L’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro legale, l’organizzazione delle aziende e il ruolo dei professionisti. Dal convegno Future for Lawyers emergono cinque temi chiave: competenze ibride, pensiero critico, governance flessibile, nuove opportunità per i giovani e uso equilibrato degli strumenti AI.
Un cambiamento strutturale, non solo tecnologico
Negli ultimi anni abbiamo parlato di intelligenza artificiale soprattutto in termini di efficienza, automazione e velocità. Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto gli strumenti: riguarda il modo in cui aziende e professionisti stanno ridefinendo il proprio ruolo.
È stato uno dei temi centrali affrontati durante il convegno Future for Lawyers, tenutosi a Milano, occasione di confronto interessante perché ha riunito professionisti provenienti da contesti diversi e con una prospettiva internazionale sul futuro della professione legale.
I cinque temi chiave
Sono grata agli organizzatori per avermi coinvolta nel panel dedicato all’evoluzione dell’AI nel settore legale e nelle organizzazioni complesse, insieme a Lisa Francesca Sgromo. Il confronto è stato stimolante per la qualità degli interventi, e in quanto ha affrontato il tema senza entusiasmi ingenui né approcci eccessivamente difensivi: l’intelligenza artificiale non è la soluzione a ogni problema né un elemento da demonizzare. Ecco i cinque aspetti principali emersi dal nostro confronto:
- 1. Sviluppo di competenze ibride
- 2. Crescita del pensiero critico
- 3. Governance flessibile per governare al meglio l’AI
- 4. Nuove opportunità per i giovani
- 5. Corretto utilizzo degli strumenti per non compromettere la qualità strategica
Automazione vs lavoro strategico
Quando si parla di integrazione dell’intelligenza artificiale in azienda, spesso ci si concentra sulle singole soluzioni tecnologiche. In realtà, il cambiamento più significativo riguarda la riorganizzazione interna delle funzioni e delle priorità operative.
L’introduzione di strumenti AI avviene infatti in modo differente a seconda delle esigenze dei vari team, ma tende quasi sempre a partire dalle attività maggiormente ripetitive, standardizzabili e ad alto consumo di tempo.
Automatizzare attività a basso valore aggiunto non significa “sostituire” il professionista, ma liberarlo da frizioni operative che impediscono di dedicare tempo ad attività realmente strategiche. È una distinzione importante: l’obiettivo non dovrebbe essere quello di lavorare semplicemente più velocemente, ma di lavorare meglio.
Le frontiere dell’intelligenza artificiale
Nella pratica, l’AI si sta dimostrando particolarmente utile nella gestione documentale, nelle ricerche preliminari, nell’elaborazione di grandi quantità di informazioni e nella standardizzazione di alcuni flussi interni. Tuttavia, più aumenta la complessità della decisione, più emerge il limite fisiologico dello strumento: l’intelligenza artificiale opera su precedenti e probabilità, mentre il business richiede spesso di gestire situazioni senza precedenti, ambigue o ad elevata componente reputazionale.
Il ruolo chiave della componente umana
O comunque di elaborare soluzioni creative, nel qual caso torna centrale il contributo umano. Ecco perché l’introduzione della tecnologia necessita di un equilibrio tra automazione e controllo umano.
Da tempo si parla della necessità, per i professionisti legali, di sviluppare competenze tecniche accanto a quelle giuridiche. Non è una novità per nessuno che l’introduzione di normative volte a regolamentare gli usi della tecnologia ha richiesto ai professionisti di diventare anche conoscitori degli aspetti tecnici a ciò connessi.
Competenze ibride e pensiero critico
La real vera differenza non sarà fatta da chi utilizza l’AI, ma da chi sarà in grado di verificarne criticamente gli output, comprenderne i limiti e contestualizzare i risultati.
Esiste infatti un rischio concreto di “riduzione cognitiva” delle nuove generazioni di professionisti: se il lavoro di ricerca, analisi e redazione viene delegato integralmente agli strumenti AI prima ancora di aver costruito solide basi metodologiche, si perde la capacità di riconoscere errori, sfumature e criticità. Non si può verificare correttamente ciò che non si saprebbe fare autonomamente.
I nuovi spazi per i giovani
Per questo motivo il ruolo di scuole, università e percorsi formativi sarà determinante. La sfida non consiste soltanto nell’insegnare a utilizzare nuove tecnologie, ma nel formare professionisti capaci di mantenere rigore giuridico, pensiero critico e capacità di giudizio anche in un contesto fortemente automatizzato.
Uno dei punti più interessanti emersi durante il panel riguarda il contributo che i professionisti stessi possono dare alla propria crescita. Spesso si tende ad attendere che siano le organizzazioni, i partner o il management a individuare percorsi di valorizzazione. In realtà, soprattutto in questa fase di trasformazione, diventa fondamentale sviluppare la capacità di capire quali siano i bisogni reali del proprio interlocutore e in che modo si possa generare valore concreto.
Un ruolo innovativo per i giovani
Per molti professionisti più giovani, questo può significare diventare figure di raccordo tra competenze giuridiche e utilizzo consapevole degli strumenti di AI. Non perché l’intelligenza artificiale sostituisca il lavoro legale, ma perché sempre più spesso le organizzazioni avranno bisogno di persone capaci di integrare tecnologia, analisi e ragionamento critico. E si sviluppano sempre più nuovi ruoli volti proprio a migliorare l’integrazione della tecnologia nelle aziende, con profili sempre più trasversali.
Ed è qui che emerge un altro elemento fondamentale: la volontà di mettersi in gioco. In un contesto in cui gli strumenti sembrano offrire risposte immediate e apparentemente ottimali, il rischio è quello di smettere di sviluppare un pensiero autonomo. In realtà, l’eccesso di automazione rende ancora più preziosa la capacità di dubitare, verificare e ragionare.
Integrazione tecnologica e sfide aziendali
Un altro tema centrale riguarda le modalità concrete con cui le aziende stanno cercando di integrare strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi. Nella pratica, le organizzazioni si trovano a dover bilanciare almeno tre fattori:
- 1. Fattore normativo: AI Act, GDPR, sicurezza informatica, tutela della proprietà intellettuale e governance dei dati impongono limiti e responsabilità imposti dal legislatore.
- 2. Cultura aziendale: alcune aziende nate in contesti digitalizzati integrano con meno esitazione strumenti innovativi, mentre другие preferiscono una maggiore standardizzazione.
- 3. Aspettative del business: la convinzione che l’AI possa risolvere tutto attraverso velocità e efficienza è spesso un inganno
