La Commissione europea ha nominato lo Scientific Panel e l’Advisory Forum chiamati a sostenere l’applicazione dell’AI Act. È un passaggio operativo per la regolazione europea dell’intelligenza artificiale: dopo l’entrata in vigore della norma e l’avvio degli obblighi sui modelli di AI per finalità generali, Bruxelles costruisce l’infrastruttura tecnica che dovrà aiutare l’AI Office e le autorità nazionali a verificare rischi, classificazioni e conformità.
Il panel scientifico riunisce 60 esperti indipendenti con competenze su IA di frontiera, valutazione dei modelli, audit tecnico, rischi sistemici, cybersecurity, impatti sociali e misurazione della capacità computazionale. La Commissione precisa che il gruppo dovrà supportare l’attuazione dell’AI Act soprattutto sui modelli di IA per finalità generali, i cosiddetti Gpai, e sulle attività di sorveglianza del mercato transfrontaliera.
Accanto al panel opererà l’Advisory Forum, organismo più ampio composto da 174 membri selezionati tra oltre 700 candidature, provenienti da mondo accademico, società civile, industria, pmi e startup. Ne faranno parte anche soggetti permanenti come l’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali, Enisa e gli organismi europei di standardizzazione Cen, Cenelec ed Etsi.
Una governance adatta a una tecnologia in evoluzione
Il nodo principale è la capacità delle istituzioni europee di valutare sistemi che cambiano rapidamente, sono integrati in servizi diversi e possono produrre effetti su larga scala. L’AI Act attribuisce alla Commissione e all’AI Office un ruolo centrale sui fornitori di modelli Gpai, mentre alle autorità nazionali spetta gran parte dell’applicazione sulle altre categorie di sistemi regolati.
I compiti tecnici del panel scientifico
Il panel potrà segnalare rischi sistemici emergenti, contribuire alla classificazione dei modelli, supportare le metodologie di valutazione e assistere le autorità nelle attività di vigilanza. La Commissione indica tra le competenze richieste anche valutazione delle capacità, mitigazione dei rischi tecnici, rischi di uso improprio, cyber offence risk e sicurezza dei provider. Le esigenze tecniche e strategiche del gruppo sono mirate alla realizzazione di criteri di valutazione oggettivi e replicabili.
Eccellenze europee e internazionali
Tra gli esperti selezionati figurano anche tre italiani:
- Alessandro Abate, professor of Verification and Control all’Università di Oxford.
- Lorenzo Pacchiardi, assistant Research Professor al Leverhulme Centre for the Future of Intelligence all’Università di Cambridge.
- Walter Quattrociocchi, professore Ordinario di Informatica presso La Sapienza Università di Roma.
Nella lista compare inoltre Yoshua Bengio, premio Turing 2018 insieme ad altri due padri dell’AI, Geoffrey Hinton e Yann LeCun. La presenza di profili accademici e tecnici segnala la natura del compito: trasformare principi regolatori in criteri verificabili su modelli, documentazione, rischi e controlli.
Calendario normativo e obblighi chiave
L’AI Act è entrato in vigore il 1 agosto 2024. Le prime disposizioni su pratiche vietate e alfabetizzazione AI sono operative da febbraio 2025. Gli obblighi per i fornitori di modelli Gpai sono applicabili da agosto 2025. Secondo il calendario pubblicato dall’AI Act Service Desk, la maggior parte delle regole e l’enforcement nazionale ed europeo entrano nella fase applicativa dal 2026, con ulteriori scadenze per i sistemi ad alto rischio.
Dopo l’accordo politico del 7 maggio 2026 sull’AI Omnibus, alcune aree saranno regolamentate con tempi diversificati: per biometria, infrastrutture critiche, istruzione, lavoro, migrazione e controllo delle frontiere, le regole dovrebbero applicarsi dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti come ascensori o giocattoli, l’applicazione è prevista per il 2 agosto 2028.
L’uso crescente dell’AI in Ue
La governance europea arriva mentre l’adozione dell’AI nelle organizzazioni cresce. Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, nella rilevazione pubblicata l’11 dicembre 2025 sulle imprese con almeno 10 addetti, indica che il 20% delle aziende Ue usa tecnologie di AI nel 2025, in crescita di 6,5 punti percentuali rispetto al 13,5% del 2024. L’uso cresce anche tra i singoli cittadini: il 32,7% delle persone tra 16 e 74 anni nell’Ue utilizza strumenti di AI generativa, soprattutto per scopi personali e di lavoro.
Dati di adozione
- Analisi del linguaggio scritto: adottata nel 2025 dal 11,8% delle imprese Ue.
- Aiuto per l’elaborazione di testi e dati: utilizzati nel 9,7% dei casi.
- Sistemi di gestione e automazione: usati nel 7,5% delle imprese.
L’AI Act non interviene su un mercato marginale, ma su una tecnologia già integrata nei processi aziendali, nelle attività professionali e nei servizi pubblici.
Obblighi per imprese e pubbliche amministrazioni
Per imprese e pubbliche amministrazioni, il passaggio centrale riguarda la tracciabilità delle scelte. I sistemi ad alto rischio richiedono valutazioni, gestione dei dati, logging, documentazione, informazioni al deployer, supervisione umana, robustezza, accuratezza e cybersecurity. Per i modelli Gpai, la Commissione ha già pubblicato strumenti di supporto come linee guida, codice di condotta e template per la sintesi pubblica dei contenuti usati nell’addestramento.
Ruoli dei forum e della governance multilaterale
L’Advisory Forum avrà un ruolo diverso dal panel scientifico. La sua funzione è portare nel processo attuativo competenze e punti di vista di industria, società civile, ricerca, pmi e startup. Il coinvolgimento degli organismi di standardizzazione è rilevante perché una parte della compliance passerà attraverso standard armonizzati, linee guida e strumenti comuni. Senza criteri condivisi, il rischio è una vigilanza frammentata tra Stati membri e settori.
La dimensione nazionale
La dimensione nazionale rimane decisiva. Gli Stati membri devono organizzare autorità competenti, sanzioni, sandbox regolamentari e capacità di controllo. Per le imprese che operano su più mercati, la coerenza tra interpretazioni nazionali e indicazioni dell’AI Office sarà un fattore pratico: può ridurre incertezza, duplicazioni e costi di conformità, soprattutto per pmi e fornitori che integr
