Sanità digitale e superapp
In Cina è ormai normale fissare una visita medica direttamente da WeChat o Alipay, consultare i risultati di esami, parlare in tempo reale con un medico e, in alcuni casi, interagire con un avatar dotato di intelligenza artificiale. Queste funzionalità fanno parte delle superapp, piattaforme unificate che aggregano servizi bancari, social e sanitari in un unico spazio digitale.
La IA è impiegata per il triage, la diagnosi per immagini e il monitoraggio delle malattie croniche, rispondendo alla pressione assistenziale di una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone e alle disparità tra le metropoli e le aree rurali. “Con una popolazione enorme, devi priorizzare comodità e accesso perché non c’è altra via per coprire le necessità”, spiega la dottoressa Ruby Wang.
Secondo Wang, a differenza di Stati Uniti o Regno Unito, la tecnologia non è stata aggiunta a un sistema sanitario esistente, ma è stata integrata fin dall’inizio nella struttura medica cinese. Tuttavia, riconosce che il modello è poco esportabile: “Occidente non accetterebbe un avatar medico con intelligenza artificiale”.
Sviluppo farmaceutico su scala nazionale
La Cina non si limita più a produrre farmaci: li sviluppa. Grazie a una vasta popolazione per gli studi clinici, una rete ospedaliera capillare, costi competitivi e un’industria capace di produzione su larga scala, il Paese sta emergendo come potenza biotech.
Wang afferma: “La Cina ha scienziati eccellenti che stanno creando farmaci a una scala incredibile”. Nel suo libro China Cure: The Rise of a Biotech, AI Medicine, and Global Health Superpower paragona questo slancio all’effetto “DeepSeek” nell’IA, sottolineando che è il risultato di decenni di investimenti, errori e attese.
- Vantaggi competitivi: ampia base pazienti per trial, costi di produzione più bassi, capacità di fabbricare in serie.
- Settori di eccellenza: oncologia, dove le aziende cinesi hanno già lanciato numerosi candidati.
- Limitazioni: minor maturità in immunologia e difficoltà nella commercializzazione e integrazione dei farmaci nei sistemi sanitari.
Per colmare le lacune commerciali, le imprese cinesi stringono partnership con multinazionali occidentali, come l’accordo con Pfizer del valore di 10,5 miliardi di dollari per lo sviluppo di dodici farmaci oncologici.
Interfacce cervello‑computer e chip cerebrali
Nel marzo 2024 la Cina ha approvato il sistema NEO di Neuracle per persone con lesioni del midollo spinale, diventando il primo caso commerciale di interfaccia cervello‑computer invasiva. Questo passo è parte di un piano più ampio che vede i chip come priorità nazionale, inseriti nel più recente piano quinquennale della sanità.
Wang sottolinea che la Cina possiede vantaggi in tutto l’ecosistema: catene di approvvigionamento elettronico, capacità di ingegneria e produzione, centri clinici avanzati, esperienza nell’IA e un forte sostegno statale. L’obiettivo non è solo competere negli impianti più sofisticati, ma anche realizzare dispositivi medici, ecografi e robot chirurgici a costi accessibili, adatti a paesi con risorse limitate.
Tensioni geopolitiche e barriere commerciali
Il rapido avanzamento della Cina nella sanità ha generato sospetti negli Stati Uniti, che hanno introdotto restrizioni su contratti pubblici, investimenti e accordi biotech ritenuti strategici. Wang critica questa logica: “I farmaci non dovrebbero essere soggetti a dazi; l’accesso è un diritto umano”.
Secondo la dottoressa, trasformare la salute in una questione esclusivamente di sicurezza nazionale rischia di frammentare la ricerca, aumentare i costi dei trattamenti e ostacolare la diffusione dei progressi verso altre regioni. I prodotti cinesi, più economici e scalabili, potrebbero invece rappresentare una soluzione per i paesi in via di sviluppo, dove la carenza di medici è accentuata.
Prospettive future
Wang prevede che la quota della Cina nella concessione di licenze per farmaci a livello globale possa raggiungere il 60 % entro la fine dell’anno, con una crescita ancora più marcata nei prossimi anni. L’integrazione della IA nella pratica clinica, l’espansione delle piattaforme digitali e la produzione di dispositivi medici a basso costo posizionano il Paese come un possibile “superfornitore” di soluzioni sanitarie per il mondo.
Parallelamente, la crisi demografica – la natalità cinese in calo da anni – spinge il governo a cercare tecnologie che compensino la diminuzione della forza lavoro medica. Tuttavia, la dottoressa avverte che l’IA, se non gestita correttamente, potrebbe aggravare la situazione anziché risolverla.
In sintesi, la “momento DeepSeek” della Cina nella tecnologia sanitaria è un fenomeno complesso, sostenuto da investimenti pubblici, partnership internazionali e un ecosistema integrato di IA, biotech e hardware. Il risultato potrebbe trasformare il panorama globale della salute, a patto che le tensioni geopolitiche e le sfide etiche vengano affrontate con un dialogo aperto e collaborativo.
