L’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) in Italia ha toccato diversi settori, e la pubblica amministrazione non è da meno. La potenzialità dell’utilizzo responsabile dell’AI per semplificare la burocrazia, migliorare l’efficienza e il servizio ai cittadini, nonché raccogliere dati utili in tempo reale, è enorme. Purtroppo, in molti casi, l’applicazione dell’AI nella Pubblica Amministrazione (PA) è frammentata, poco coordinata e, in alcune situazioni, addirittura poco efficace.

Un settore in crescita, ma con grandi criticità

Uno scenario tipico si è verificato in un piccolo comune in Lombardia. Un funzionario dell’ufficio tecnico, che assiste quotidianamente a diverse dimostrazioni di strumenti AI, ha raccontato come il budget di 1.200 euro annui sia speso in svariate dimostrazioni di chatbot. Queste piattaforme vengono presentate come risorse capaci di rispondere alle domande dei cittadini in maniera chiara, aiutare a generare bozze di norme, e fornire riferimenti legali aggiornati. Tuttavia, le dimostrazioni spesso rimangono solo su carta, con poca concreta applicazione nel lavoro quotidiano.

Questa situazione non è un caso isolato. Molti piccoli comuni, a causa di risorse limitate e di un mercato fornitore caotico, tendono a investire in tecnologie promettenti senza una regia chiara. Il risultato? Spese ingiustificate, strumenti sotto-utilizzati e un ritorno sull'investimento che spesso manca. Inoltre, manca una collaborazione strategica tra i comuni, gli enti regionali e le istituzioni nazionali.

Le cause: frammentazione e mancanza di coordinamento

Uno dei problemi principali riguarda la mancanza di un'architettura strategica unitaria a livello nazionale. Mentre si parla spesso di digitalizzazione, non si ha ancora un modello chiaro e condiviso di come integrare l’AI nelle attività della PA. In assenza di una governance centrale, ci si affida a singole iniziative locali, che spesso non comunicano tra loro e non condividono dati né tecnologie. Questo conduce a sprechi e a una scarsa interoperabilità tra i sistemi informativi.

Ciò che manca è una piattaforma nazionale di scambio dati e conoscenze, un luogo virtuale dove i piccoli comuni possano accedere a informazioni consolidate, formazione e strumenti verificati. In alcuni casi, invece, si assiste a soluzioni create in completa autonomia, con il risultato che i medesimi problemi vengono affrontati più volte, senza coordinamento.

Caso concreto: i fornitori e i consorzi di supporto

I fornitori di tecnologie AI, specie quelli emergenti, vedono un’enorme opportunità di mercato nella PA. Molti propongono soluzioni “chiavi in mano”, senza però considerare la complessità e le peculiarità dell’ambiente pubblico. In assenza di regole di valutazione trasparenti, i comuni hanno difficoltà a scegliere le soluzioni più adatte. Questo alimenta il mercato di prodotti AI poco testati o poco efficienti.

I consorzi di settore, che in teoria dovrebbero fornire una struttura di supporto, spesso sono assenti o inesperti su questo tema. Non tutti hanno la capacità di offrire strumenti di controllo, monitoraggio o formazione per un corretto utilizzo dell’AI. Inoltre, il contesto europeo, pur promettendo investimenti per il 2030, non ha ancora definito una piattaforma chiara né linee guida concrete per la PA. Senza un piano comune, il rischio è di perdere un’opportunità storica.

Come migliorare: proposte concrete

Per affrontare queste problematiche, è vitale sviluppare un piano nazionale dedicato all’integrazione dell’AI nella PA. Un'agenzia centrale potrebbe assumere il ruolo di coordinamento e di controllo per evitare sprechi e garantire una migliore distribuzione delle risorse. Questa agenzia potrebbe fornire:

    • Linee guida chiare per l’adozione di tecnologie AI;
    • Formazione mirata per i funzionari;
    • Piattaforme condivise per dati, progetti e esperienze;
    • Benchmarking nazionale con indicatori di efficienza e valore aggiunto;
    • Premialità per gli enti virtuosi che adottano soluzioni innovative.

Inoltre, la pubblica amministrazione dovrebbe investire in collaborazioni trasversali con università e centri di ricerca per verificare l’adattabilità delle soluzioni AI in contesti reali. Solo attraverso un modello partecipativo e informato si può evitare lo spreco di risorse e cogliere appieno il potenziale dell’AI.

In conclusione

Il settore pubblico italiano ha il potenziale per diventare un esempio nel mondo di innovazione e utilizzo responsabile dell’AI. Tuttavia, senza una guida coordinata e concreta, il rischio di sprechi e inefficacia aumenta esponenzialmente. Ogni comune, ogni funzionario e ogni progetto, quando agisce isolatamente, contribuisce alla complessità e, alla fine, all’inefficienza generale. È il momento di passare da una visione frammentaria a un piano nazionale, con regole, monitoraggio e valori condivisi. Solo così si potrà davvero parlare di un sistema Pubblico AI efficace, trasparente e a servizio dei cittadini.