Ban sui social media non funziona, Australia aumenta le multe
Cinque milioni di account sono già stati rimossi, disattivati o limitati in base alla legge Social Media Minimum Age attuata in Australia. La normativa vieta l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e richiede la verifica dell’età prima dell’iscrizione. Nonostante questo, uno studio recente ha rivelato che l’85% degli utenti con meno di 16 anni continua ad utilizzare le suddette piattaforme.
Le piattaforme accusate, il governo rafforza i controlli
Il Primo Ministro Anthony Albanese ha annunciato l’intenzione del governo di rafforzare i poteri del Privacy Commissioner, in modo da controllare meglio le misure adottate dai provider per vietare l’accesso ai minori. In particolare, i social dovranno fornire prove che i controlli di età funzionino correttamente. L’autorità potrà richiedere documenti anche a terzi, tra cui verificatori di età e negozio app store.
Secondo il governo, le aziende non stanno facendo abbastanza per impedire l’accesso ai minori nonostante i nuovi controlli. Le sanzioni per le piattaforme che non rispettano la legge passeranno da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani in caso di ripetute violazioni.
Le cinque piattaforme coinvolte
- Snaptchat
- TikTok
- YouTube
Tutte queste aziende sono state oggetto di indagini per non avere implementato correttamente le protezioni previste dalla legge. Il governo australiano ha confermato che queste piattaforme saranno sottoposte a una supervisione più stretta.
Modelli internazionali e dibattiti in Italia
La legge australiana ha ispirato iniziative simili in altri paesi europei. In Regno Unito, il governo sta valutando una proposta simile e la Commissione Europea si appresta ad annunciare una proposta entro l’estate. In Italia, le discussioni al Senato stanno prendendo forma al riguardo, con l’idea di vietare l’accesso ai minori di 15 anni.
I limiti del controllo digitale
Sebbene l’Australia abbia adottato una serie di misure, compreso l’uso di strumenti tecnologici per la conformità, il ban non sembra efficace, soprattutto tra i bambini. I giovani riescono comunque a eludere i controlli di età esistenti e a continuare a usare i social in modo non conforme. Alcuni esperti osservano che la sfida principale non è tanto creare un sistema che impedisca l’accesso ma educare i ragazzi sull’uso appropriato dei social e la gestione del tempo online.
Persone e aziende in azione
Il rafforzamento dei poteri del garante della privacy e l’aumento delle multe rappresentano un passo importante verso la regolamentazione dei social media. Tuttavia, i problemi strutturali rimangono, soprattutto in termini di compliance da parte dei provider e nell’efficacia degli strumenti di controllo. In assenza di una cultura del rispetto dell’età minima, il rischio sociale persiste e l’Australia deve trovare un modo per integrare il controllo con un’educazione digitale più forte.
