Contesto e dati di riferimento

Dal 2025, secondo Analysys Mason, il 98 % della spesa governativa europea legata alla difesa nello spazio sarà destinato a fornitori europei. A prima vista il dato suggerisce la nascita di un mercato realmente continentale. Una lettura più attenta, però, evidenzia che l’Europa acquista sempre più “europeo”, ma continua a preferire fornitori nazionali. Questo contrasto è fondamentale per comprendere il progetto Bromo, la fusione delle attività spaziali di Airbus, Leonardo e Thales.

Il valore economico del procurement NATO

L’ultimo anno ha visto una crescita di circa 20 miliardi di dollari nel valore dei contratti NATO per hardware e servizi satellitari. Non si tratta di ricavi già realizzati, ma di un perimetro contrattuale in espansione, spinto dalla guerra in Ucraina, dall’instabilità geopolitica e dalla necessità di ridurre le dipendenze critiche. Quando una capacità diventa indispensabile, il procurement non è più mera amministrazione: diventa politica industriale.

Settori coinvolti e impatto della sovranità

Il 98 % riguarda esclusivamente la spesa governativa europea per la difesa nello spazio, non l’intera Space Economy. In questo contesto, sicurezza delle forniture, continuità operativa e controllo della tecnologia possono superare di gran lunga le considerazioni di prezzo. Il modello di procurement influenza inoltre le telecomunicazioni sicure, l’Earth Observation e le infrastrutture dual‑use.

Modelli di procurement nazionale, misto e regionale

Analysys Mason distingue tre tipologie di approccio:

    • National: i contratti vengono assegnati prevalentemente a imprese del proprio Paese;
    • Misto: combinazione di fornitori nazionali e partnership regionali;
    • Regionale: predilezione per player europei con scarsa presenza nazionale.

Tra il 2025 e il 2026, i dati indicano:

    • Francia – 78 % della spesa a imprese francesi;
    • Germania – 83 % a imprese tedesche;
    • Regno Unito – circa 50 % nazionale, 50 % regionale, con una tendenza verso soluzioni europee;
    • Paesi Bassi e Portogallo – maggiore dipendenza da player regionali, ma con l’obiettivo di costruire capacità industriali proprie.

Il peso della sovranità nazionale

L’Europa appare più come una federazione di mercati sovrani che cooperano, piuttosto che un mercato unico senza attriti. Il 98 % di “europeo” non elimina le frontiere industriali; le rende più sofisticate, creando barriere basate su localizzazione, supply chain domestica, stabilimenti e controllo tecnologico. In media, i governi europei assegnano circa il 40 % delle opportunità a aziende del proprio Paese, ma gli estremi francese e tedesco mostrano una tendenza più marcata verso il procurement domestico.

Barriere d’ingresso per fornitori esterni

Per un operatore non europeo, il prezzo d’ingresso può assumere varie forme:

    • Creazione di joint venture con partner locali;
    • Trasferimento tecnologico;
    • Stabilimento di impianti produttivi sul territorio;
    • Costruzione di una supply chain domestica;
    • Assunzione di personale nazionale.

Queste barriere, più industriali che giuridiche, limitano l’accesso ai ruoli di prime contractor, relegando i fornitori esteri a semplici subfornitori.

Budget e investimenti nazionali

I piani di spesa dei grandi Paesi sono notevoli:

    • Germania – circa 40 miliardi di dollari in difesa spaziale entro il 2026‑2030;
    • Francia – 5 miliardi aggiuntivi su un budget già di 7 miliardi per il 2024‑2030;
    • Regno Unito – circa 10 miliardi entro il 2030.

Si tratta di piani, non di contratti già firmati, ma indicano una domanda pubblica in forte crescita, destinata a diventare il motore principale della crescita spaziale europea.

Il caso Bromo: struttura e governance

Il Memorandum of Understanding del 23 ottobre 2025 prevede la creazione di una nuova società che riunisca le attività spaziali di Airbus, Leonardo e Thales, escludendo i lanciatori. La distribuzione azionaria sarà:

    • Airbus – 35 %;
    • Leonardo – 32,5 %;
    • Thales – 32,5 %.

La nuova entità presenterà circa 25 000 dipendenti e 6,5 miliardi di euro di ricavi pro‑formà per il 2024, con operatività a partire dal 2027. Le sinergie previste ammontano a centinaia di milioni di euro annui, a regime, cinque anni dopo il closing.

Scalabilità versus sovranità nazionale

La logica classica del grande consorzio è chiara: scala, massa critica, riduzione delle duplicazioni e capacità di investimento più ampia. Tuttavia, i dati di Analysys Mason suggeriscono che se il procurement premia la presenza nazionale, concentrare le attività in pochi siti può generare efficienze contabili ma al contempo ridurre l’accesso commerciale. Un sito “duplicato” in Excel può diventare la condizione necessaria per soddisfare i requisiti di un bando sovrano.

Strategie per mantenere l’eligibilità industriale

Per Bromo, la sfida è trasformare la scala in una piattaforma multi‑sovrana: non una multinazionale che centralizza tutto, ma un gruppo capace di presentarsi come operatore nazionale qualificato nei Paesi chiave. Ciò implica:

    • Mantenere competenze e responsabilità locali;
    • Preservare supply chain e tecnologia entro i confini nazionali;
    • Garantire capacità di prime contracting, design, system engineering, integrazione, test, software e cybersecurity.

Una sinergia efficace ridurrà i costi senza compromettere l’accesso ai programmi; una sinergia “cattiva” potrà generare risparmi immediati ma diminuire le probabilità di aggiudicazione futura.

Sviluppi recenti in Italia

Il 21 settembre 2026, nella procedura ex articolo 47 della legge 428/1990, Leonardo