L’inizio del 2026 sembra essere il momento decisivo per comprendere fino a che punto potrebbe arrivare la crisi delle memorie, che ha già causato enormi aumenti dei costi negli ultimi mesi. Un nuovo rapporto pubblicato da Jefferies Equity Research, società di consulenza leader nel settore, ha rivelato dati allarmanti: i prezzi delle memorie non solo non sono destinati a stabilizzarsi in breve tempo, ma continueranno a salire anche nei prossimi trimestri.

Secondo gli analisti di Jefferies, il terzo trimestre del 2026 vedrà un rialzo dei prezzi delle memorie che oscillerà tra il 40 e il 50% rispetto al periodo corrente. Ancora peggio, il quarto trimestre si preannuncia con ulteriori aumenti, tra il 30 e il 40% rispetto alle cifre registrate nel mese di settembre. Questo significa che i consumatori comuni si troveranno a dover pagare moltiplicatori esorbitanti già entro la fine dell’anno.

I costi delle memorie: una situazione paradossale

Per fare un esempio chiaro, prendiamo in considerazione i móduli di memoria per i PCs. Per un módulo da 16 GB DDR4, che oggi gira intorno ai 139 euro, il prezzo salirà fino a 209 euro nel terzo trimestre e potrebbe toccare i 292 euro nel quarto. Nel caso di un modulo DRAM DDR5 da 16 GB, che ha un costo attuale di circa 240 euro, si potranno arrivare a pagare 360 euro nel periodo estivo e ben 504 euro nel trimestre finale dell’anno.

Impatto su molti dispositivi

Questi incredibili rialzi non colpiranno soltanto le banali memorie per PC, ma andranno ad incidere direttamente su dispositivi di largo consumo come smartphone, tablet, smart TV, router, console gaming e persino auto. Le industrie manifatturiere sono sempre dipendenti dagli approvvigionamenti di questi componenti chiave e saranno inevitabilmente costrette a rivalutare i propri prezzi.

Apple, Microsoft e Valve sono state tra le prime a doversi preoccupare, ma il problema non si limita a loro. In effetti, è solo la punta dell’iceberg di una crisi che non ha precedenti. Il rapporto di Jefferies indica chiaramente che il 2027 non offrirà sollievo significativo: si prevede un aumento del prezzo tra il 40 e il 45% anno su anno, mantenendo un andamento costantemente crescente.

Chi è la colpa?

La causa principale di questa crisi è l'aumento esponenziale della domanda, trainata principalmente dal settore dell’intelligenza artificiale. Le aziende tech grandi e piccole sono spinte a investire sempre più in soluzioni basate sull’apprendimento automatico, il che aumenta la richiesta di memorie. Tuttavia, i produttori non sono in grado di soddisfare questa domanda, e per di più stanno dirottando gran parte delle scorte a lungo termine verso grandi clienti.

    • Per esempio, Micron ha firmato 16 contratti “strategici” con importanti società e “hyper-scaler”.
    • Il 50% della produzione globale di memorie è già occupato da questi accordi.
    • Jefferies ha ipotizzato che questa percentuale potrebbe salire presto al 70%, rendendo ancora più complicato garantire accesso alla memoria per il mercato comune.

Un possibile futuro?

Nel rapporto si ipotizza che possiamo vedere sollievo verso il 2028, una volta che la domanda e il mercato abbiano subito una flessione. Secondo i dati raccolti, è previsto un leggero aumento della capacità produttiva tra il 15 e il 20%, che potrebbe alleviare lo spettro del caro-memoria. La speranza è che in quel periodo i prezzi possano finalmente tornare a livelli gestibili.

Chi è la “salvezza” nel mercato?

Tra le aziende che si erano presentate come possibile salvavita, come CXMT, il colosso cinese che sembrava proporre una soluzione a costi ridotti, ci si è invece trovato di fronte a un'offerta non diversa dalle già affermate Micron, Samsung e SK Hynix. Questi fabbricanti sono spinti anche da pressioni politiche e commerciali, come quelle esercitate da Apple, che vorrebbe poter collaborare con aziende “esentate” dalla cosiddetta “Entity List” statunitense.

Per ora, però, l’unico vantaggio che alcuni produttori asiatici presentano è la disponibilità di magazzino: tuttavia, la maggior parte di questi dispositivi è destinata al mercato interno cinese o a clienti locali, e non sarà facilmente accessibile ai consumatori occidentali.

Guardando al futuro

La situazione sembra difficile persino per aziende tecnologiche globali, e l’unico modo per attenuare il problema sarebbe una svolta inaspettata: una riduzione improvvisa della domanda causata da una crisi economica o un arresto significativo dell’investimento in AI. Altrimenti, i consumatori dovranno rassegnarsi a pagare sempre di più per il semplice diritto di possedere e alimentare un dispositivo tecnologico.