Al termine della partita inaugurale del Mondiale 2026 – vinta dal Messico, uno dei tre paesi che ospita l’evento – il pallone è stato rimesso in carica. Novanta minuti (la durata di una partita) “attaccato” a una presa bastano per circa sei ore: non per “volare” meglio dopo un calcio, l’aerodinamica del pallone in questo caso non c’entra, ma per far funzionare il sensore di movimento che si porta dentro, capace di mandare dati cinquecento volte al secondo alla sala VAR.

Basta questo per capire cosa è diventato il torneo aperto l’11 giugno all’Estadio Azteca di Città del Messico. La Coppa del Mondo più grande di sempre, con 48 squadre, 104 partite e 16 stadi tra Stati Uniti, Canada e Messico, è anche il più imponente esperimento di tecnologia applicata allo sport mai messo in piedi.

Il pallone ufficiale dei Mondiali 2026 si chiama Trionda. Il nome mette insieme il “tri” delle tre nazioni ospitanti e l’onda che ne attraversa la grafica. Lo firma Adidas, ma esce dagli stabilimenti di Forward Sports a Sialkot, in Pakistan: la stessa azienda che ha cucito il Brazuca del 2014, il Telstar 18 del 2018 e Al Rihla del 2022. Stavolta i pannelli sono solo quattro, termosaldati, contro i tanti pannelli dei modelli precedenti. È una semplificazione che, stando ai test in galleria del vento di alcuni ricercatori indipendenti, rende il volo più stabile.

Ma la novità vera è nascosta all’interno: un’unità di misura inerziale, cioè un sensore che registra accelerazioni, rotazioni e contatti, infilata in uno dei quattro pannelli con tre contrappesi negli altri per non sbilanciare la sfera. Nel 2022 lo stesso sensore stava sospeso al centro del pallone; spostarlo in un pannello serve a produrlo più facilmente, senza togliergli nulla.

Il dato che conta più di tutti ha un nome: kick point, l’attimo esatto in cui il pallone viene colpito. È da lì che dipende ogni fuorigioco, perché la posizione dei giocatori va congelata nel momento preciso in cui parte il passaggio. Senza sensori quell’attimo si deve ricostruire a occhio nudo o con l’aiuto di sistemi informatici che lavorano sulle immagini, fotogramma per fotogramma, con un margine d’errore che basta a far litigare tutti per giorni.

Il fuorigioco semiautomatico

Adesso, con Trionda, c’è un sensore in campo che fissa quell’attimo al millesimo di secondo. Il sensore del pallone è solo metà del meccanismo. L’altra metà sono le telecamere di tracciamento di ogni stadio, che inseguono Trionda e giocatori decine di volte al secondo e ricostruiscono la posizione di braccia e gambe di ognuno.

Aggregando i dati sul kick point di Trionda e la mappatura delle posizioni di ciascun giocatore in campo si arriva al fuorigioco semiautomatico, che la FIFA ha introdotto in Qatar nel 2022. La vecchia versione segnalava da sola solo i fuorigioco oltre i cinquanta centimetri; quella nuova scende a dieci, e soprattutto suona direttamente nell’auricolare dell’arbitro, in tempo reale, senza più aspettare la telefonata dalla sala VAR.

Avatar 3D e Intelligenza Artificiale

Il risultato dovrebbe essere duplice: decisioni che si chiudono in secondi e non in minuti, e meno interruzioni della partita. Ma come funziona, in concreto? Attorno a questo cuore di Trionda, la FIFA ha aggiunto, con Lenovo come partner tecnologico ufficiale, un altro strato: gli avatar tridimensionali dei giocatori.

Prima del torneo ogni calciatore è stato scansionato, pochi secondi dentro un cerchio di telecamere, e da quelle immagini un’intelligenza artificiale generativa ha tirato fuori un modello 3D fedele alle sue misure reali. Durante le partite gli avatar vengono sincronizzati con i dati del sensore e delle telecamere: quando il VAR si pronuncia su un fuorigioco, il sistema sforna una ricostruzione tridimensionale dell’azione che finisce sugli schermi dello stadio e in televisione.

Trasparenza e Spettacolo

Il presidente Gianni Infantino ha rivendicato il salto: giocatori identificati e seguiti meglio, decisioni più rapide, immagini che capiscono tutti. E quest’ultimo punto non è un dettaglio estetico. Una delle ragioni per cui il VAR è così poco amato, e i sondaggi tra i tifosi dei grandi campionati europei sono impietosi, è proprio che non si capisce: la decisione arriva dopo minuti, basata su righe tracciate su un fotogramma che il pubblico non sa leggere.

Stesso discorso per le bodycam degli arbitri, provate al Mondiale per club del 2025 e ora presenti in tutte le 104 partite. Il problema era banale: una telecamera attaccata al petto di un arbitro che corre produce un video mosso e inguardabile. Lenovo ha messo a punto una stabilizzazione basata sull’intelligenza artificiale che lavora il flusso video sul posto, nei server dello stadio, togliendo il tremolio mentre la scena scorre.

Il risultato si chiama Referee View ed entra nelle regie televisive: per la prima volta il pubblico vede l’azione dagli occhi di chi la deve giudicare, e alla velocità a cui la deve giudicare. Pierluigi Collina, a capo della commissione arbitrale FIFA, ha detto che la prova è andata oltre le aspettative.

Democratizzazione e Accesso Equo alla Tecnologia

C’è un aspetto di tutto questo che ha fatto meno rumore e che invece vale la pena mettere in primo piano: chi ne raccoglie i frutti. In un torneo allargato a 48 squadre convivono federazioni con reparti interi che si occupano di analisi dati e federazioni che non possono permettersi niente del genere.

La piattaforma FIFA Football AI Pro

La FIFA ha deciso che tutti i dati raccolti, tracciamento dei giocatori, eventi di gioco, flussi video, finiranno in una piattaforma di analisi aperta a tutte le squadre alle stesse condizioni. Si chiama FIFA Football AI Pro: un assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa che incrocia agenti capaci di interrogare i dati delle partite con un modello linguistico addestrato sul lessico del calcio, e restituisce analisi tattiche e report sulle prestazioni in fretta.

    • Agenti AI: capaci di analizzare dati in tempo reale.
    • Modello linguistico: adatto al lessico calcistico.
    • Analisi tattiche: disponibili per ogni squadra.

Il messaggio politico

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