La Commissione europea ha pubblicato il terzo report annuale che mostra come è progredita l'applicazione del Digital Markets Act (DMA) nel corso del 2025. Il documento illustra le indagini completate e quelle ancora in corso, con particolare attenzione alle questioni riguardanti Apple, Meta e Google. Le decisioni prese durante l'anno hanno incluso anche sanzioni significative e nuove richieste di interoperabilità.

I primi due anni di applicazione del Digital Markets Act

Nel 2023 e nel 2024, la Commissione ha identificato il primo gruppo di gatekeeper e avviato discussioni con loro per assicurare il rispetto delle nuove regole. Questi anni hanno rappresentato una fase iniziale, in cui le aziende interessate stavano comprendendo i nuovi requisiti imposti dal Digital Markets Act.

I primi risultati positivi nel 2025

Nel corso del 2025 i controlli si sono fatti più rigorosi, e in questo periodo sono state inflitte le prime sanzioni. Apple è stata multata per 500 milioni di euro perché ha impedito agli sviluppatori di informare gratuitamente gli utenti sull’esistenza di metodi di pagamento alternativi. Meta ha ricevuto una multa molto più bassa, pari a 200 milioni di euro, per aver introdotto su Facebook e Instagram il modello "Consent or Pay".

Le controversie giudiziarie

Entrambe le aziende, dopo l’applicazione delle sanzioni, hanno presentato ricorso per contestare le decisioni prese dalla Commissione. Un tema chiave dibattuto in questi ricorsi è stato il concetto stesso di gatekeeper, con Apple che ha chiesto un chiarimento sulla sua collocazione all'interno degli obblighi stabiliti per i fornitori di infrastrutture digitali.

Interoperabilità e accesso equo

La Commissione ha stabilito, a fine marzo 2025, i requisiti di interoperabilità che Apple deve rispettare per consentire un accesso equo alle funzionalità del proprio sistema operativo, iOS, tramite smartwatch e dispositivi di terze parti. Questi mezzi dovrebbero rendere più trasparente l’ecosistema di Apple. In risposta all’applicazione di queste nuove regole, l’azienda ha anche presentato un ricorso.

Indagini recenti su Google e i servizi di cloud computing

Una nuova indagine riguarda Google, iniziata a metà novembre del 2025. Le accuse vanno verso un’azione dell’azienda di Mountain View che penalizzerebbe, nei propri motori di ricerca, i siti web che includevano contenuti di partner commerciali. Al momento, l’analisi della Commissione è in corso.

Il futuro del Digital Markets Act

Le ultime indagini sono incentrate sul comparto del cloud computing, con un particolare interesse verso Amazon Web Services e Microsoft Azure. Il settore del cloud, pur non rientrando tradizionalmente tra i gatekeeper, è oggetto di dibattito riguardo al rispetto del Digital Markets Act. La Commissione intende verificare se le attuali obbligazioni siano sufficienti per preservare la competitività del mercato digitale.

Il ruolo del Parlamento

All’inizio di maggio 2026, il Parlamento europeo ha chiesto una maggiore applicazione rigorosa del Digital Markets Act. Si fa pressione per abbreviare le conclusioni delle indagini e imporre sanzioni più alte, senza influenzare le decisioni con l’atteggiamento degli Stati Uniti o di altri paesi terzi.

Perspective e prospettive

L'applicazione del Digital Markets Act si sta dimostrando un elemento fondamentale per riformare il mercato digitale e per garantire equità alle nuove entrate del settore. Le sanzioni e le regole di interoperabilità rappresentano solo l’inizio di un processo in cui i principi dell'apertura, della concorrenza e della trasparenza dovranno essere sostenuti. Il ruolo centrale della Commissione europea sembra destinato a crescere, accompagnando l’evoluzione tecnologica e i bisogni nuovi del mercato. La questione non riguarda solo l'Italia, ma l'intera Unione Europea in termini di leadership e di politica economica digitale.