Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale mostra numeri in crescita esponenziale, con un aumento del 50% rispetto al 2024. Tuttavia, il quadro si presenta frammentato e diviso in due velocità: mentre la quota di imprese che utilizzano l’AI raddoppia in un anno, l’83,6% delle imprese italiane non adotta nemmeno l’inizio di progetti basati su intelligenza artificiale.
Dati e prospettive del mercato italiano dell’AI
La forografia del Report Marketing01 – Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale nelle PMI Italiane 2025-2026 conferma un aumento esponenziale nel settore dell’AI: sono 1,8 miliardi gli euro registrati nel mercato italiano, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Lavorando sull’analisi del mercato, emerge che la quota di imprese con almeno dieci addetti che impiegano tecnologie di intelligenza artificiale in un anno è raddoppiata, passando dal 8,2% nel 2024 al 16,4% nel 2025.
Le potenzialità dell’AI, però, non sono state equamente distribuite. Mancanza di competenze interne (58,6%), incertezza normativa (47,3%) e preoccupazioni per privacy e sicurezza dei dati (43,2%) fanno registrare un divario sempre più ampio. Le grandi aziende hanno già avviato progetti di intelligenza artificiale in misura maggiore rispetto alle PMI, con una percentuale che sale al 53%. In confronto, tra le piccole e medie imprese la percentuale scende al di sotto del 16%.
Il divario tra grandi e piccole imprese
La differenza tra grandi e PMI non si sta riducendo ma si sta acuire. Se nel 2023 il divario registrava una distanza di venti punti percentuali, nel 2025 si presenta già a oltre 37. Questo ritardo non è legato mancanza di accesso alla tecnologia, bensì alla cultura digitale e alla consapevolezza del ruolo dell'intelligenza artificiale per l’innovazione aziendale.
Eppure, segnali positivi emergono anche dal mercato del lavoro: nel 2025, il numero di annunci di lavoro che richiedono competenze in AI è cresciuto del 93%. Un chiaro indizio che il settore si sta muovendo, anche se le PMI, nonostante gli sforzi, hanno difficoltà a tenere il passo.
Ritardi con costi concreti
Le imprese che hanno adottato già AI registrano una produttività più alta e una maggiore propensione esportativa. I dati confermano che la produttività delle aziende con AI cresce del 12%, mentre la propensione all’export è superiore del 67% rispetto alle altre. Sul fronte del marketing digitale, le aree più interessate all’AI sono quelle di marketing e vendite (33%), processi amministrativi (26%) e ricerca e sviluppo (20%).
Campagne e generazione del contenuto
Nonostante l’uso crescente, le PMI italiane usano l’AI per campagna e generazione di contenuti solo nel 26,7% dei casi, un dato inferiore rispetto alla media europea del 34,2%. Paolo Bomparola, CEO di Marketing01, lo sottolinea con forza: “Il 2025 ha segnato l’esplosione dell’IA nel mercato italiano. Il 2026 è l’anno del consolidamento: la sfida delle PMI non sarà adottare la tecnologia, ma trasformarla in crescita reale. La finestra di vantaggio per chi si muove ora è ancora aperta — ma non lo sarà a lungo”.
Sicurezza, risparmio e adozione responsabile
Secondo OpenAI, le PMI che usano l'AI riescono a risparmiare più di 5 ore a settimana per lavoratore, incrementando la produttività. Tuttavia, solo il 37% delle PMI intervistate dispone già di una strategia definita per gestire queste tecnologie in modo ottimale. La privacy e la gestione responsabile dei dati restano una componente cruciale, soprattutto in un contesto normativo in evoluzione.
Conclusioni
L'Italia si presenta come un mercato a due velocità nel settore dell'intelligenza artificiale. Le grandi aziende stanno approfittando per sviluppare nuovi vantaggi competitivi, mentre le PMI si trovano a fronteggiare ostacoli strutturali importanti. Il 2026 si presenterà come un anno decisivo: per alcune aziende sarà il momento per cogliere l'opportunità, per altre, l'anno in cui attendere diventerà un rischio. L’adozione responsabile e coerente dell’AI si presenterà come una priorità ineludibile.
