L’intelligenza artificiale non sta solo cambiando gli strumenti del sapere, ma la forma della soggettività che apprende. Per questo l’educazione (a tutti i livelli) deve formare pensatori generativi, non semplici utenti competenti. L’occasione da cui nasce questa riflessione è un evento promosso da AANT – Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie il 13 aprile scorso, che ha visto confrontarsi sul concetto di generatività tre membri del comitato scientifico di GeniaLAB: Paolo Granata, Andrea Colamedici e Derrick de Kerckhove. Il dialogo ha preso le mosse dalla recente pubblicazione di Paolo Granata "Generative Knowledge".

Un cambiamento epistemico

Paolo Granata definisce la conoscenza generativa come una conoscenza che si accumula e si propaga, producendo ulteriore conoscenza in un processo ricorsivo, sociale, strumentale e creativo. Questo rappresenta una radicale trasformazione epistemica, dove la conoscenza non è più statica ma dinamica e interconnessa. L’intelligenza artificiale è vista non soltanto come uno strumento di efficienza, bensì come una tecnologia epistemica che modifica il modo in cui conosciamo, apprendiamo e produciamo significato.

Un ambiente cognitivo in trasformazione

Ma se l’AI può diventare un partner cognitivo, essa può anche trasformarsi in dispositivo di cattura dell’attenzione, della percezione e del giudizio. È il mondo evocato da "Ipnocrazia" di Andrea Colamedici, un testo che ha agito come saggio e insieme come performance narrativa. La sua tesi centrale è chiara: si sta entrando in un regime che non agisce solo sulle opinioni, ma direttamente sulla coscienza, sulla percezione del reale, sull’orientamento desiderante dei soggetti.

Non si governa più soltanto il consenso, ma si modula la soglia stessa di ciò che appare plausibile. La tensione educativa si colloca dunque in un contesto complesso in cui le tecnologie non si limitano ad ampliare le capacità cognitive ma ne ristrutturano la prassi.

Riflessi psicotecnologici

La lezione di Derrick de Kerckhove torna decisiva. Secondo il teorico canadese, i media elettronici sono psicotecnologie, ovvero ambienti che estendono la mente e insieme ristrutturano percezione, relazioni e immaginazione. La sua idea di intelligenza connettiva non si limita alla somma delle intelligenze individuali, ma indica ciò che emerge dalla cooperazione in rete quando il processo tecnologico diventa anche processo psicologico.

La doppia sfida educativa

Se de Kerckhove ha evidenziato le potenzialità cooperative, non possiamo ignorare i rischi che emergono dall'uso non consapevole dell’intelligenza artificiale. Questi tre autori insieme delineano una tensione cruciale: da una parte la conoscenza generativa – la possibilità di usare l’AI per espandere l’apprendimento, la creatività intellettuale –, dall'altra, l’ipnocrazia: il rischio che i sistemi produttivi generino assuefazione cognitiva, delega percettiva, dipendenza dalla plausibilità statistica.

I quattro pilastri della personalità generativa

Più specificamente, la visione di una personalità generativa potrebbe tenere insieme quattro qualità:

    • Learnability: la capacità di reimparare continuamente in un ambiente in mutazione;
    • Literacy della realtà: la capacità di riconoscere i diversi regimi di realtà senza perdere autonomia percettiva;
    • Intelligenza connettiva: la capacità di lavorare con gli altri senza dissolversi nella folla algoritmica;
    • Creatività intellettuale: la capacità disciplinata di generare concetti, interpretazioni, metodi e visioni.

Riforma degli istituti di formazione

Gli istituti di formazione devono quindi ridisegnare le condizioni della conoscenza, come ribadito chiaramente nelle linee guida UNESCO sull’AI in education. Si deve insistere su un approccio human-centered, evitando di ridurre l’educazione a un semplice addestramento all’uso tecnologico. La ricerca mostra il potenziale dei sistemi generativi nel supportare l’apprendimento, ma anche i rischi di dipendenza cognitiva e pigrizia metacognitiva quando vengono usati come sostituti del pensiero.

Un modello diverso di soggettività

Il nodo dell’educazione non è l’alfabetizzazione tecnica, ma la formazione di pensatori generativi. Per Granata, il valore dell’AI dipende dal modo in cui vi entriamo in relazione: in modo passivo, chiedendo scorciatoie, o attivo, usando l’AI per interrogare, esplorare, problematizzare e costruire.

Non basta ottenere risposte; si deve imparare a generare domande migliori, a verificare coerenza, fonti e affidabilità, a mantenere una vigilanza epistemica che permetta di evitare una completa eterodirezione.

Ruolo etico e pedagogico del docente

Questa sfida educativa ha spostato una responsabilità nuova anche sui docenti. Educare nell’epoca dell’AI non vuol dire soltanto spiegare come funziona un modello linguistico; vuol dire rendere visibili le condizioni cognitive, affettive e sociali entro cui quel modello opera. Vuol dire mostrare che ogni prompt è una forma di relazione con il sapere, che ogni output contiene una politica implicita dell’attenzione, che ogni interfaccia suggerisce una postura mentale.

Un’etica del pensiero generativo

La figura del pensatore generativo è dunque anche una figura etica. Essa non coincide con chi produce di più né con chi delega meglio. Invece, coinciderà con chi sa sostare nel problema, articolare il dubbio, negoziare con la macchina senza farsi sedurre dalla sua fluidità retorica.

Fonti e riferimenti

    • Granata, Paolo, Generative Knowledge: Think, Learn, Create with AI, Hoboken, John Wiley & Sons, 2026.
    • Colamedici, Andrea, Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Milano, Tlon, 2025.
    • De Kerckhove, Derrick, “Intelligenza connettiva”, in Lessico del XXI secolo, Treccani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana.
    • Schwartz Reisman Institute, Rethinking knowledge in the age of AI, University of Toronto, 2026.
    • UNESCO, Guidance for generative AI in education and research, Parigi, UNESCO, 2023.

Ciascuno di quest’opere apporta una prospettiva distintiva, ma complementare, sul tema centrale dell’educazione nell’epoca dell’AI. Se