Gli uffici comunali in Italia stanno iniziando ad utilizzare l’intelligenza artificiale in modo informale, un indicatore chiare dell’esistenza di una forte domanda di automazione nei processi amministrativi. Il problema non risiede però solo nell’organismo pubblico, quanto piuttosto nel mercato dei software gestionali, spesso caratterizzato da soluzioni poco interoperabili e API non aperte. Molti funzionari, infatti, utilizzano strumenti esterni come ChatGPT per risolvere problemi concreti, come la redazione di testi amministrativi o la gestione di domande frequenti, ottenendo una risposta pratica in brevissimo tempo.
Una scena abbastanza comune è quella in cui un dipendente comunale accede a Internet, apre un’applicazione di intelligenza artificiale e incolla un frammento di testo. Questo tipo di operazione, però, avviene fuori da qualsiasi controllo ufficiale del fornitore del gestionale. Non è registrata in nessun registro, né autorizzata da un’assemblea o una deliberazione, ma produce risultati concreti, risparmiando ore di lavoro. Questo scenario denota una contraddizione fondamentale: mentre l’automazione sta avvicinandosi rapidamente alla burocrazia italiana, i vincoli dei sistemi informativi tradizionali stanno frenando questa innovazione.
L’importanza di un mercato digitale più aperto
I sistemi gestionali oggi utilizzati in moltissimi Comuni italiani sono spesso vecchi, non flessibili e difficilmente integrabili con nuovi strumenti tecnologici. Questa rigidità spinge molti attori ad agire con creatività, ma con rischi legali e di conformità. Per poter sfruttare appieno il potenziale dell’AI, è essenziale che le aziende sviluppino piattaforme più aperte, con API ben documentate e facilmente utilizzabili. Solo attraverso un mercato più aperto e collaborativo si potranno costruire soluzioni veramente integrate tra la pubblica amministrazione e le nuove tecnologie.
Un esempio concreto: l’AI nella gestione di dati amministrativi
Immaginiamo di dover registrare un nuovo anagrafico: la routine prevede l’inserimento manuale di dati strutturati in diversi sistemi informativi. L’utilizzo di una piattaforma basata sull’AI potrebbe semplificare l’inserimento automatico di informazioni tra i vari sistemi e fornire suggerimenti su errori, incoerenze o duplicazioni. Invece, molti sistemi oggi in uso non permettono di implementare tali automatismi, restando invariati da anni. Molti funzionari quindi tornano ai loro browser e al supporto esterno, rischiando di violare le norme di sicurezza.
Opportunità per aziende innovative
Per risolvere questo gap si aprono grandi opportunità per aziende tecnologiche che siano in grado di sviluppare software gestionali flessibili e in grado di interfacciarsi con tecnologie esterne. Gli enti locali sono sempre più interessati a soluzioni modulari e open source. I fornitori che offriranno servizi cloud e sistemi con API aperte probabilmente guadagneranno una posizione di vantaggio nel mercato pubblico. Inoltre, il supporto alla digitalizzazione diventa una risorsa strategica per ridurre sprechi e aumentare l’efficienza.
- Implementare API aperte per collegare i gestionali con strumenti esterni
- Creare soluzioni cloud-native per migliorare la mobilità e la flessibilità
- Promuovere l’uso di software open source e modulari
- Investire in formazione per gli addetti all’IT e ai funzionari
- Concentrarsi sull’usabilità e sull’intuitività delle interfacce
Laboratorio per un modello futuribile
I tecnici e gli esperti propongono un modello in cui le soluzioni di AI diventino parte integrante della Pubblica Amministrazione. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario creare laboratori di sperimentazione in cui le tecnologie e la gestione pubblica possano interagire attivamente. In questo modo si potranno sviluppare best practice, nuovi modelli di organizzazione e processi realmente automatizzati.
Chi si dedica alla trasformazione digitale dei Comuni ha visto crescere negli anni l’interesse verso l’AI, ma anche l’esigenza di fare di più. In un mercato in cui software di gestione amministrativa sono spesso chiusi, il futuro passa per soluzioni aperte, flessibili e interconnesse. L’Italia ha tutto il potenziale digitale per andare avanti, ma ha bisogno di sfruttarlo correttamente, investendo in tecnologia, competenze e collaborazione tra pubblico e privato.
