Cada qual volta un oggetto interstellare si avvicina al nostro sistema solare, desta curiosità e interesse da parte di studiosi e appassionati di astronomia. Il 2017 ha visto il passaggio di Oumuamua, mentre nel 2019 è arrivato il cometa 2I/Borisov. Pochi mesi fa, il cometa 3I/ATLAS ha attratto l’attenzione della comunità scientifica con osservazioni dettagliate che, grazie al James Webb Telescope, hanno permesso di analizzare una caratteristica completamente nuova.
Per la prima volta è stato possibile identificare la composizione chimica di un oggetto interstellare. Utilizzando lo strumento MIRI, specializzato in luce infrarossa, del James Webb Telescope, è stato rilevato metano, anidride carbonica e vapore acqua. Il cometa 3I/ATLAS ha offerto informazioni cruciali, che non erano mai state osservate prima da un visitatore esterno al nostro sistema solare.
Gas rari e nuove scoperte
I gas individuati nel cometa 3I/ATLAS, in particolare il metano, non sono comuni nei comete del nostro sistema solare. Il rapporto tra metano, anidride carbonica e vapore acqueo rilevato suggerisce che questo cometa ha un’origine diversa da quella degli oggetti che conosciamo. Questo potrebbe indicare che proviene da un ambiente astrofisico molto distante e forse più freddo di quelli tipici.
L’osservazione ha coinvolto tre lunghezze d’onda diverse di luce, per visualizzare la distribuzione geografica dei gas. In base ai dati rilevati, il vapore acqua era distante dal nucleo, probabilmente a causa di ghiaccio fuso. Il metano e l’anidride carbonica, invece, si trovavano vicino al nucleo, un evento eccezionalmente inedito.
Due momenti fondamentali nell’osservazione
I dati raccolti dal James Webb Telescope sono stati ottenuti in due occasioni separate: tra il 15 e il 16 dicembre del 2025, e nuovamente il 27 dicembre dello stesso anno. Questo periodo rappresenta il momento in cui il cometa 3I/ATLAS ha iniziato a allontanarsi dopo aver effettuato la sua orbita attorno al Sole.
Il ruolo essenziale del Sole
Prima di queste osservazioni, si erano effettuate analisi sul cometa 3I/ATLAS, però il metano non era rilevabile. Gli scienziati ritengono che ciò sia dovuto al fatto che il gas fosse nascosto sotto strati di ghiaccio all'interno del cometa. Solo il riscaldamento causato dal Sole ha portato a una sottile evaporazione, permettendo ai gas di emergere ed essere rilevati.
La collaborazione tra strumenti e missioni spaziali
Il cometa 3I/ATLAS non è passato inosservato a tutti. Numerosi strumenti hanno cercato di raccogliere più dati possibili. Tra queste anche la sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea, che non è progettata per osservare comete, ma si trovava nello spazio giusto nel momento giusto. La sonda ha effettuato misure durante l’accerchiamento del cometa avvenuto a novembre 2025.
I dati raccolti sono tornati sulla Terra a febbraio del 2026. Da quel momento gli scienziati hanno iniziato l’analisi. Questo studio, probabilmente il primo di una lunga serie, sottolinea l’importanza dell’indagine scientifica e della condivisione dei dati. Anche se il cometa si è già allontanato, l’interesse scientifico rimane vivo e il lavoro non è finito.
Un cometa interstellare che lascia il segno
Insieme alle osservazioni spaziali, anche la comunità terrestre partecipa alle analisi. Gli studiosi continuano a cercare nuove anomalie nel comportamento del cometa, che potrebbero offrire indizi sulle sue origini. Alcuni scienziati, tra cui Avi Loeb, hanno anche ipotizzato un’origine artificiale del 3I/ATLAS. Tuttavia, per ora, una spiegazione semplice come la contaminazione potrebbe soddisfare le prime teorie.
Tra le immagini più famose, quelle rilevate in collaborazione tra il telescopio James Webb, l’osservatorio Gemini e le agenzie spaziali NASA, ESA e CSA, mostrano il cometa in tre diverse lunghezze d’onda. Questi dati non solo rappresentano un successo scientifico, ma aprono numerose porte per future indagini su corpi celesti interstellari.
