L’iniziativa Pax Silica, lanciata nel dicembre 2025 dal Dipartimento di Stato americano, mira a proteggere le catene di approvvigionamento legate all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori. L’Unione Europea ha ufficialmente aderito il 23 giugno 2026, unendo le sue forze a quelle di molti paesi, tra cui Argentina, Cile, Costa Rica, Kazakistan e Panama. Il nome “Pax Silica” evoca l’idea di pace e ordine garantiti dal controllo di una risorsa fondamentale, il silicio.
Un modello transazionale per l’Euro-pa
Pax Silica non è un accordo vincolante né una semplice dichiarazione d’intenti. Si basa su una logica di “coalition of capabilities” dove ogni stato contribuisce con risorse specifiche in cambio di accesso ai tecnologie di punta. Un esempio emblematico è il progetto “Fort Foundry One”, un impianto di produzione di chip in Israele finanziato e costruito con la collaborazione di dodici nazioni.
Per l’Europa, l’adesione rappresenta un’opportunità per giocare le sue carte industriali, come ASML e la sua competenza in litografia EUV, la chimica avanzata e l’ecosistema di ricerca europeo sui materiali innovativi. Tuttavia, il dibattito non manca: si chiede se queste risorse si giochino a titolo di vantaggio contrattuale o semplicemente come condizione d’ingresso.
La frammentazione interna dell’Unione Europea
L’adesione non è stata unanime. Paesi come la Germania, l’Italia e i Paesi Bassi hanno sostenuto l’incorporazione nell'iniziativa, mentre la Francia si è dimostrata contraria, sostenendo che Pax Silica minaccia la sovranità tecnologica europea. L’Italia è andata a Bruxelles e non come stato membro diretto.
Il compromesso raggiunto sfrutta la non vincolatività della Dichiarazione come elemento di flessibilità, ma i rischi rimangono, come il potenziale di frammentazione del mercato unico. Secondo l’organismo MLex, il regime di controllo implicato in Pax Silica potrebbe compromettere il coordinamento interno dell’Unione.
Strategia di hedge: breve e lungo periodo
L’adesione all’iniziativa europea ha senso in un contesto strategico a due livelli. A livello breve, l’Unione European ha bisogno di garantire l’accesso ad energia e chip, settori dove non è autosufficiente per anni. A livello medio-lungo, l’EU sta sfruttando l’esperienza per costruire una propria posizione, con iniziative come il Chips Act 2.0, InvestAI, e il pacchetto di sovranità tecnologica da 420 miliardi.
Un piano di due livelli
Con una spesa stimata di 120 miliardi per i semiconduttori, 200 miliardi per i data center e 100 miliardi per AI e cloud, l’Europa sta investendo per creare un’industrializzazione propria, pur continuando a collaborare con Pax Silica. La strategia non è un’alternativa ma una “duplicazione”, una polizza assicurativa su un’altra polizza assicurativa.
Un contesto globale più vasto
La scelta di entrare in Pax Silica va vista in parallelo con l’evoluzione del trusted partner framework del G7. Quest’ultimo regola l’accesso ai modelli AI più avanzati, come Anthropic Mythos e Fable, limitando l’avanzamento tecnologico alle nazioni partner “affidabili”. Pax Silica e il quadro dei “partner attendibili” insieme formano una struttura di fiducia tecnologica che esclude paesi non inclusi.
Governance e rischi futuri
Il termine americano “innovation sovereignty” esprime con forza l’idea che la sovranità è da costruire attraverso una collaborazione con USA e non in antagonismo. La sovranità tecnologica Europea si appoggia a due pilastri: la capacità produttiva e la capacità regolamentare. Il rischio, sottolinea con forza la Francia, è di vedere quest’ultima erosa progressivamente da alleanze esterne con Washington.
Conclusione strategica
La scommessa europea sta nel non perdere il controllo sulle regole del mercato interno e sulla governance dell’uso di chip e AI in Europa. Tuttavia, con Pax Silica, l’Europa entra in una logica di controllo tecnologico globale dove gli accordi vengono rinegoziati a seconda del contesto internazionale. Resta da verificare se il resto dell’Unione abbia capito, come ha fatto francese, l’ampiezza delle implicazioni.
