L’uso dell’intelligenza artificiale generativa per fornire servizi legati al diritto, al brevetto e alla psicologia solleva questioni complesse sul limite tra informazioni di base e attività riservate. Il dibattito coinvolge i fornitori di tecnologia, i professionisti abilitati, le istituzioni e gli utenti finali. Si analizza il ruolo della responsabilità, la legittimità degli usi e i casi che in futuro potrebbero finire in tribunale.

I nuovi confini del lavoro professionale

Il numero crescente di persone che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa per ricevere informazioni legali, psicologiche o tecnico-giuridiche in modo autonomo pone il problema del rispetto delle norme vigenti in materia di riservatezza professionale. Si tratta di una pratica che sembra spesso ignorare la complessità del ruolo svolto da avvocati, psicologi e consulenti in situazioni delicate.

Il punto cruciale è comprendere se l’utilizzo di queste tecnologie sia legale e chiunque possa rispondere se si generano danni a causa di informazioni errate o superficiali. Per chiarire, si deve considerare il limite tra l’informazione generale e l’azione professionale riservata.

Le normative di base

Nell’ambito del diritto italiano, alcune attività vengono riservate esclusivamente a professionisti abilitati, soggetti a iscrizione in albi ed aderenti a Ordini che ne garantiscono la capacità, la responsabilità e il rispetto delle norme deontologiche. Questo sistema di protezione mira a garantire l’affidamento pubblico e la sicurezza degli utenti.

La Corte Costituzionale italiana, in passato, ha ribadito che le norme riguardanti la tutela professionale rispondono ad esigenze di protezione sociale, come la salute, la sicurezza e l’interesse economico. Per esempio, l’art. 348 del Codice Penale punisce l’esercizio abusivo di professioni protette.

A livello europeo, la Direttiva 2005/36/CE consente restrizioni all’esercizio delle professioni se vi sono ragioni imperative di interesse generale, come la tutela della salute pubblica o della sicurezza.

Quali attività sono riservate?

La legge 31 dicembre 2012, n. 247, detta “norme per la professione forense”, precisa che un avvocato può rappresentare, assistere o difendere una parte nei procedimenti legali davanti all’autorità giudiziaria. Ogni attività che comporta una gestione processuale diretta e sistematica richiede quindi una qualifica specifica.

Meno restrittivo è l’uso da parte di soggetti non iscritti dell’albo, purché l’attività non abbia un carattere sistematico e dominante. Si parla, ad esempio, di consulenza legale su argomenti specifici che non richiedano un intervento in tribunale.

Gli esperti in registrazione di brevetti e marchi devono soddisfare requisiti simili. La gestione di documenti tecnico-giuridici per la registrazione o la difesa di titoli industriali è riservata ai professionisti abilitati.

Le professioni legate alla psicologia

La legge 18 febbraio 1989, n. 56, sancisce che solo coloro iscritti all’Albo dei Psicologi possono offrire le prestazioni proprie del professionista in ambito psicologico. Questo per il fatto che la professione richiede strumenti specifici di studio, diagnostica e intervento, e coinvolge la salute emotiva e mentale del paziente.

Le capacità dell’intelligenza artificiale

L’ingresso dell’intelligenza artificiale ha profondamente trasformato il modo in cui ci si avvicina ai contenuti legali, psicologici o tecnico-giuridici. Gli utenti oggi possono ricevere pareri di tipo legale, bozze di atti, informazioni di carattere psicologico e supporto in contesti simili, direttamente da modelli linguistici come ChatGPT, Geminio, Claude.

    • L’AI genera pareri legali, ad esempio riguardo il diritto di contratto o di proprietà;
    • produce testi legali, tra cui lettere di diffida, atti di giudizio o piani di risoluzione;
    • fornisce supporto per la gestione di documenti tecnici, come i modelli di richieste brevettuali;
    • sostiene conversazioni di tipo psicologico, con analisi e proposte di gestione emotiva.

Le responsabilità dei fornitori di contenuti AI

In risposta ai rischi derivanti da utilizzi impropri, i fornitori di intelligenza artificiale generativa hanno adottato due soluzioni principali:

    • aggiungono all’output un disclaimer che chiarisce che i consigli forniti dall’AI non costituiscono una consulenza professionale;
    • inseriscono nei termini di servizio clausole di esenzione da responsabilità in caso di danni causati all’utente.

Nel 2025, ad esempio, OpenAI ha vietato l’uso non supervisionato di ChatGPT per attività legali, richiedendo la presenza costante di un professionista abilitato. Una modifica significativa rispetto a una fase iniziale in cui alcune piattaforme hanno promosso la capacità dell’AI di superare esami legali.

Ma è sufficiente?

Nonostante gli sforzi dei grandi fornitori di tecnologia, si potrebbe sostenere che un’AI che fornisce veramente pareri legali o psicologici non si limiti a fornire informazioni generiche. Se un sistema analizza un contesto giuridico, suggerisce un percorso legale, oppure accompagna una persona in una situazione ansiosa con tecniche specifiche, è in grado di generare danni concreti.

Un disclaimer posto in fondo al testo prodotto o una clausola contrattuale non può cambiare la natura sostanziale del contenuto. Se l’AI analizza i fatti di un utente, fa giudizi su una situazione, fornisce indicazioni legali: in che senso non si tratta di una consulenza?

I rischi per i professionisti e il mercato

I professionisti abilitati, come avvocati e psicologi, rischiano di vedersi erodere la loro posizione da strumenti automatici che spesso sono a costi inferiori o addirittura gratuiti. Questo genera una potenziale competizione non equa e un mercato in cui la capacità decisionale è affidata a tecnologie non regolamentate nemmeno da albi o da enti autonomi.

Altrettanto problematico per l’utente finale è il rischio di ricevere informazioni errate o superficiali, che portano a danni di tipo giuridico o psicologico. Il fatto che queste informazioni siano gratuite o a basso costo, e di facile accesso, non elimina il limite della complessità e dell’esperienza necessaria per fornire un servizio veramente efficace.

Come affrontare questa sfida?

Per un uso consapevole e responsabile delle tecnologie, è necessaria una chiara distinzione tra il supporto informativo