In un momento di grande concentrazione normativa a livello europeo, l’Osservatorio Agcom offre una fotografia chiara e preoccupante dello stato del sistema informativo in Italia. Con la sua seconda edizione, diventata disponibile ad aprile 2026, l’indagine evidenzia il malessere che attraversa il tessuto informativo, mettendo a fuoco cinque aspetti chiave che richiederebbero un’azione regolatoria riveduta e riformulata.
Allarme per il consumo digitale e la perdita di fiducia
Il consumo informativo si è trasferito prevalentemente online. Il 55% degli italiani attinge l’informazione principalmente da internet, scavalcando la televisione che oggi si ferma a poco più del 44%. Poco più di un terzo degli utenti ripone però fiducia nei mezzi tradizionali; viceversa, nei canali digitali la fiducia cresce molto meno, mentre la distanza della fiducia nei confronti di questi è quasi doppia rispetto ai media tradizionali.
Il paradosso strutturale sta nel fatto che a governare la scelta degli utenti non è la credibilità, ma la semplicità con cui l’informazione giunge loro, spesso in modo passivo, non richiesto. L’architettura digitale sembra quindi dominare nettamente la reputazione editoriale.
Un consumo informativo polarizzato e frammentato
Se si parla di interesse nei confronti dell’informazione, emergono dati allarmanti: un italiano su cinque si informa mai o quasi mai. I giovani di 14-24 anni si situano a quota 28%. Il consumo informativo si presenta estremamente polarizzato, con un lato in cui si consuma frequentemente e uno in cui si evita totalmente l’informazione. Non trattandosi di apatia, ma di una critica radicale, i motivi sono diversi: troppa negatività, contenuti ripetitivi, news fatigue, scarsa fiducia nel prodotto giornalistico.
Le conseguenze politiche sono misurabili: tra gli utenti che non si informano, il 75% si mantiene esternamente alle logiche democratiche, con un calo significativo nella partecipazione politica rispetto agli utenti informati.
I giovani e la nuova logica informativa
Il terzo segnale riguarda il futuro prossimo della democrazia informativa: i giovani. Tra i 14 e i 24 anni, quasi il 40% si informa tramite un solo canale, quasi sempre digitale e algoritmico. Più della metà riceve informazioni dai social prima che da qualsiasi altro canale.
La generazione degli elettori informati attraverso algoritmi vive l’informazione come un’esperienza frammentata, emotiva, istantanea, che fugge alla razionalità tradizionale. Non è meno informata, ma lo è in modo sostanzialmente diverso, e questa diversità pone problemi regolatori.
Nonostante la consapevolezza di un algoritmo dietro l’informazione ricevuta stia crescendo (70% tra i 25-35 anni), governare l’informazione ricevuta non appare alla portata di molti utenti. Gli strumenti di trasparenza algoritmica oggi funzionano a valle del processo, offrendo una conoscenza limitata su come il filtro opera.
La sostenibilità finanziaria del giornalismo di qualità
I dati sull’economicità del giornalismo presentano una situazione drammatica: pochissimi (meno di un italiano su 15) pagano per l’informazione tramite abbonamento. Di fronte al paywall, il comportamento prevalente non è pagare, ma aggirarlo. Causa di questa scelta sono motori di ricerca, contenuti gratuiti, televisioni – mezzi che vengono utilizzati da circa un quarto degli utenti.
Si è quindi creato un sistema diviso in due binari: un’informazione verificata e a pagamento per le élite economiche e culturali, e un flusso libero ma incontrollabile per il resto della popolazione. Anche le normative come la Direttiva Copyright e l’EMFA contribuiscono poco a invertire questa tendenza.
La democratizzazione della partecipazione democratica rischia quindi di essere minata, poiché l’informazione si sta trasformando in un bene posizionale, accessibile in base al proprio capitale, economico e culturale.
La televisione in crisi e il fallimento della regolazione
Il quinto segnale arriva da una televisione che non riesce a frenare la sua contrazione strutturale. Nell’insieme, nel 2025, le ore dedicate ai notiziari e agli approfondimenti sono crollate. L’offerta informativa tradizionale sembra non solo in calo, ma anche sempre meno capace di rispondere alle esigenze di un pubblico che ha modificato radicalmente le sue abitudini.
Se la televisione è stato per decenni il principale strumento regolativo dell’informazione, oggi il suo ruolo risulta minacciato e paradossale. Emerge quindi con urgenza la richiesta di una regolazione che non si limiti a garantire la produzione di informazione, ma si preoccupi di chi possa effettivamente avervi accesso, e con che diritti.
Implicazioni per il futuro della democrazia e una chiamata al cambiamento
I dati dell’Osservatorio Agcom mostrano un panorama in cui la democrazia informativa è in crisi, con la frammentazione tra utenti ben informati e apatici, tra accesso digitale e disuguaglianze, tra fiducia e disinformazione.
- La strutturazione informatica governa più dell’editoria;
- I nuovi consumatori di informazione sono formati attraverso algoritmi;
- La sostenibilità economico-finanziaria minaccia la qualità;
- Le risorse normative europee non tengono il passo dei cambiamenti;
- Le differenze di partecipazione democratica si amplificano;
- Il consumo informativo tende a dividersi in gruppi molto eterogenei.
Per fronteggiare questa situazione occorrerà un’azione decisiva non solo da parte del regolatore, ma di tutti gli interessati all’informazione: editori, giornalisti, istituzioni educative e cittadini. Solo una riconsiderazione radicale dei modelli e del linguaggio regolatorio potrà garantire un sistema informativo che rimanga al servizio della democrazia.
