Un viaggio di diecimila li, come insegna Laozi, inizia da sotto il piede. Ma quel di Donald Trump in Cina parte con una valanga di commenti sui social di utenti favorevoli verso il presidente Xi Jinping. Galeotta la stretta di mano tra i due potentissimi, per cui c’era grande attesa – e relative scommesse su Polymarket.
A stretta avvenuta, il momento è stato ribattezzato prontamente dagli utenti e da alcuni media “battle of handshake”. Sui social di Meta e su TikTok si sottolinea lo sguardo dritto e la postura composta di Xi, suggerendo calma e sicurezza di sé, in contrapposizione a un più dinoccolato Trump. La stretta del presidente Usa, solitamente additata come espressione di arroganza, questa volta non avvenuta: “Sa che con Xi non si scherza”, commenta un utente su TikTok a un reel della BBC. La popolarità di Xi cresce anche negli Usa, come testimoniano i dati di ricerca di marzo 2026 del Pew Research Center.
Un fenomeno che ha ricevuto attenzione è il trend del Chinamaxxing, in cui utenti della Gen Z mostrano una routine quotidiana ispirata a quella che ritengono essere il lifestyle cinese tipico. Paola Cacciato, sinologo nippologo, membro di diversi thinktank, lo definisce come una prima volta che la Cina è percepita come “un futuro possibile”, non un passato da studiare.
Bere acqua calda, mangiare congee a colazione o indossare una felpa con gli ipan Kou (alamari degli abiti tradizionali cinesi) per sentirsi “in un momento molto cinese della propia vita”. È questa la sostanza del Chinamaxxing, un trend nato da pochi mesi, che coinvolge centinaia di utenti, prevalentemente statunitensi.
Se da un lato si parla di una forma di “Orientalismo 2.0”, dall’altro si cerca di adottare uno stile di vita che appare più sano rispetto a quello occidentale. Si va in equilibrio tra apprezzamento e appropriazione culturale.
Il sinologo Cacciato sottolinea come questo interesse non sia completamente spontaneo: “Si ammira il risultato estetico, il tè scenografico o l’architettura cyber urbana, ma si ignora spesso il contesto sociale o i sacrifici dietro un progresso così veloce”. L’apprezzamento, pur autentico, è mediato da algoritmi che promuovono un’immagine semplificata.
Secondo i dati di Pew Research Center, la percentuale di cittadini Usa con un’opinione positiva verso la Cina è crescita dal 2023 al 27% oggi, segnando una sostanziale inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Aumenta anche la fiducia verso Xi Jinping, visto dagli occidentali come un personaggio in grado di influenzare la stabilità globale.
Per comprendere il significato del termine Chinamaxxing, bisogna partire dall’analisi linguistica. “China” si riferisce ovviamente al Paese. Il suffisso, invece, proviene da termini gergali usati in ambienti online per indicare miglioramenti estetici. Nasce dal termine “Looksmaxxing”, una pratica tra i membri delle comunità Incel per avvicinarsi agli standard di bellezza maschili considerati ideali.
- Chinamaxxing: miglioramento del proprio aspetto o stile vita adottando caratteristiche associate alla cultura cinese.
- Looksmaxxing: termine originario da cui deriva Chinamaxxing, riferito all’estetica maschile.
- Chad: modello del maschio ideale, grande, forte e con caratteristiche visive particolare.
Il trend si espande su piattaforme come Instagram e TikTok, mostrando contenuti dedicati al tè, all'acqua calda o ai cibi tipici cinesi. Spesso vengono citati erroneamente termini giapponesi come gyoza al posto dell’equivalente jiǎozi cinese. La moda non è solo estetica: c’è chi parla addirittura di lodi alla politica cinese. Come spiega Cacciato: “Il Chinamaxxing non è solo estetica, ma una reazione alla saturazione del modello occidentale.”
Un fenomeno che emerge da una profonda insofferenza verso modelli economici e culturali vecchi, percepiti come instabili o irrispondenti alle reali esigenze di Gen Z. Una generazione orientata al benessere, con nuovi modi di studiare, lavorare e vivere.
Il modello cinese di modernità si presenta come un esempio funzionante rispetto a uno modello occidentale sempre più contestato. “L’interesse si basa sull’iper-efficienza tecnologica e sul benessere materiale”, sottolinea Cacciato.
Se per le generazioni precedenti la Cina era vista come minaccia o un modello manifatturiero a basso costo, oggi rappresenta una visione alternativa di modernità, una vita iper-digitale e strutturata, in competizione con il classico “sogno americano”.
Il governo cinese, ovviamente, non è restio a osservare l’evolversi di questo fenomeno. Cacciato spiega come Pechino guardi con estremo interesse, anche se con prudenza: “Il vero soft power nasce dal basso. Il Chinamaxxing funziona perché non sembra propaganda governativa.”
Tuttavia, cercare di sfruttare politicamente questo fenomeno potrebbe rivelarsi rischioso. “Una comunicazione istituzionale troppo diretta potrebbe uccidere la spontaneità del trend”, osserva Cacciato.
Geopolitica e normalizzazione
L’effetto diretto del Chinamaxxing non è solo culturale, ma anche geopolitico. Favorisce un “passaggio di immagine” della Cina non più come minaccia o fabbrica, ma come modello vitale, con una forte componente architettonica e tecnologica.
Un esempio concreto sono le politiche dell’esenzione visti verso molti Paesi europei. Ma per Cacciato, è fondamentale non cercare di controllare troppo il fenomeno: “Un pubblico europeo ode alle narrazioni spontanee; è allergico all’idea di contenuti top-down.”
Conclusione
Il Chinamaxxing rappresenta una svolta nel soft power cinese. È un fenomeno nato spontaneamente, alimentato da Gen Z che si affascina alle pratiche di benessere, tecnologia e organizzazione sociale cinese. Eppure, sebbene il trend si sposti verso una normalizzazione, non è privo di pericoli. Per il governo cinese, sfruttarlo occessivamente potrebbe trasformarlo in una sorta di propaganda, cancellandone l’efficacia.
I social, algoritmi inclusi, continuano a giocare un ruolo cruciale nel trasformare un interesse culturale in un movimento di massa. Resta da vedersi se questa normalizzazione porterà a una ristrutturazione più profonda dei rapporti geopolitici. Ma di certo, la Cina non era mai apparsa così vicina al futuro di Gen Z.
