L’indagine Eurispes sul rapporto tra italiani e Intelligenza artificialeci pone di fronte ad un quadro complesso, stratificato, che sfugge alle semplificazioni tanto ottimistiche quanto catastrofiste. L’analisi si concentra sulle differenze tra chi utilizza l’Intelligenza artificiale, chi la accetta in determinati contesti e chi invece la percepisce come una minaccia.
Una tecnologia ormai parte del quotidiano
L’indagine mostra un Italia immersa in una fase di accelerazione tecnologica ma non in parallelo culturale. Le tecnologie avanzate cambiano rapidamente ma il contesto sociale non riesce sempre a seguirne il ritmo, generando una sorta di disorientamento. La chiave per comprendere questo fenomeno sta nel rapporto che le persone hanno con le nuove tecnologie, con l’utilizzo che ne fanno e con i significati che vi attribuiscono.
Uso dell’Intelligenza Artificiale: diffuso ma saltuario
Il primo risultato emerso è la diffusione dell’Intelligenza Artificiale: la metà degli italiani la utilizza, con una percentuale del 14,4% che la usa regolarmente. Il restante 37,4% la usano occasionalmente, mentre il 48,3% non la utilizza affatto. Questo dimostra come l’IA abbia ormai superato la soglia della marginalità, ma non si trovi ancora pienamente integrata nella vita quotidiana.
Differenze significative per fasce d’età
La divisione più marcata è per fasce d’età. La fascia 18-24 anni si distingue nettamente: l’83,4% utilizza l’Intelligenza Artificiale, con una percentuale di utenti abituali vicina al 45%. Invecchiando, il ricorso a questa tecnologia cala progressivamente. Le generazioni più mature presentano percentuali molto basse, riflettendo una percezione diversa o una minore familiarità con gli strumenti digitali.
Studenti e lavoratori in carriera adottano la tecnologia in modo più avanzato
Per quanto riguarda la condizione occupazionale, gli studenti e i lavoratori che si avvicinano al mercato del lavoro sono i più attivi nell’utilizzare l’Intelligenza artificiale. Al contrario, pensionati, casalinghi e lavoratori in cassa integrazione dimostrano percentuali di utilizzo molto più basse.
- Studenti e giovani utilizzano l’IA con maggiore frequenza
- Lavoratori in uscita o in transizione hanno un approccio più cauto
- Pensionati e casalinghi mostrano minore familiarità con gli strumenti
Finalità principali di utilizzo
Il motivo per cui gli italiani usano l’Intelligenza artificiale è principalmente pratico:
- L’81,3% usa l’IA per ottenere informazioni concrete
- Il 60,5% la impiega per lavoro o studio
- Il 54% la utilizza per svago e intrattenimento
Applicazioni a carattere più personale si rivelano interessanti: quasi il 41,2% ha richiesto indicazioni mediche o ha effettuato una forma di autodiagnosi. Il 27,5% ha cercato supporto psicologico, mentre il 21,8% ha utilizzato l’Artificial Intelligence per ottenere conforto emotivo.
L’uso emotivo e psicologico dell’IA: un tema da approfondire
Il ricorso all’Intelligenza ARTIFICIALE come strumento di supporto emotivo desta particolare attenzione. Questo aspetto, che riguarda quasi un quinto degli utenti, potrebbe parlare in termini di aumento della solitudine sociale o dell’allontanamento delle relazioni umane tradizionali. Particolarmente significativo è il fatto che i giovani siano i più propensi a chiedere aiuto alle tecnologie per motivi personali.
Tipi di operazioni svolte
Le funzioni utilizzate più frequentemente sono:
- Produzione di testo: 70%
- Traduzioni: 63,8%
- Calcoli e stime: 57,9%
- Creazione di contenuti multimediali (immagini, video, audio): oltre il 50%
Meno comuni sono le applicazioni che implicano un’integrazione più diretta nei processi lavorativi. Solo il 17,9% dice di utilizzare l’Intelligenza Artificiale per svolgere in gran parte la propria attività lavorativa.
Le opinioni sull’Impatto delle Tecnologie
I dati rivelano un consenso sull’utilità dell’IA, ma un forte bisogno di regolamentazione:
- Riconosce l’utilità dell’AI il 62,7%
- Sostiene la necessità di norme regolamentari il 62,5%
Molti credono anche che l’Intelligenza artificiale possa sempificare la vita quotidiana (51,1%), ma non si è raggiunto accordi su quale sia la sua influenza creativa.
Preoccupazioni legate al futuro
Le paure riguardano principalmente il futuro del lavoro e le conseguenze sociali:
- Timore che rimpiazzi gli esseri umani: 39,6%
- Preoccupazione per un disastro tecnologico: 41,1%
- Idea di un progresso generale: convinzione del 37%
Differenze di opinione per fascia d’età
In termini di impatto professionale, le generazioni centrali del mercato (25-44 anni) sono quelle più attese per rilevanti modifiche. Il 53% delle persone in questa fascia prevede un impatto significativo della tecnologia. L’età avanzata invece mostra una visione più cauta.
Fiducia nei Contesti Applicativi
La fiducia verso l’Artificial Intelligence varia fortemente a seconda dell’ambito. Il solo campo in cui domina il senso di fiducia è la produzione di testi (54%). In tutti gli altri settori, la fiducia si mantiene al di sotto della maggioranza.
- Credito e investimenti: 34,1% fiducia
- Diagnosi mediche: 28,9% fiducia
- Selezione del personale: 22,7% fiducia
Le cifre rivelano un chiaro divario di fiducia che non riesce a superare lo scetticismo generale verso applicazioni più critiche.
