadership e del e-leadership nell’era dell’IA.

In definitiva, la norma UNI 11621-