Iliad, Fastweb-Vodafone, WindTre, Sky e perfino TIM si muovono in ordine sparso contro l’adeguamento dei listini all’ingrosso. Ma chi per anni ha denunciato il ritardo italiano sulla fibra non può ora gridare allo scandalo per il primo riallineamento dei prezzi. E i conti, voce per voce, raccontano un’altra storia.

Nel giro di poche settimane FiberCop si è trovata sotto attacco su tre fronti contemporaneamente.

È un fuoco di sbarramento che vale la pena guardare da vicino, perché dietro la concomitanza degli attacchi si nasconde una serie di contraddizioni che indeboliscono, anziché rafforzare, le ragioni di chi protesta.

Conviene partire dai fatti, prima che dalla teoria. L’11 marzo l’Agcom ha approvato l’analisi di mercato sulla rete fissa che qualifica FiberCop come operatore wholesale only ai sensi dell’articolo 80 del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Da questa qualifica discende un regime regolatorio più leggero, previsto dallo stesso Codice: in questo caso non c’è alcun rischio di trattamenti più favorevoli verso divisioni retail della stessa società o società ad essa collegate.

Il vecchio sistema, quello che imponeva alla TIM verticalmente integrata prezzi rigidamente ancorati ai costi (e spesso sottocosto), perde così il suo presupposto: serviva a impedire che l’operatore proprietario della rete discriminasse i concorrenti sui servizi a vantaggio della propria offerta commerciale. Con una società che la rete la vende soltanto, quel rischio per definizione non esiste più.

Il nuovo regime tariffario

Al posto del prezzo orientato al costo subentra il criterio dei “prezzi equi e ragionevoli”. E qui l’Agcom, prima autorità in UE a cimentarsi con la nozione, ha dovuto stabilire che cosa significhi “equi e ragionevoli”, fissando alcuni criteri (sempre con la delibera 58/26/CONS) con riferimento ai diversi servizi offerti da FiberCop. Nonostante FiberCop sia anche l’operatore europeo con il maggior numero di servizi regolati, i servizi su cui si concentrano i commenti sono essenzialmente tre:

    • Il VULA-C, ossia l’accesso attivo su architettura mista fibra-rame (l’FTTC, in cui la fibra arriva fino all’armadio stradale e l’ultimo tratto verso casa rimane in rame).
    • Il VULA-H, l’accesso attivo su fibra pura (l’FTTH, in cui la fibra entra dentro l’abitazione).
    • I contributi una tantum.

L’adeguamento dei listini presentato l’15 aprile è la conseguenza diretta della delibera, che tra l’altro impone espressamente a FiberCop la pubblicazione dei prezzi: non è dunque un’iniziativa estemporanea. E proprio perché in determinate aree mantiene un significativo potere di mercato, in quelle aree FiberCop è tenuta alla trasparenza dei listini, un obbligo che non grava su Open Fiber, libera invece di negoziare le condizioni caso per caso con ogni singolo operatore.

Una logica precisa

Guardata nel suo insieme (e non per silos) la proposta ha una logica precisa: i canoni del rame e dell’FTTC salgono dell’8,8 per cento entro fine 2026, mentre i prezzi della fibra pura scendono. Due movimenti opposti che producono un effetto combinato: rendere progressivamente meno conveniente restare sul rame e sempre più vantaggioso spostarsi sulla fibra.

Gli operatori retail, che acquistano i servizi all’ingrosso per rivenderli ai clienti finali, si troveranno davanti a conti che parlano chiaro, e la risposta naturale sarà accelerare la migrazione della propria base clienti verso la fibra ovunque sia disponibile. Non per obbligo regolatorio, ma per logica economica.

Una differenziazione fine

La differenziazione è ancora più fine: dove la fibra fino a casa è già presente, l’aumento sul rame è più alto, intorno al dieci per cento; dove la fibra non è ancora arrivata, l’incremento si ferma attorno al sei per cento, con una differenza che si aggira su un euro.

Si incentiva la transizione dove ha senso farlo, senza penalizzare i territori che la fibra non l’hanno ancora vista. Conviene allora leggere le tre componenti una per una, perché ciascun movimento di prezzo risponde a un criterio che la stessa Agcom ha fissato nella delibera.

L’accesso attivo sul misto fibra-rame

La prima componente è l’accesso attivo sul misto fibra-rame, il VULA-C. Qui il rialzo non è un sovrapprezzo arbitrario, ma il recupero parziale di costi unitari che crescono man mano che i volumi sul rame calano: mantenere in funzione un’infrastruttura legacy con sempre meno utenti la rende, per definizione, più cara da gestire per linea.

E anche all’interno del rame la tariffa distingue tra i civici già raggiunti dalla fibra (di chiunque) dove il segnale di prezzo deve spingere a migrare, e quelli ancora scoperti, dove l’aumento resta più contenuto per non scaricare la transizione sui territori privi di alternative.

L’accesso attivo sulla fibra fino a casa

La seconda componente è l’accesso attivo sulla fibra fino a casa, il VULA-H, ed è quella che racconta la direzione di fondo. Qui i prezzi restano stabili o calano, perché è sulla fibra che vanno sostenuti gli investimenti, già effettuati e in corso.

La distinzione tra civici neri, dove esistono infrastrutture alternative e quindi concorrenza, e civici grigi, serviti da un solo operatore, riflette condizioni competitive e di costo diverse, non un capriccio commerciale. E gli sconti a volume previsti su questa componente, oltre a incentivare il passaggio alla fibra, sono replicabili: disponibili a tutti gli operatori alle stesse condizioni, e quindi compatibili con uno dei vincoli più delicati posti dall’Autorità, la coerenza dello spazio economico tra servizi attivi e passivi, che impedisce di comprimere il margine di chi sceglie di infrastrutturarsi acquistando solo la fibra spenta.

I contributi una tantum

La terza componente sono i contributi una tantum, le voci di attivazione e disattivazione che pure compaiono nelle proteste. Anche qui la logica è verificabile: i prezzi sono aggiornati ai costi effettivi che FiberCop sostiene, ricavati dal bilancio e dai contratti con le imprese che realizzano materialmente i lavori di rete, mentre il contributo di attivazione dei servizi in fibra viene rimodulato proprio per rendere meno oneroso il passaggio dal rame alla fibra.

È il contrario di una barriera all’uscita: è uno sconto sull’ingresso nel mondo nuovo.

Un listino costruito attorno a criteri regolatori

Messi insieme, questi tre movimenti compongono un listino che non