Reti, piattaforme, equo compenso, media e governance interna: ecco le priorità per rafforzare tutele, concorrenza e capacità di intervento dell’Autorità.

In Agcom si lavora moltissimo. Delibere, consultazioni, tavoli europei, linee guida e procedimenti riempiono ogni anno centinaia di pagine. L’unità di misura più affidabile dell’efficacia di una Autorità indipendente, però, non è il numero degli atti ma quello degli account degli utenti riattivati, delle rettifiche trasmesse in tempo, degli squilibri nella visibilità dei candidati compensati prima del voto, delle pubblicità illegali fermate alla fonte e dai mercati resi più concorrenziali.

In occasione della presentazione della relazione annuale 2026, provo a tracciare un bilancio e qualche proposta concreta per le aree con maggiori margini di miglioramento, su cui sarebbe importante convogliare competenze e risorse dell’istituzione di cui mi onoro di far parte.

Le sfide delle piattaforme online

Partiamo dalle piattaforme online e da un tema caro all’utenza: i reclami. Nel 2025 Agcom ne ha ricevuti circa 170: un numero irrisorio se si pensa ai problemi presenti quotidianamente sul web. Si tratta soprattutto di sospensioni o limitazioni di account motivate in modo insufficiente, di misure considerate sproporzionate e sistemi di ricorso messi a disposizione delle piattaforme ma difficili da usare. Sul totale dei reclami, soltanto 38 pratiche sono state trasmesse ai coordinatori dei Paesi in cui hanno sede le piattaforme e, alla data della relazione, nessuna aveva ottenuto un esito definitivo.

L’Autorità riconosce che l’assenza di termini europei uniformi può prolungare il danno economico e creare tutele diseguali. È un buon punto di partenza, adesso però serve potenziare l’efficacia degli interventi, imporre rimedi provvisori nei casi più gravi e chiedersi se l’archiviazione immediata, da parte degli uffici, di tre reclami su quattro non indichi una inaccessibilità del portale al cittadino medio.

L’accesso ai dati

Lo stesso scarto tra procedura e risultato emerge nell’accesso ai dati delle piattaforme. Agcom ha predisposto una pagina e un punto di contatto, ma nel 2025 nessun ricercatore italiano ha presentato richieste: un sintomo dell’assenza di accordi con università, laboratori e assistenza operativa interdiscilinare, elementi fondamentali per dare impulso a quella ricerca indipendente senza la quale proliferano disinformazione, hate speech e rischi per i minori.

Fake traffic e la vigilanza

Ravviso l’esigenza di potenziare l’attività di vigilanza e misurazione anche su due altri fronti, strettamente imparentati: l’economia dell’attenzione e gli influencer. Visualizzazioni, follower e commenti attirano investimenti pubblicitari e reputazione, ma possono essere prodotti da bot, account falsi o reti coordinate. Le direttive Agcom affidano un ruolo centrale ai Joint Industry Committee e prevedono verifiche, ma non pongono al centro un indicatore pubblico e autonomo sul traffico non umano e sulle interazioni false.

Il rischio è che quello che viene certificato con grande precisione sia in realtà un consenso artificialmente fabbricato o gonfiato.

Pubblica trasparenza

    • Occorre soprattutto rendere pubblici i risultati della vigilanza.
    • Sui contenuti illeciti e dannosi degli influencer, le verifiche non sembrano evidenziare i problemi effettivi riscontrabili quotidianamente.
    • Nella pubblicità del gioco d’azzardo, per esempio, non basta colpire creator o contenuto: bisogna anche risalire al committente, all’agenzia, agli intermediari e alla piattaforma.
    • Le regole sugli influencer non possono essere integrate e completate attraverso l’adozione di FAQ senza sottoporle a consultazione pubblica.

L’equo compenso

Un tema capiiale nell’ecosistema digitale riguarda l’informazione e la sua catena del valore. Qui sarebbe importante perfezionare il meccanismo alla base dell’equo compenso. E’ vero che la Corte di giustizia ha chiarito che la remunerazione deve essere il corrispettivo dell’autorizzazione all’uso e che l’editore deve poter rifiutare o concedere gratuitamente tale autorizzazione. E’ altrettanto vero che il corrispettivo deve essere correlato all’uso.

Il problema sta nel rimedio scelto dal Consiglio di Agcom. Trasferire risorse dalle piattaforme agli editori con una sorta di prelievo forzoso in percentuale dei ricavi non ha nulla di equo. Bisogna innanzitutto mettere i titolari del diritto d’autore nelle condizioni di poter determinare il prezzo d’uso delle proprie opere. Gli artisti hanno dimostrato che questo modello di negoziazione è possibile, ed è questa la via da seguire, a mio parere.

Caso FiberCop-Tim

Nei settore delle comunicazioni elettroniche, non si può non menzionare il caso FiberCop-TIM: il primo test di mercato dopo istruttorie regolatorie durate più di 5 anni ha prodotto contestazioni sui listini, ricorsi amministrativi e un’azione di TIM davanti al Tribunale di Milano, con ciò certificando il più grande fallimento della storia della regolazione settoriale, assieme ad un’evidenza incontrovertibile: la regolazione ex ante così come l’abbiamo vista negli ultimi 25 anni è ormai superata.

Anche qui occorre una cornice regolatoria che metta le parti in condizione di negoziare in buona fede, evitando la possibilità di imporre clausole vessatorie e discriminatorie.

I media

Venendo ai media, nel corso di questo anno a mio parere sono emerse due criticità su tutte. La prima riguarda il diritto di rettifica. Rispetto a cui Agcom deve proteggere la dignità della persona senza trasformarsi in un ente di certificazione della verità, garantendo uniformità di tutele e evitando censure indirette.

Una certa “porosità” del concetto di tutela, incline a divenire protezione di posizioni esistenti, si è riscontrata anche in riferimento alla prominence: attribuire un vantaggio ad un intero canale commerciale che opera a scopo di lucro significa includere pubblicità e intrattenimento nel concetto di “interesse generale”. Promuovere le opere europee non dovrebbe significare orientare paternalisticamente il gusto degli utenti attraverso rilievi algoritmici obbligatori!

Par condicio

C’è poi il perdurante tema della par condicio, dove una decisione tardiva equivale spesso a una decisione inutile. La mia proposta è che Agcom pubblichi i tempi completi di ogni procedimento e dimostri che le sanzioni superano il vantaggio ottenuto, scongiurando una “pay condicio” in cui ricevere una multa è costo sopportabile per avere più visibilità. In ogni caso, continuare a perfezionare soltanto il controllo televisivo significa concentrarsi su un frammento sempre più piccolo del problema.

Dobbiamo spost