Uno dei lanci più entusiasmanti di Google durante l'evento I/O del martedì riguarda una nuova esperienza d’uso della rete per i consumatori: gli agenti AIA. Peccato che, al contempo, l’annuncio fosse tra i più confusionari. Google ha presentato i cosiddetti "information agents," una riedizione del vecchio Google Alerts arricchita con l'AI. Questi agenti AIA sono concepiti per operare in background 24/7, aiutando gli utenti a rimanere aggiornati su temi d’interesse come tendenze di mercato, tracciamento dei prezzi o avvisi meteorologici.

Information agents.
Gli information agents, come li chiama Google, sono progettati per essere costantemente attivi, fornendo informazioni su argomenti specifici e automatizzando il monitoraggio continuo.

C’è poi Gemini Spark, un agente AIA personale pensato per facilitare la gestione digitale degli utenti integrandosi con prodotti di Google come Gmail, Google Docs e Google Workspace. Secondo la compagnia, l’assistente è in grado di affrontare compiti routinari, come evidenziare argomenti rilevanti da raccolte newsletter, organizzare un inventario domestico, monitorare cosa serve rifornire o aiutare nell’organizzazione di un viaggio di gruppo con amici.

In un esempio estremamente ingegnerizzato, Google ha anche dimostrato l’utilizzo di Spark per gestire un party di quartiere, quasi a suggerire che una semplice chat o una serie di email non sarebbe sufficiente. Gemini Spark

Tuttavia, c'è anche Android Halo, una funzione dedicata a ricevere notifiche da Spark. Anche se il legame con la piattaforma Android sembra logico, il marchio separato potrebbe confondere i consumatori.

Più avanti, l’app Gemini sarà arricchita con un agente AIA in grado di analizzare la posta in entrata, il calendario e compiti memorizzati, per fornire aggiornamenti sotto forma di Daily Brief personalizzato.

Molti di questi prodotti non saranno disponibili immediatamente per il pubblico generale: Google sta concentrando le sue attenzioni sugli utenti più attivi, quelli che si sono aderiti al piano Google Ultra a 100 dollari al mese. Utenti Pro e Ultra negli Stati Uniti inizieranno ad utilizzare gli information agents quest’estate, mentre Spark sarà disponibile per gli abbonati Ultra “in breve”.

Le funzioni agentiche saranno estese ai consumatori liberi “quando il momento sarà giusto”, ha dichiarato Google in una conferenza stampa. Al momento, però, la compagnia cerca di testare le sue soluzioni tecnologiche con un gruppo specifico di utenti premium, i cosiddetti Ultra subscribers. Questi contribuiranno a delineare i limiti e le potenzialità degli agenti AIA.

Al contempo Google sta accentuando la distanza tra i suoi abbonati premium e l’utente medio che utilizza i suoi strumenti gratuiti. Mentre i primi sperimentano soluzioni avanzate come gli strumenti agentici per il codice o l’uso del computer, il pubblico generale non ne ha accesso e non ne percepisce i benefici. Per i consumatori comuni, l’AI si configura ancora come un mezzo per sostituire i risultati tradizionali delle ricerche Google o come strumento generatore di immagini poco rilevanti.

Il recente evento Google non ha migliorato questa percezione: tra immagini buffonesche create con AI, animazioni con chip in stile Cinnamon Toast Crunch o demo di dispositivi indossabili dove le foto vengono modificate in tempo reale, l’esposizione ha suscitato scetticismo.

Un aspetto emblematico: l’esempio in cui un presentatore scatta una foto all’auditorio e la modifica aggiungendo un dirigibile sopra la testa. La tecnologia sembra innovativa. Tuttavia, per i consumatori, il cambiamento tecnologico non giustifica la demolizione forzata di case per installare nuove linee elettriche per i data center.

Nei anni passati, Google introduceva dispositivi per il consumatore come Pixel e Nest Hubs accanto a funzionalità Android. Queste tecnologie venivano promosse come soluzioni per i problemi quotidiani. Adesso, Google si concentra su modelli avanzati e su piattaforme di sviluppo, quasi trascurando i destinatari principali dei suoi progetti: le persone comuni. Persone che non si interessano al nome dei prodotti né a dove si utilizzano, ma che si confrontano con problemi reali della vita reale: pagare bollette, affitti, benzina e alimenti; ottenere lavoro in un contesto dove i sistemi di reclutamento AI rifiutano i curricula per dettagli tecnici.

In una società in cui i consumatori lottano per equilibrare la vita quotidiana, Google rischia di sembrare lontana dalle vere esigenze, presentando tecnologie che diventano un peso piuttosto che un sollievo. Al contrario, startup che si concentrano su una comunicazione basata sull’messaggistica, come Poke, Poppy, RPLY e Wingman, si distinguono presentando soluzioni semplici e basate sull’uso quotidiano.

L’accesso via messaggistica agli agenti AI potrebbe essere uno sviluppo importante: al momento, però, Google si mostra vaga anche su questa funzionalità. Un diverso approccio da quando lanciò Gmail e Google Search come gratuiti per tutti, cambiando il modo in cui utilizziamo la rete. Questo nuovo ecosistema di agenti AIA potrebbe essere un momento decisivo: invece, oggi rimane lontano da un uso diffuso.

Il messaggio che Google potrebbe non aver colto è che gli agenti AI riducono il tempo trascorso davanti a schermi, automatizzando quelle attività quotidiane che occupano il tempo umano. Questo messaggio potrebbe parlare al cuore dei consumatori giovani che cercano di tornare a una vita connessa ma meno digitalizzata, adottando vecchi hobbies o scelte offline.

In sintesi, Google non ha venduto il valore reale delle sue tecnologie agentiche. Non ha dimostrato bene come essi soddisfino bisogni quotidiani. E ha mantenuto gli strumenti accessibili solo a un ristretto club, limitando il loro potenziale. Il rischio è che i suoi agenti AI, strumenti in grado di semplificare la vita, restino fuori portata per la maggior parte delle persone.