I farmaci iniettabili come Ozempic, Wegovy o Mounjaru hanno rivoluzionato completamente il panorama clinico e sociale della perdita di peso, aprendo nuove porte per molte persone che desiderano riuscire a perdere chili e regolare la glicemia. I risultati durante il trattamento sono evidenti, ma la grande domanda che nasce in consulto è: cosa succede esattamente dopo aver sospeso la medicina?
I dati sull'effetto rimbalzo
Uno dei punti più temuti di questo tipo di trattamenti è il cosiddetto “effetto rimbalzo”, che provoca un rapido aumento di peso dopo la sospensione delle dosi. Se non si modificano abbastanza i comportamenti alimentari, i risultati precedenti possono essere completamente annullati. Non sorprende che questa condizione porti molte persone a considerare questi farmaci solo un breve riparo ai chili in eccesso.
Uno studio dettagliato pubblicato su The BMJ ha dato per la prima volta cifre precise a questo fenomeno, permettendo di comunicare meglio al paziente ciò che può aspettarsi. Analizzando i dati di 9.300 partecipanti, si è evidenziato che i pazienti recuperano in media 0,4 chili al mese dopo aver sospeso il trattamento. Allo stesso tempo, si è visto che il ritorno al peso iniziale avviene in poco più di 1,7 anni. Il beneficio cardiovascolare, però, si perde anche più velocemente: dopo circa 1,4 anni.
Ma l'effetto non è solo estetico: perdere i progressi metabolici, come la sensibilità all’insulina, rappresenta un rischio reale per una persona che aveva ottenuto miglioramenti significativi grazie al farmaco.
Due soluzioni promettenti per combattere il rimbalzo
Una pillola orale
Una delle soluzioni proposte per evitare l’effetto rimbalzo riguarda un farmaco orale chiamato orforglipron, che agisce come un agonista del recettore GLP-1 non peptidico. La peculiarità principale di questo farmaco è che può essere assunto oralmente, a differenza degli iniettabili, che richiedono infusioni subcutanee.
Gli esperti suggeriscono di usare il farmaco in forma iniettabile, più potente, durante le prime settimane di trattamento, e poi effettuare una transizione graduale al farmaco orale come consolidamento dei risultati. Questo non solo rende il trattamento più comodo, ma facilita anche la produzione su larga scala, riducendo l’affidamento su dispositivi a base di semaglutide.
Inoltre, il farmaco orale mantiene l’effetto di sazietà a livello cerebrale, senza la necessità del dolore associato alle iniezioni.
Una bacteria intestinale
La seconda soluzione esplorata riguarda l’ecosistema intestinale. I ricercatori hanno analizzato l’uso della batteria Akkermansia muciniphila MucT, una batteria già conoscenza nel settore nutrizionale per la sua funzione nella protezione della mucosa intestinale.
In uno studio, il gruppo di pazienti che ha ricevuto la batteria ha recuperato solo il 13,6% del peso perduto, mentre il gruppo di controllo ne ha recuperato ben il 32,9%. Gli effetti benefici non finiscono qui: si è osservato anche un buon mantenimento della sensibilità all’insulina, un fattore decisivo per prevenire lo sviluppo della diabetes di tipo 2 e preservare il corretto metabolismo lipidico.
Cos'è il futuro di questi trattamenti
Questa ricerca segna senza dubbio l’inizio di una svolta nel modo in cui la medicina affronta la gestione del peso corporeo. Finora si parlava di battaglie a breve termine contro il sovrappeso; ora l’obiettivo sembra passare a una gestione cronica e sostenibile a lungo termine.
I nuovi trattamenti sono certamente promettenti, ma bisognerà attendere alcuni anni prima che raggiungano il mercato. Il motivo principale? Servirà tempo per completare gli studi e ottenere dati consolidati, soprattutto in prove su umani, per garantire sicurezza ed efficacia al massimo livello.
