Nel contesto della trasformazione digitale, le amministrazioni pubbliche italiane si trovano ad affrontare nuove sfide legate all’autonomia e al controllo di dati, operazioni e infrastrutture. Questi elementi diventano fondamentali per assicurare una governance robusta, una sicurezza avanzata e un’elevata qualità dei servizi resi ai cittadini.
Il cambiamento avviene in un’ottica non solo di adozione di nuove tecnologie, ma soprattutto di una capacità proattiva e responsabile di gestione nel lungo termine. L’innovazione non è fine a sé stessa, ma deve essere integrata in un ecosistema che garantisca controllo e affidabilità.
I tre pilastri dell’autonomia digitale
Due sono i fondamenti attuali del concetto di autonomia digitale:
- Sicurezza informatica: la protezione dei dati e delle infrastrutture dagli attacchi esterni e interni;
- Continuità operativa: l’abilità di mantenere i servizi funzionanti anche in contesti di crisi;
- Controllo del dato e delle infrastrutture: il governo completo della gestione tecnologica.
- Trasparenza: comprensibilità dei modelli di elaborazione dati;
- Auditabilità: tracciamento delle scelte fatte;
- Accountability: responsabilità chiara per decisioni e dati.
- Riduzione degli scenari di dipendenza;
- Compliance con le normative europee;
- Interoperabilità tra sistemi;
- Maggiore libertà di scelta e portabilità del lavoro (workload).
- Mantenere la libertà di scelta;
- Evitare vincoli tecnologici;
- Ridurre i costi operativi;
- Garantire scalabilità e accessibilità;
- Aumentare l’efficienza del servizio pubblico.
Quadro normativo e pressione del cloud
La transizione verso il cloud e l’aggiornamento delle normative europee impongono alle amministrazioni una maggiore coscienza nella gestione delle proprie infrastrutture digitali. Queste ultime non solo non sono più solo tecnologie di supporto, ma asset strategici per la resilienza e l’efficacia del sistema pubblico nazionale.
Le direttive europee come il GDPR, la NIS2, il Data Act e l'AI Act stabiliscono requisiti sempre più stringenti. Il tutto richiede la gestione conforme in termini di trasparenza, tracciabilità e coerenza con le norme vigenti a livello comunitario.
La strategia “Cloud Italia”
L’obiettivo della strategia “Cloud Italia” è l’accesso a infrastrutture cloud interoperabili e conformi, governate o controllate nazionalmente o europeamente. Tale visione implica la definizione di modelli in cui l’ente può scegliere il livello di controllo minimo necessario per ciascun servizio, in base alla sensibilità del dato.
Da qui deriva la necessità di una governance chiara, in cui le infrastrutture digitali siano concepite in maniera aperta e interoperabile, con la capacità di garantire rispondenza alle normative internazionali.
I rischi da affrontare
Nonostante i progressi, molte amministrazioni si trovano esposte a criticità strutturali. La frammentazione dei sistemi digitali, la dipendenza da infrastrutture esterne non conformi e la difficoltà di gestire i flussi informativi rappresentano ostacoli chiave:
1. Frammentazione dei sistemi: mancanza di una visione unitaria nell’adozione di tecnologie digitali;
2. Dipendenza da enti esterni: l’eccessiva affidabilità su fornitori non qualificati;
3. Gestione informatica incompleta: assenza di politiche strutturate per il ciclo vitale del dato.
L’intelligenza artificiale e la sua governanza
L’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale aggiunge ulteriore complessità al tema dell’autonomia digitale. Gli enti pubblici, quando adottano AI, devono avere piena visibilità e controllo su dati, modelli e processi decisionali.
Questa governanza deve rispettare criteri di:
La scelta di infrastrutture governate
Il presidio della sicurezza e dell’autonomia richiede il ricorso ad infrastrutture localizzate in controlli giuridici europei. Il ricorso a data center e cloud provider locali diventa strategico, per evitare dipendenze da sistemi non conformi:
I vantaggi strutturali
Le infrastrutture certificate rispettano gli standard ACN e sono conformi al quadro normativo dell’UE, permettendo di trattare dati sensibili in ambiti protetti e limitando gli strumenti di lock-in.
Un modello basato su standard aperti permette alle amministrazioni di:
Ruolo critico di un modello europeo
L’adozione di infrastrutture locali abilita l’autocrazia tecnologica, che contribuisce a una maggiore resilienza del sistema nazionale. La disponibilità di fornitori regionali che rispettano criteri di residenza, interoperabilità e conformità aiuta a creare un equilibrio con il mercato globale.
Il vantaggio non è solo nel contesto nazionale, ma anche a livello europeo: la scelta di fornitori conformi alla normativa dell’UE garantisce un allineamento con il mercato interno e riduce le rischi di incomprensione di norme tecnico-regolatorie.
