Una crisi di approvvigionamento senza precedenti
Da quando è scoppiata la guerra in Iran e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, il mercato globale del carburante è entrato in una fase di estrema vulnerabilità. Gli ultimi attacchi dei ribelli houthi alle infrastrutture saudite hanno aggravato ulteriormente la situazione, facendo temere anche le proposte di Donald Trump di bloccare le esportazioni di carburante verso l’Europa.
Tutto questo ha colpito duramente l’Europa, che già stava riducendo il numero di raffinerie in attività, un settore considerato poco redditizio e poco compatibile con gli obiettivi di zero emissioni nette. In questo contesto, la Francia si trova a fronteggiare un rischio concreto di rimanere senza diesel.
Situazione critica in numeri
Secondo il sito ufficiale del governo francese, l’11 % delle stazioni di servizio del Paese registra problemi di approvvigionamento, con picchi che hanno raggiunto il 15 %. La maggior parte delle stazioni interessate si trova nella zona di Parigi, dove metà delle pompe non dispone più di alcun tipo di carburante, come riporta laSexta.
Nel mese di settembre, la Francia ha richiesto 750 mila barili di gasolio, mentre la produzione nazionale si è attestata a soli 370 mila barili, il che significa che più della metà della domanda è stata coperta da importazioni. Le difficoltà nel trasporto del greggio e la volatilità delle relazioni internazionali hanno trasformato il timore di un “desabastecimiento” in una realtà concreta.
Le cause della scarsità
Le ragioni di questa carenza sono molteplici:
- Attacchi iraniani contro oleodotti e coste dell’Arabia Saudita, che hanno interrotto l’afflusso di petrolio verso l’Europa.
- Offensiva ucraina contro le raffinerie russe, che ha ridotto la disponibilità di prodotti finiti.
- Prolungamento da parte di Vladimir Putin del divieto di esportazione di diesel fino ad ottobre.
Questo “cocktail” di fattori ha scatenato una ondata di acquisti di panico in tutta la Francia, lasciando numerose stazioni di servizio senza almeno un tipo di carburante. Le stazioni TotalEnergies, le uniche ad avere prezzi massimi fissati (2,25 € al litro per il diesel e 1,99 € per la benzina), sono state le più colpite.
La risposta di Macron
Il presidente Emmanuel Macron ha scritto una lettera a Bruxelles chiedendo l’attivazione di meccanismi di emergenza per far fronte alla crisi. Internamente, il governo ha stanziato più di 1,4 miliardi di euro per aiutare i consumatori, in un periodo di forte pressione sulla spesa pubblica.
Nella missiva del 18 settembre, Macron ha sollecitato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ad aumentare la produzione di carburante e la capacità di raffinazione del continente. Tra le proposte vi è la flessibilità su norme relative a densità, volatilità e desolforazione dei combustibili, permettendo la produzione di carburante di qualità inferiore, nonché il rinvio delle nuove norme sulle emissioni di metano.
Il “asso” spagnolo
La Spagna, pur condividendo lo stesso scenario europeo, vanta un vantaggio significativo: otto raffinerie operative di grande capacità. Tra il 2008 e il 2011 le compagnie petrolifere spagnole hanno investito massicciamente nel settore, creando una rete di impianti che comprende:
- Cinque raffinerie di Repsol: Cartagena, Tarragona, Bilbao, Puertollano e A Coruña.
- Due raffinerie di Moeve: Huelva e Algeciras.
- Una raffineria di BP: Castellón.
Queste strutture rappresentano il 13 % della capacità di raffinazione europea, superate solo da Germania e Italia.
Capacità di produzione e diversità delle materie prime
Nel settembre scorso, la Spagna ha richiesto 600 mila barili di greggio, di cui 500 mila sono stati prodotti internamente, dimostrando una dipendenza minore dalle importazioni rispetto alla Francia. Inoltre, le raffinerie spagnole trattano 30 varietà di petrolio provenienti da 20 paesi diversi, secondo dati di Bankinter.
Inés Cardenal, portavoce della patronale petrolifera AICE, ha dichiarato alla Cadena SER che “la Spagna è il paese meglio preparato in questo momento per affrontare quella che l’International Energy Agency ha definito la peggiore crisi di approvvigionamento della storia”.
Limiti e vulnerabilità
Nonostante questi punti di forza, la Spagna non è immune a una crisi globale. Come ha osservato Macron, un aumento del prezzo del diesel si traduce in un incremento dei costi per tutti i beni di consumo, inclusi gli alimentari. Pertanto, anche la Spagna deve monitorare attentamente le evoluzioni geopolitiche e mantenere una flessibilità operativa.
Il mercato del trasporto marittimo ne è un esempio: il costo di noleggio di una petroliera è passato da 100 000 a un milione di dollari, segnale di un aumento esponenziale dei costi di logistica.
Prospettive future
Il quadro attuale indica che l’Europa dovrà rafforzare la propria capacità di raffinazione e diversificare le fonti di approvvigionamento. Le richieste di Macron a Bruxelles potrebbero aprire la strada a normative più flessibili, ma la risposta dipenderà dalla volontà politica dei paesi membri.
Nel frattempo, la Spagna resta un caso studio di come investimenti strategici nel settore petrolifero possano offrire una maggiore resilienza. Tuttavia, la dipendenza da un mercato energetico globale in rapido mutamento richiederà politiche di lungo periodo, inclusi incentivi per fonti rinnovabili e una transizione graduale verso una mobilità meno dipendente dal diesel.
