I piani futuri per il panorama digitale europeo necessitano di una trasformazione radicale, ha sottolineato Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, in occasione del Consiglio UE sulle Telecomunicazioni. Secondo Butti, non bastano più iniziative che si limitano a migliorare la connettività, ma serve una strategia più integrata che coinvolga reti, cloud e servizi digitali. Solo attraverso una prospettiva sistemica si potrà rafforzare la competitività dell’Unione Europea in un contesto globalmente dominato da giganti tecnologici internazionali.

Una visione integrata: da reti a cloud

Durante il suo intervento, Butti ha affermato che la priorità strategica che emerge dai dibattiti sul Digital Networks Act è la necessità di considerare le aste di spettro non semplicemente come strumenti finanziari, ma anche come leve per la politica industriale. Tali aste, ha chiarito, devono essere accompagnate da chiari indirizzi che guidino lo sviluppo delle reti verso modelli che promuovano l’accesso e siano aperti a nuovi servizi ad alto valore, soprattutto attraverso l'edge cloud computing e il cloud distribuito. Queste tecnologie decentralizzate, ha spiegato, possono svolgere un ruolo cruciale nel rafforzare il mercato digitale europeo.

Butti ha enfatizzato che le Telecomunicazioni, o Telco, devono evolvere dalla loro funzione tradizionale di fornitori di connettività verso piattaforme digitali capaci di offrire servizi abilitanti nonché soluzioni di calcolo e storage vicine all’utente. In questo contesto, i fornitori di contenuti e servizi online, gliOTT, potranno diventare nuovi clienti delle Telco, contribuendo a diversificare le fonti di reddito. Il sottosegretario ha sostenuto che si debba fare un passo avanti: l’Agenda digitale europea e il Digital Networks Act dovrebbero promuovere esplicitamente questi nuovi modelli di business, favorendo l’adottazione dell’edge computing e del cloud distribuito, e aprire un confronto politico su come regolamentarli.

Cambio di paradigma richiesto

Butti ha concluso che “è necessario un cambiamento di paradigma”. Per il sottosegretario, non basta una policy che si concentri esclusivamente sulla connettività: è urgente adottare una strategia realmente integrata, che abbracci reti, cloud e servizi digitali per rafforzare la competitività dell’Unione Europea. Il modello di governo che si propone è un vero ‘internet ecosystem policy’, un cambiamento che abbraccia una visione più globale e innovativa.

Le preoccupazioni delle associazioni

Le proposte al vaglio del Digital Networks Act hanno suscitato però forti critiche. Un gruppo di 41 associazioni, tra cui Beuc, Isoc ed Epicenter.works, si è espresso con forza in merito, in particolare riguardo a quelle che potrebbero minacciare la neutralità della rete. Queste associazioni rappresentano gli interessi dei consumatori, delle imprese, dei diritti digitali e della comunità tecnologica in generale.

Rischio di compromissione della rete aperta

I firmatari dell’appello congiunto hanno espresso preoccupazioni riguardo a due misure specifiche: la regolamentazione del mercato dell’interconnessione IP e l’integrazione del Regolamento sull’Internet aperto nel Dna. Secondo il gruppo, queste proposte potrebbero indebolire la neutralità della rete, compromettendo le garanzie necessarie tanto per consumatori quanto per imprese europee.

Pericoli per i consumatori e il mercato unico digitale

I firmatari dell’appello sottolineano che, con l’incorporazione del Regolamento sull’Internet aperto nel Dna, si rischia di indebolire un framework normativo consolidato e ben funzionante. Questo cambiamento, hanno spiegato, potrebbe compromettere la certezza del diritto che ha garantito l’applicazione uniforme in tutta l’UE. 18 su 19 considerando del regolamento sarebbero cancellati, togliendo elementi interpretativi essenziali per chiarire la portata e applicazione legale della neutralità della rete.

Premesse e rischi dell’integrazione

La proposta del Dna, ha aggiunto il gruppo, introduce un contesto normativo non autonomo per il principio di neutralità della rete. Secondo i firmatari, il principio della neutralità rischia di perdere la sua specificità giuridica e di diventare una componente subordinata di un insieme di obiettivi più ampi, tra cui le prestazioni della rete o la cooperazione degli stakeholder. Questa tendenza, hanno spiegato, potrebbe indebolire il ruolo giuridico della neutralità e portare a nuove e problematiche interpretazioni da parte dei regolatori.

Mercato funzionante? Perché regolamentarlo?

Il gruppo ha inoltre sottolineato che, nonostante l’assenza di controversie, gli articoli 191 e 192 del Dna introducono nuovi meccanismi di “cooperazione dell’ecosistema” e “conciliazione volontaria” in un mercato che già si basa sulla cooperazione volontaria. Questi articoli, hanno affermato, non sono solo inutili, ma dannosi, in quanto rischiano di istituzionalizzare accordi privati come processi arbitrali formali, con il rischio che diventino obbligatori. Questo scenario aprirebbe la strada a una frammentazione di Internet, minacciando il mercato unico digitale.

Conseguenze normative a lungo termine

La conseguenza più diretta del contestato articolo 193, è che apre la porta a una revisione della Commissione basata sugli esiti di un nuovo quadro normativo. Questo potrebbe permettere alle autorità di reinterpretare le relazioni tra reti come una cooperazione insufficiente, giustificando interventi più prescrittivi e addirittura obbligatori, anche se il mercato è ormai regolato da accordi volontari che funzionano efficacemente. Questo scenario rappresenta una diretta minaccia ai principi di libertà economica sanciti dall’art. 16 della Carta dei Diritti Fundamentali dell’UE.

Gli esperti esprimono preoccupazioni

Clinque esperti e organizzazioni di settore hanno espresso forti dubbi riguardo alle misure in discussione. Per Cláudio Teixeira, del Beuc, la neutralità di Internet è un pilastro fondamentale: senza di essa, consumatori e aziende perdono libertà di scelta e accesso a una varietà di servizi online. Carl Gahnberg, dell’Internet Society, ha sottolineato come il Dna abbia il potenziale per semplificare la normativa europea e rafforzare la libertà in rete, ma la proposta della Commissione ne farebbe il contrario: indebolirebbe le garanzie esistenti e introdurrebbe nuove normative non richieste.

Conclusioni

Il dibattito sul Digital Networks Act si presenta come una s