Da un po’ di tempo, le discussioni su come organizzare le proprie attività lavorative in base alle fasi del ciclo mestruale sono un tema al centro dell’attenzione. L’idea sembra abile e ben organizzata: dedicare certe mansioni durante l’ovulazione e altre durante la mestruazione. Tuttavia, questa moda non sembra avere un sostegno scientifico sufficiente.

Che cos’è davvero la "productividad cíclica"?

La "productividad cíclica" è una versione lavorativa del cosiddetto "cycle syncing". Quest’ultima è un tipo di pratica wellness in cui le donne si adeguano il proprio stile di vita in base alle mutevoli caratteristiche ormonali del loro ciclo mestruale, ad esempio con diete, esercizi o abitudini quotidiane.

Applicata alla sfera lavorativa, la pratica suggerisce di dividere la settimana in quattro fasi principali, ciascuna con la propria serie di compiti da svolgere: pianificazione durante la mestruazione, lavoro anticipato durante la fase folicolare, "giorni ideali per negoziare" durante l’ovulazione e dettaglio durante la fase luteale.

Non vi è sostanziale evidenza scientifica

Il problema sta però nel fatto che la maggior parte delle donne non presenta cicli ormonali così rigidi o prevedibili come vorrebbe questo modello. Sia una recensione sistematica recente del 2025, sia i dati più robusti in merito al rendimento fisico e cognitivo non supportano le teorie alla base del ciclo produttivo. Non esiste una sostanziale prova che la performance mentale (attenzione, memoria, funzioni esecutive o capacità spaziale) vari lungo il ciclo.

Una questione centrale riguarda anche l’assunzione implicita di un ciclo ormonale regolare e prevedibile per la grande maggioranza. In realtà, come indica un’endocrinologa, la variabilità è abbastanza bassa e il 40% delle donne non sperimenta quasi alcun cambiamento. Questi dati, però, non vengono sempre condivisi con coloro che promuovono questa metodologia.

Per di più, il modello in questione presenta una visione problematica del "ciclo biologico" come se rappresentasse una variabile in grado di influenzare significativamente la produttività in una popolazione ampia. Questo rischia di rafforzare stereotipi riguardo alle donne e le loro capacità che sono scientificamente poco supportati.

Lo dice anche l’esperta

Secondo l’endocrinologa Carme Valls, citata da Patricia Gosálvez, l’idea non ha alcun vantaggio reale. “Fa delle donne troppo biologiche, troppo animali”, afferma, rifiutando l’idea di un modello ormonale così rigido e predittivo.

Un modello non adatto a tutte

Sebbene per un’individuo conoscere le proprie caratteristiche fisiche ed emozionali in base al ciclo sia importante per il benessere personale, applicarlo a livello di una popolazione non ha senso. Ecco perché molti esperti criticano la promessa di una “produttività” misurabile collegata al ciclo mestruale. Promessa che, alla fine, non trova alcun riscontro scientifico nei dati disponibili.

    • Non esistono prove significative che supportino la variabilità cognitiva durante il ciclo.
    • I dati in merito al rendimento fisico non mostrano nemmeno un impatto “non-negligibile”.
    • Il ciclo mestruale non è un orologio biologico preciso e prevedibile per la maggior parte delle donne.
    • Questo modello sembra non risolvere alcun problema reale, né aiuta le donne ad aumentare davvero la loro produttività.

Perchè è problematico?

La “productividad cíclica” nasconde un messaggio più profondo, legato all’idea che le donne oscillino tra fasi di forza e debolezza a seconda delle loro ormoni. Questo tipo di pensiero rischia di normalizzare stereotipi che relegano donne in compiti precisi solo in base al loro ciclo biologico. Un messaggio, questo, che non solo non ha fondamento scientifico, ma che finisce spesso per essere dannoso per lo sviluppo professionale.

Qual è lo stato dell’arte e il futuro?

Finora non sembra esserci un percorso scientifico concreto per dare validità a questa idea. Il concetto potrebbe, in futuro, offrire una base per ulteriore ricerca, ma allo stato attuale è chiaramente una moda più sociale che pratica.

Conclusione

Nonostante gli intenti positivi – o il richiamo all’empowerment femminile – la “productividad cíclica” sembra non rispondere ai problemi reali che le donne vivono in ambito lavorativo. Se da un lato parlerne fa bene, e può anche essere utile per alcune persone, bisogna stare attenti a non farne un sistema di produttività globale. Alla fine, è solo un bluff costruito su una falsa promessa.