La recente sentenza Meta della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), relativa al diritto agli editori online di ottenere un equo compenso, segna un passo importante nella digitalizzazione dell’informazione. La decisione ha ampliato il campo d’applicazione del prodotto giornalistico, spostandosi oltre le testate cartacee e digitali tradizionali, per includere siti, piattaforme, blog e canali digitali creati da soggetti economici. Questo sviluppo, che apre nuove prospettive per il settore mediatico, introduce però anche problematiche complesse, in particolare quando si interseca con l’uso dell’Intelligenza Artificiale.
L’Espansione del Prodotto Giornalistico
Fino a oggi, il concetto di “prodotto giornalistico” era generalmente riferito a testate registrate, emittenti e quotidiani, spesso sotto la guida di un direttore responsabile. La sentenza Meta estende questa categoria a organizzazioni o enti economici che producono materiale informativo in formato scritto o multimediale sulle piattaforme di grandi motori di ricerca come Google e Meta. Questo riconoscimento legale potrebbe includere blog, community e influencer, sempre che le loro attività rientrino in una produzione sistemica e strutturata di informazione.
Implicazioni per Editori, Soggetti Digitali e IA
Una diretta conseguenza di questa sentenza è l’applicabilità della normativa sull’equo compenso anche a nuovi soggetti. Questo significa che i creativi digitali che producono contenuti informativi di valore, ma non riconosciuti come giornalisti, potranno vedersi riconosciuti un diritto a una remunerazione quando i contenuti vengono utilizzati da grandi piattaforme. Il tema divenne rilevante in seguito all'inserimento, da parte delle piattaforme, di contenuti editoriali nei propri algoritmi senza alcun riconoscimento economico.
Un aspetto particolare è legato all’utilizzo di Intelligenza Artificiale (AI) da parte di grandi piattaforme. Se l’AI analizza e riproduce contenuti editoriali di enti economici riconosciuti come produttori di prodotto giornalistico, essa potrebbe essere tenuta a risarcire l’editore originale. Questa innovazione normativa potrebbe comportare un ripensamento delle politiche editoriali delle grandi piattaforme, che dovranno garantire maggiore trasparenza e collaborazione con i nuovi soggetti digitali.
Riflessi sul Mercato e il Futuro
Il mercato dell’informazione, ormai completamente digitalizzato, necessita di nuove forme contrattuali e accordi legali fra gli editori, le piattaforme e i soggetti creativi digitali. Questa espansione del concetto potrebbe incoraggiare la produzione di contenuti originali da parte di nuovi player che, fino a oggi, non avevano accesso a un sistema di compensi ufficialmente riconosciuto. Al tempo stesso, questa evoluzione richiederà una maggiore attenzione a proteggere la veridicità e la qualità dei prodotti giornalistici.
Gli Esperti e le Prospettive Future
Alessandro Gui, avvocato esperto di trasformazione digitale e docente di informatica giuridica alla facoltà di Giurisprudenza della LUISS, sottolinea l’importanza del ruolo che questa sentenza avrà nel futuro. “L’utilizzo della giustizia come strumento per rimettersi in discussione il concetto di prodotto di informazione — afferma Gui — segnala la consapevolezza del contesto digitale e la volontà di garantire ai produttori di contenuti il rispetto economico che meritano.”
Un Nuovo Contesto per i Redattori Digitali
I nuovi editori digitali, i cosiddetti "non tradizionali", dovranno adesso adattarsi a una serie di nuove esigenze. La sentenza offre loro non solo un’opportunità legale, ma anche una responsabilità maggiore, che include rispondere per l’accuratezza, la credibilità e la conformità con le regole di etica giornalistica. Questo implica una crescente collaborazione non solo fra editori e piattaforme, ma anche fra soggetti digitali e l’autorità regolatoria e le istituzioni legislative dell’Unione Europea.
