La Commissione europea è in preparazione di una proposta per migliorare la protezione dei minori su internet, seguendo le raccomandazioni del rapporto del panel Fegert-Melchior. Secondo i dati, gli utenti minorenni trascorrono troppe ore davanti agli schermi, esponendosi a contenuti dannosi e stress emotivo. L’iniziativa prevede l’accesso limitato ai servizi digitali sotto i 13 anni, e una serie di obblighi per le piattaforme per migliorare la sicurezza.
Il contesto europeo
Il rapporto del panel Fegert-Melchior, presentato il 13 luglio 2026, è il risultato di un’indagine approfondita sui rischi per i minorenni online. I co-presidenti, Jörg M. Fegert e Maria Melchior, propongono che le piattaforme dimostrino la loro sicurezza prima di permettere l’accesso ai minori. L’iniziativa nasce da un crescente numero di Paesi che hanno adottato restrizioni per la protezione infantile, con quasi 40 Paesi nel mondo interessati.
Le linee guida
Il rapporto presenta un’analisi dettagliata della protezione per fasce di età. I bambini under 3 anni dovrebbero evitare l’uso di schermi o social media+, mentre quelli tra 3 e 12 anni devono utilizzarli con supervisione e accesso a contenuti appropriati. Tra i 13 e i 18 anni è previsto un progressivo allargamento dell’autonomia, a patto che siano attivati profili di sicurezza per default.
Cambio di prospettiva
Una delle raccomandazioni più rilevanti del rapporto riguarda il passaggio di responsabilità. Non toccherà più ai bambini o alle famiglie evitare danni, ma ai fornitori digitali provare la sicurezza proattiva dei loro servizi. L’analogia con le industrie tradizionali, come quelle automobilistiche, è chiara: se uno smartphone o una piattaforma sociale mettono a rischio la salute mentale o fisica dei minori, allora è loro responsabilità mitigare pericolosi meccanismi di design.
Dati a supporto
- Gli adolescenti europei trascorrono in media 4,5 ore al giorno con gli schermi durante la settimana.
- Nei weekend, il tempo sale a 6,1 ore.
- Più del 14% supera le 10 ore giornaliere, quasi metà del loro tempo sveglio.
- I ragazzi che hanno iniziato prima i 10 anni raggiungono 7,5 ore al weekend.
- Quasi un giovane su tre dichiara che i social lo stressano o lo rendono triste.
- Il 45% si confronta con altri online.
- Circa un quarto ha incontrato contenuti problematici online come cyberbullismo (17%), messaggi di odio (25%) e contenuti sessuali non richiesti (18%).
- L’associazione tempo online-problemi psicologici è stabile in tutta l’Ue.
Il sostegno pubblico
Dal sondaggio Eurobarometro sulle priorità politiche emerge una chiara volontà di intervento: il 92% degli europei considera la protezione online dei minorenni un obiettivo cruciale, il numero più alto rispetto ad altre politiche europee. Questo consenso spinge la Commissione ad accelerare il dibattito legislativo e a ridurre gli ostacoli politici interni.
Il dibattito parlamentare
Il Parlamento Ue ha anticipato una proposta ancora più restrittiva rispetto alle linee guida del Fegert-Melchior. A novembre 2025, il Parlamento ha approvato una risoluzione che fissa l’età minima di accesso alle piattaforme digitali a 16 anni. Per il range 13-16 anni, è richiesto il consenso espresso e verificabile da parte dei genitori. L’uso per i bambini under 13 è vietato in ogni caso.
Conseguenze per le aziende
Questa differenza di approccio imporrà alla Commissione di trovare un equilibrio nella sua proposta di settembre. Inoltre, i dirigenti responsabili delle grandi piattaforme, se non garantiranno misure adeguate, potrebbero essere ritenuti personalmente responsabili in caso di infrazioni gravi.
Il contesto legislativo
La Commissione ha già in campo il Digital Services Act (DSA), un regolamento adottato nel 2022 per migliorare la sicurezza e la trasparenza sui social. Esso prevede restrizioni sulla pubblicità mirata ai minorenni e obblighi di progettazione sicuri per servizi accessibili ai bambini. Il 10 luglio 2026 la Commissione ha iniziato un'indagine su Meta per il design di Instagram e Facebook. Il DSA punta su meccanismi come il design di scorrimento automatico, notifiche push, e algoritmi di raccomandazione.
L’indagine su Meta
Nell’indagine sono state analizzate specifiche feature che la Commissione accusa di spingere gli utenti in una “modalità autopilota”, favorendo un consumo compulsivo. Inoltre, vengono analizzati sistemi di verifiche dell’età e l’effetto a catena dei sistemi AI, che espongono ulteriormente i minori a contenuti rischiosi.
Altri casi in corso
Il 10 ottobre 2025, la Commissione ha anche avviato una serie di controlli su Snapchat, YouTube, e Apple, seguiti a rigorosi parametri DSA riguardanti la protezione dei minorenni. Questi controlli valutano la conformità delle piattaforme a criteri europei di protezione. Il rischio per le aziende è elevato: le violazioni gravi possono comportare sanzioni del massimo 6%, corrispondente a miliardi di dollari di entrate annuali.
Il futuro dell’accesso ai minori
I decreti che la Commissione presenterà in settembre potrebbero ridefinire l’accesso e la governance su internet. L’approccio di “sicurezza prima dell’uso” è destinato a cambiare radicalmente la relazione tra ragazzi e tecnologia, aprendo a discussioni sull’educabilità dei minorenni all’uso consapevole dei social.
Le piattaforme dovranno quindi abituarsi a misure progettate prima del lancio di nuove funzioni, garantendo la protezione a priori e non a posteriori. Il contesto normativo europeo spinge verso un aumento del ruolo delle regole e della tecnologia nel controllo dell’uso online, lasciando alle famiglie e alle istituzioni il compito principale di educare al buon utilizzo della rete.
