Dai gemelli digitali agli algoritmi per le segnalazioni e le reti urbane, Milano mostra come l’intelligenza artificiale possa entrare nella pubblica amministrazione senza sostituire la responsabilità umana. La sfida ora è trasformare il metodo in un riferimento per altri comuni italiani.
C’è una scena che immagino spesso quando si parla di intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Un funzionario del comune, al mattino, apre il cruscotto del sistema di gestione della rete idrica. Arriva un alert: anomalia nel flusso dell’acqua in zona Bovisa, probabilmente una perdita. Non è un tecnico che ha girato per ore a cercarla. È un algoritmo che ha analizzato i flussi notturni e ha già circoscritto il problema a poche decine di metri. Il funzionario chiama la squadra, il tecnico arriva, la perdita viene riparata in mezza giornata.
Questa scena non è fantascienza. È già realtà a Milano.
E non è l’unica. Sono 44, per la precisione, i progetti che il Comune di Milano e le sue aziende partecipate hanno censito nell’ambito dell’intelligenza artificiale:19 già operativi, 25 in fase di sperimentazione.
Cosa c’è dentro questi 44 progetti?
Uno dei progetti più visibili, in senso letterale, è il gemello digitale degli alberi urbani. Oltre 30mila alberi curati dal comune di Milano stanno ricevendo una rappresentazione virtuale tridimensionale, costruita con tecnologie di scansione laser LiDAR, fotogrammetria e machine learning. Non si tratta di fare mappe più belle. Si tratta di avere, per ogni singolo albero, dati precisi su densità fogliare, vitalità, struttura della pianta, segnali di deperimento. Tutto integrato nel sistema gestionale GreenSpaces già in uso. Il risultato pratico: la manutenzione del verde urbano diventa predittiva, non più reattiva. Non si aspetta che un albero cada per intervenire.
Digital city 4.0
Poi c’è il gemello digitale della città in senso più ampio: una riproduzione tridimensionale di Milano costruita con rilevamenti LiDAR e finanziata con i fondi del Programma Nazionale Metro Plus 2021-2027. Un’infrastruttura del dato spaziale che consente modelli decisionali e analisi dei servizi basati su dati coerenti e interoperabili. In parole povere: Palazzo Marino può simulare, prevedere, pianificare con un grado di precisione che prima era semplicemente impossibile.
Nel sottosuolo, nel frattempo, lavorano algoritmi per individuare perdite nella rete di teleriscaldamento e modelli predittivi per intercettare anomalie nella rete idrica prima che diventino guasti visibili. In superficie, i filobus sono stati dotati di sensori intelligenti. Le segnalazioni dei cittadini vengono classificate automaticamente con l’AI, per smistare le priorità senza che ogni pratica debba passare per una catena manuale di decisioni.
Manifesto e governance
Quarantaquattro. Non sono esperimenti universitari; sono strumenti di lavoro.
A ottobre 2025, durante la Milano Digital Week, il Comune ha presentato il Manifesto per l’uso dell’intelligenza artificiale. La prima domanda che viene da fare è quella che ha posto direttamente un giornalista a Layla Pavone, coordinatrice del Board per l’Innovazione Tecnologica e Trasformazione Digitale: “L’ennesimo documento di principi etici?”
La risposta di Pavone è stata illuminante: “Siamo partiti da un’analisi molto pragmatica e concreta, che ci ha consentito di capire quanta intelligenza artificiale è già integrata nei progetti di innovazione del Comune di Milano e delle aziende partecipate.”
Questa frase merita di essere letta due volte. Non si parte dal “cosa vogliamo diventare”. Si parte dal “cosa siamo già”. La mappatura prima, le regole dopo. È un approccio che sembra banale e che invece manca quasi ovunque.
I sei valori del Manifesto
- Umanesimo digitale: la decisione finale nei processi che usano l’AI resta sempre in mano all’essere umano.
- Trasparenza e comprensibilità: i cittadini hanno il diritto di sapere quando e perché viene usato un algoritmo.
- Inclusività e pari opportunità: l’accesso alle tecnologie e ai benefici dell’AI deve essere aperto a tutti.
- Sicurezza e protezione dei dati: rispetto assoluto per la privacy e il rischio di compromissione.
- Sostenibilità e responsabilità sociale: impatto ridotto sull’ambiente e benefici equi per la comunità.
- Partecipazione e coinvolgimento civico: i cittadini devono poter svolgere un ruolo attivo.
C’è un passaggio che rischia di passare inosservato ma che è probabilmente il più significativo di tutto il percorso milanese: prima di dotarsi di un Manifesto, il comune ha fatto una mappatura. Ha preso carta e penna, metaforicamente, e ha chiesto a tutte le direzioni e alle aziende partecipate: “Dove state già usando l’AI? In che forma? A che punto siete?” Da questa ricognizione sono emersi i 44 progetti. Una parte dell’amministrazione non sapeva nemmeno con precisione cosa stava usando.
Formazione e coinvolgimento
Un aspetto che distingue l’approccio milanese dalla maggior parte delle altre esperienze è l’attenzione alla formazione dei cittadini, non solo del personale interno.
Il progetto REMID@, promosso dal Comune in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale e l’associazione Migranti Attivamente, porta formazione digitale direttamente nelle Case di Quartiere di tutti i municipi. Non corsi online, non webinar in orario lavorativo: presenza fisica capillare in ogni quartiere, per ridurre il divario digitale in modo concreto.
Il programma “Divulgatori Digitali”, realizzato in collaborazione con Fastweb-Vodafone, offre corsi gratuiti sull’uso degli strumenti digitali per la ricerca del lavoro, con un target specifico sulle fasce di popolazione più lontane dall’ecosistema tecnologico.
E poi c’è Cybersecurecity.it, un portale gratuito su sicurezza informatica, AI e competenze digitali disponibile in più lingue, destinato a cittadini, istituzioni e imprese. Non è comunicazione istituzionale. È politica digitale applicata alla quotidianità delle persone.
Percorso replicabile
Proviamo a fare un passo indietro e chiederci: cosa ha fatto Milano di replicabile?
Primo
La cre
