L’approccio alla difesa digitale europea entra in una fase cruciale, in cui modelli AI, capacità di calcolo (compute), chip, piattaforme e canali di aggiornamento si trasformano in componenti infrastrutturali strategici. Il rischio non è solo legato alla tecnologia, ma anche all’industria: utilizzare soluzioni veloci costruite su tech stack governati da giganti internazionali potrebbe ridurre la capacità dell’Europa di controllare strategicamente il proprio settore difensivo nel medio termine.
La difesa digitale non dipende più esclusivamente da satelliti, reti cifrate e dati classificati. La chiave del potere difensivo moderno risiede sempre più su chi controlla i modelli foundation, i chip GPU, gli ambienti di sviluppo, i dataset e le piattaforme software che alimentano i sistemi di comando e controllo (C2), difesa cibernetica (cyber defence), sorveglianza e riconoscimento (ISR), logistica predittiva, simulazione e autonomia operativa. L’idea principale è che, se l’Europa acquista capacità militari digitali costruite su stack tecnologici esterni non governabili, potrebbe acquisire prontezza operativa nel breve periodo, ma indebolire la sua posizione industriale a lungo termine.
Un problema di potere industriale e controllo tecnologico
Il dibattito intorno alla “sovranità digitale” nell’Unione Europea si è per anni concentrato sulla localizzazione dei dati e sulla qualificazione di infrastrutture cloud. Questo rimane rilevante, ma non sufficiente. I nuovi rischi industriali nascono a monte e a valle del dato: a monte, pochi fornitori dominano l’addestramento dei modelli AI che richiede chip avanzati, centri di calcolo AI-optimized, energia e librerie proprietarie; a valle, l’esecuzione operativa (inference) dipende da API, licenze, aggiornamenti e normative di mercato.
Se una forza militare dipende in modo critico da modelli di intelligenza artificiale e da capacità di calcolo operativo forniti da un ecosistema commerciale esterno, perde una parte importante della sua capacità decisionale e analitica nel tempo. L’importanza di questa problematica è riconosciuta dal White Paper for European Defence – Readiness 2030, che include AI, cloud, computing quantistico, connettività sicura e sistemi autonomi tra gli strumenti fondamentali della superiorità nell’ambito della difesa.
Il piano strategico “AI Continent Action Plan” punta a mobilitare 200 miliardi di euro per sostenere le infrastrutture di intelligenza artificiale sul suolo europeo, con 20 miliardi destinati alle AI gigafactories e 19 ai laboratori tecnologici per le startup, l'industria e la ricerca. Questo evidenzia l’esigenza di costruire autonomia tecnologica sulle componenti chiave, perché senza compute europeo, non si può parlare di sovranità digitale.
La catena della sovranità: un framework in quattro livelli
Interpretare correttamente questa transizione richiede un modello operativo in quattro livelli. Il primo livello è l’hardware, ossia semiconduttori, acceleratori AI, memoria, networking e sistemi di raffreddamento. L’Unione Europea mira con il Chips Act a raggiungere una quota significativa del mercato dei semiconduttori globale, ma la difesa digitale richiede non solo capacità produttiva, ma anche una disponibilità prevedibile e qualificata di componenti in grado di resistere a condizioni particolari.
- Per radar, edge AI, computing in spazio e data center sicuri
- Con una capacità produttiva che non dipenda da fornitori non europei
Il secondo livello è il compute, che include supercomputing, AI factories, gigafactories e capacità distribuite. Il terzo livello è rappresentato dai modelli AI (inclusi foundation model, modelli multimodali, agenti e sistemi di retrieval). L’ultimo e cruciale livello riguarda le piattaforme che permettono l’implementazione, la manutenzione e l’audit, tra cui MLOps, cybersecurity, gestione dell’identità, gestione delle API e audit degli algoritmi.
Rischi industriali e regolamentari nella difesa AI-native
Il quadro normativo europeo è avanzato, ma non è pienamente adattato alla difesa AI-native. L’AI Act esclude i sistemi usati esclusivamente per finalità militari, ma i sistemi utilizzabili dai ministeri e dai prime contractor spesso risultano di tipo dual-use, sviluppati per usi civili, adattati a contesti di difesa, spesso con criteri di classificazione complessi e sovrapposizioni tra normativa, segreto industriale e controllo esportativo.
In Francia, il governo ha siglato un accordo con Mistral AI per ospitare modelli e servizi su infrastrutture locali, sotto il controllo dell’agenzia per l’intelligenza artificiale militare. Anche la partnership tra Helsing e Mistral, lanciata nel 2025 per sviluppare nuovi sistemi AI per la difesa europea, indica un movimento verso tecnologie locali con un controllo nazionale più forte.
Tuttavia, la complessità persiste. Anche gli operatori europei dipendono da GPU e componenti di accelerazione di mercato globale, mentre le Big Tech offrono cloud e servizi “sovrani” con controllo localizzato. Soluzioni pragmatiche, ma non sufficienti: sovranità non si rileva solo da una residenza locale dei dati, ma da capacità di audit, ispezione, sostituzione e controllo completo del stack tecnologico.
La posizione strategica dell’Italia
Per l’Italia, il tema è estremamente rilevante. Il Paese possiede aziende che coprono segmenti fondamentali della catena della difesa digitale:
- Leonardo: sensoristica e piattaforme difensive
- Fincantieri: integrazione navale
- Telespazio e Thales Alenia: missione in spazio e telecomunicazioni
- Elettronica: elettronica e sistemi di comunicazione
- Avio Aero: motori e integrazione aeronautica
- STMicroelectronics: semiconduttori
La differenza strategica sta tra “integrare” e “orchestrare”. Quando si integrano componenti di altri in tecnologie esistenti, l’Italia può velocizzare l’adozione. Quando invece si orchestrano stack di difesa sovrani in cui l’Italia domina in componenti cruciali, il Paese si costruisce una posizione industriale e strategica.
Il Polo Strategico Nazionale, EuroHPC, CINECA e il polo microelettronico di Catania rappresentano asset da integrare. Ma serve una visione che abbia a che fare con casi d’uso ad alta intensità, come:
- Modelli di intelligence documentale
- Simulazione operativa
- War gaming
- Manutenzione predittiva
- Analisi di minacce cyber
- Gestione logistica
- Supporto decisionale in contesti ad alto classificazione
