Gli sviluppi della polizia predittiva in Cina rappresentano una pietra miliare nella gestione della sicurezza pubblica su larga scala. Basata su modelli avanzati di intelligenza artificiale generativa, di machine learning, e su piattaforme integrate, l’apparato cinese utilizza l’AI non come strumento complementare, ma come infrastruttura centrale. Questo nuovo paradigma, che va ben oltre il semplice supporto investigativo o operativo, modifica radicalmente la relazione tra tecnologia e società.
La tecnologia predittiva cinese
I sistemi cinesi combinano una quantità impressionante di dati: video di sorveglianza, informazioni sociali, transazioni finanziarie e dati biometrici. Questi dati vengono processati da modelli multimodali, in grado di riconoscere schemi complessi non evidenti all’occhio umano. Ad esempio, il sistema Yomi, utilizzato in alcune province cinesi, riesce a prevedere il comportamento potenzialmente pericoloso analizzando dati storici e comportamenti simili, con percentuali di previsione che in alcuni casi superano il 90%.
Un approccio ibrido tra gestione e controllo sociale
In Cina, la sorveglianza AI non si limita all'individuazione e al contenimento di crimini. È integrata nel sistema sociale attraverso il “Codice Sociale”, un meccanismo che assegna a ogni cittadino un punteggio basato sulle loro attività quotidiane. Un basso punteggio può ridurre l’accesso a servizi essenziali, come biglietti ferroviari, prestiti o persino l’abilità di ottenere un lavoro. Questo sistema rappresenta un livello di controllo sociale che va ben oltre la normale gestione della sicurezza.
L’apparato tecnologico
L’infrastruttura della polizia predittiva in Cina è costituita da una rete di smart city, dispositivi IoT, reti 5G, e un ecosistema digitale controllato. I dati raccolti vengono integrati su una piattaforma centrale, che funziona in tempo reale, collegandosi con l'autorità decisionale e operativa. Le città di Hangzhou, Beijing e Guangzhou sono tra le più avanzate in termini di implementazione di tali tecnologie.
Le tecnologie in dettaglio
- Modelli di intelligenza artificiale generativa per la sintesi di scenari e previsioni
- Analisi predittiva in tempo reale basata su dati multimodalità
- Processori specializzati, come i coprocessori AI della Hikvision e della Dahua
- Reti neurali profonde e cluster di calcolo distribuiti
- Integration con big data e cloud computing cinesi
L’AI Act europeo: uno scontro di visioni
Nel contrasto tra il modello cinese e l’AI Act UE si scontrano due visioni antitetiche di tecnologia e libertà. L’AI Act, approvato nel 2024, mira a regolare l’utilizzo dell’AI classificandola in rischi crescenti e vietando applicazioni considerate inaccettabili. L’obiettivo principale è proteggere i diritti fondamentali, come la privacy, l’uguaglianza, la libertà d’espressione, la libertà d’opinione e la protezione della sfera privata.
Classificazione e limiti
- AI di rischio inaccettabile: vietata; ad esempio la manipolazione psicologica, il controllo sociale massifico e l’uso di sistemi di valutazione sociale
- AI di rischio elevato: soggetta a valutazione preventiva, trasparenza e controllo da parte delle autorità competenti (es: sistemi di riconoscimento facciale)
- AI di rischio limitato: richiede semplici norme di trasparenza
- AI di rischio minimo: non richiede regolamentazioni specifiche
Rischi e benefici dell’AI predittiva
Tra i benefici, la Cina presenta tassi di criminalità ridotti, reazione istantanea agli incidenti, e un livello di controllo che alcuni osservatori esterni definiscono “pulito e efficiente”. Tuttavia, il prezzo sociale è elevato, con libertà individuale ridotta, un sistema di controllo diffuso e un ambiente che reprime il dissenso. In Europa, invece, si cerca un equilibrio tra efficienza e sicurezza sociale, pur mantenendo i diritti civili al centro della discussione.
I punti di convergenza
Sebbene le visioni siano molto diversi, entrambe le parti riconoscono l’importanza di una governance chiara e trasparente sull’uso dell’intelligenza artificiale. Molti osservatori suggeriscono che l’UE debba accelerare nell’implementazione dell’AI Act per evitare di essere sorpassata su dati privacy, sicurezza e controllo tecnologico. Allo stesso tempo, la Cina dimostra come un controllo esteso possa garantire stabilità sociale, pur a scapito di libertà civili.
Prospettive future
Con il rapido avanzamento della capacità di elaborazione e di raccolta dati, sia i sistemi UE che cinesi dovranno confrontarsi con sfide simili: l’esigenza di una governance globale sull’AI, il dibattito tra sicurezza e diritti civili, e il rischio di un “dual use” tra intelligence governativa e controllo massivo. Per il legislatore europeo e il cittadino, l’AI Act rappresenta uno strumento fondamentale per mantenere in vita una democrazia fondata su libertà e rispetto reciproco.
