Il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nei contesti educativi non può ridursi a un semplice dibattito morale che ponga in contrapposizione l’approvazione o il divieto. Secondo l’esperto italiano Donato Malerba, Professore Ordinario all’Università di Bari Aldo Moro e Responsabile Scientifico dello Spoke 6 – Symbiotic AI del progetto FAIR, la discussione si deve spostare su un piano più tecnico ed educativo, che consideri quando, dove e con quale livello di autonomia cognitiva gli studenti devono utilizzare l’AI. La chiave sta nel differenziare tra un utilizzo simbiotico della tecnologia e una sua delega passiva.

L’insegnamento e l’AI: tra permesso e controllo

Molti istituti scolastici hanno adottato regole drastiche che vietano l’uso di strumenti AI come l’assistant e il correttore testuale. Questa strategia, però, trascura un aspetto fondamentale: lo sviluppo cognitivo e il contesto specifico in cui l’AI viene utilizzata. Per esempio, un alunno di terza media non è nella stessa condizione di maturità di uno studente universitario, né il tipo di compito (un tema, un programma, un calcolo scientifico) è paragonabile. L’obiettivo non deve essere evitare che gli studenti usino l’AI, ma insegnare loro quando è appropriato farlo.

Un uso simbiotico dell’AI si verifica quando la tecnologia supporta, guida e amplifica le capacità dell’apprendente. Un esempio concreto è quando uno studente utilizza un modello predittivo per analizzare dati di un esperimento in laboratorio e ne verifica i risultati, piuttosto che chiedere all’AI di svolgere interamente il lavoro. Al contrario, la delega si manifesta quando lo strumento sostituisce interamente l’intervento umano, come quando uno studente usa l’AI per completare un esercizio senza comprenderne il contenuto.

Scenari educativi in cui l’AI può aggiungere valore

L’AI simbiotica può essere uno strumento straordinario di supporto, ad esempio:

    • Per fornire feedback personalizzati sugli sviluppi di ciascuno studente, grazie all’analisi delle risposte;
    • Per generare esercizi mirati su argomenti su cui l’alunno manifesta maggiore difficoltà;
    • Per supportare con suggerimenti creativi in compiti aperti, mantenendo però la responsabilità dello studente;
    • Per organizzare e semplificare il ripasso, ad esempio con sommari generati in tempo reale;
    • Per aiutare i disabili o gli studenti che presentano bisogni educativi speciali nella comprensione e produzione testuale;
    • Per gestire grandi quantità di dati in ambiti scientifici (ad esempio, esperimenti in biologia o in fisica).

Questi usi non sostituiscono l’apprendimento ma lo potenziano, permettendo a ogni studente di lavorare al proprio ritmo e ricevere un piano di crescita personalizzato.

Le tecnologie educative del futuro: una prospettiva italiana

Il ruolo cruciale di chi si occupa di didattica digitale non è più solo insegnare le materie tradizionali, ma integrare strumenti tecnologici avanzati in modo significativo. L’Italia, grazie a esponenti come Donato Malerba, sta facendo grandi passi in questa direzione. Il progetto FAIR – Future Artificial Intelligence Research – mira a rendere l’Italia un leader internazionale in questo ambito, con particolare attenzione all’uso simbiotico dell’AI nella formazione.

Nel contesto scolastico, gli insegnanti non dovranno solo spiegare come funziona un modello di AI, ma anche come interpretarlo, quando usarlo e quando invece è meglio non farlo. Questo tipo di decisione richiede una cultura scientifica e tecnologica condivisa che oggi deve entrare a far parte dei programmi di studio.

Metriche per valutare la correttezza dell’uso

Per gestire l’uso dell’AI in classe, è necessario stabilire criteri chiari. Ecco alcune proposte:

    • Valutare non solo il risultato, ma anche il percorso e il livello di autonomia dimostrato nello sviluppo;
    • Introdurre una rubrica con livelli di autonomia cognitiva (da 1 a 5) per misurare l’uso simbiotico;
    • Iniziare a insegnare AI literacy già alle scuole medie, con focus sull’etica e l’utilità;
    • Creare strumenti di verifica dell’originalità per distinguere il lavoro manuale da quello generato;
    • Promuovere l’utilizzo di tecnologie di AI generative come supporto e non come sostituzione.

Solo un uso consapevole e regolato dell’AI può rendere l’apprendimento efficace e significativo per il futuro.

Lezioni che non finiranno mai?

Il futuro dell’educazione non sta nel cercare di rimandare o evitare l’uso dell’AI, ma nel preparare una classe dirigente di docenti e studenti in grado di padroneggiarla. Come ha spesso sottolineato Malerba, il valore educativo risiede nel momento in cui l’alunno, grazie all’assistenza dell’AI, può andare oltre le sue attuali capacità, esprimendole in nuove forme. Solo così l’istruzione non si arrenderà al progresso tecnologico, ma lo governerà per il bene delle nuove generazioni.