La Stanford Digital Economy Lab, insieme ad economisti dell’Università di Toronto, della Virginia e di METR, hanno lanciato una dichiarazione congiunta intitolata We Must Act Now, sottoscritta da oltre 200 esperti, tra cui 16 premi Nobel, economisti e professionisti del settore AI. Il documento chiede un rapido intervento da parte di Governi e aziende, in vista dell’impatto che l’AI potrebbe avere sull’economia e sulla società.

L’urgenza dell’AI come una seconda rivoluzione industriale

Secondo questa iniziativa, l’AI potrebbe portare un cambiamento economico più significativo rispetto a quello visto durante la Rivoluzione Industriale, ma in un arco di tempo molto più limitato. Anton Korinek, economista dell’Università della Virginia, ha espresso chiaramente il concetto sostenendo che vapore, elettricità e computer hanno dato decenni alla società per adattarsi. L’AI, invece, potrebbe dare solo pochi anni per reagire con strategie e istituzioni adeguate.

I firmatari: accademia ed economia insieme

I sostenitori di questa iniziativa provengono da entrambi gli ambiti: accademia ed industria. Tra queste voci, figure significative come il premio Nobel Michael Spence, professore alla New York University, e Daron Acemoglu del MIT. Dall’industria, invece, nomi di spicco come Jack Clark (co-fondatore di Anthropic), Sarah Friar (CFO di OpenAI), Eric Schmidt (ex CEO di Google) e Vinod Khosla (investitore di Stanford).

Michael Spence si è espresso sull’importanza di un approccio “a tutto campo” per affrontare gli effetti dell’AI, soprattutto considerando l’incertezza riguardo ai tempi e alla portata di questi cambiamenti in diversi settori. Daron Acemoglu, per sua parte, ha ribadito l’importanza di utilizzare l’AI per il bene dei lavoratori e per la società in generale.

La dichiarazione chiede un’azione immediata

Il testo non propone soluzioni specifiche, ma esorta governi e organizzazioni a muoversi rapidamente per mettere a punto le istituzioni necessarie da subito. Erik Brynjolfsson, direttore della Stanford Digital Economy Lab, ha spiegato che il momento decisivo è ormai arrivato. Per lui, l’applicazione dell’AI dovrebbe supportare gli esseri umani non solo nell’imitarli, e generare prosperità per molti, non solo una minoranza.

Perdita di lavoro e istituzioni non pronte

Uno dei punti più dibattuti riguarda la possibilità che l’AI possa portare una riduzione significativa di posti di lavoro e che le istituzioni esistenti, create per un mondo pre-AI, siano impreparate a gestire i nuovi cambiamenti. L’iniziativa promuove quindi la ricerca approfondita sull’impatto economico dell’AI e lo sviluppo di politiche in grado di distribuire con equità i benefici e limitare i rischi.

La nebbia degli effetti a lungo termine

Ajay Agrawal, della Rotman School of Management, ha evidenziato che non è ancora chiaro se l’AI possa elevare gli standard di vita a livello globale o concentrare la ricchezza. In questo senso, il futuro dipenderebbe da come oggi riusciremo a ridisegnare i sistemi politici ed economici. Tom Cunningham, ricercatore di METR, ha usato l’immagine di una guida nella nebbia. Per lui, ora più che mai si deve promuovere uno sforzo coordinato per offrire chiarezza.

Le critiche e la cautela

Non tutti concordano sulla velocità e sull’entità dell’impatto dell’AI. Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, ha sollevato dubbi sull’attendibilità delle metriche “esposizione all’AI” che, spesso, tendono a esagerare teoricamente rispetto all’uso effettivo. Nonostante questa voce di cautela, resta comune l’idea che l’urgenza per agire sia una costante in questo dibattito.